“Salutami Damasco”: i NaGa insieme a due rocker siriani scappati dalla guerra

Musica e integrazione. O meglio, la musica come veicolo di integrazione. “Salutami Damasco“, il nuovo singolo dei milanesi NaGa vede la presenza di due artisti siriani, Shadi Ali e Maen Rajab. Della band parlammo qui, ma ora è il caso di tornare a parlarne perchè questo brano – che anticipa l’album in uscita  a breve – e il video assumono un valore importantissimo in questo particolare momento storico.

Nessuna canzone può cambiare il mondo, sarebbe troppo facile– dice la band- Ma attraverso una canzone gli uomini si possono scambiare le proprie emozioni e possono comunicare tra di loro, al di là delle differenze linguistiche e dell’appartenenza a differenti nazioni. Con questa canzone cerchiamo anche noi di fare la nostra piccola parte“. La  collaborazione dei due artisti siriani è stata particolarissima.

Naga

Shadi Ali e Maen Rajab, rispettivamente cantante e chitarrista  dei Gene, band con sede a Damasco, sono infatti scappati dal paese in guerra, sono stati contattati dopo alcuni mesi di difficile ricerca. Attualmente Shadi vive in Svezia, mentre Maen risiede in Francia, ambedue in attesa che venga loro riconosciuto lo stato di rifugiati politici. Ovviamente questa condizione precaria ha influito enormemente sulla realizzazione del brano, poiché l’impossibilità a muoversi sul territorio europeo non ha permesso loro di partecipare alle sessioni di registrazione nello studio di Milano. Shadi e Maen hanno così lavorato con i NaGa esclusivamente tramite pc e skype, inviando e ricevendo i file musicali, man mano che il brano si sviluppava.

“Salutami Damasco” non è una canzone di guerra, anche se parla di una città ora purtroppo martoriata dalla guerra: è piuttosto una riflessione un po’ amara di chi ha visitato Damasco con gli occhi tipici del turista, guardando persone e palazzi, senza però intuire nulla del dramma imminente che avrebbe travolto il popolo siriano. E’una canzone che vuole creare un ponte ideale con tutte le donne, gli uomini e i bambini siriani che stanno soffrendo, ma che non rinunciano a gridare a voce alta la voglia di pace. Il video è girato da Massimo Ottoni