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Aspettando Sanremo/1: 10 canzoni dimenticate che avrebbero meritato di più

Cominciamo da oggi un piccolo viaggio nel pianeta Sanremo, che ci accompagnerà alla vigilia dell’edizione 2017. Nella prima puntata, spazio a dieci canzoni che sono state bocciate dall’Ariston o comunque hanno ricevuto un premio assai inferiore a quanto meritassero e sono finite nel dimenticatoio. Noi le ripeschiamo, con le curiosità sugli interpreti.

Ariston

1) Un graffio in più-Liliana Tamberi (Giovani 1998)

Liliana Tamberi arriva a Sanremo in silenzio, con una carriera già bene avviata (è corista dei Litfiba ed è una poetessa affermata, unica donna annoverata tra i poeti in ottava rima). A 29 anni, porta a Sanremo questo pezzo scritto da Bigazzi e Falagiani nella musica e da lei stessa nel testo. Canzone d’amore al contrario, con la rabbia e lo sfogo di una donna delusa ma orgogliosa, al testo brillante corrisponde una melodia assai orecchiabile che il pubblico  però non premia, escludendola dalla finale dei Giovani. Oggi la Tamberi, dopo aver vissuto a New York si è trasferita a Londra dove alterna l’attività di cantante a quella di ristoratrice e chef.

2) Ti amo che strano-  Francesca Chiara (Giovani 1999)

La meno sanremese delle cantanti in gara in quell’anno canta il pezzo con le strofe più sanremesi di tutto il Festival. Solo che poi quando parte il ritornello rock, il composto pubblico dell’Ariston finisce spiazzato. Cantante hard rock e metal scaraventata quasi per caso nel pop- come Tiziana Rivale nel 1983 – raccoglie un settimo posto dopo essere arrivata al festival forte di un incredibile successo all’estero. Finito il festival torna in breve al suo primo amore, il metal e oggi insieme al marito, coautore di quel brano, è componente dei LoveCrave, una delle band gothic rock italiane più famose all’estero.

3) Che brutto affare – Jo Chiarello (1981)

Se ascoltandola vi sembra il trionfo del trash considerate che siamo nel 1981 e un testo così forte ed esplicito  a Sanremo non l’aveva ancora cantato nessuno. E soprattutto, considerate che l’autore di questo brano è Franco Califano. Il resto è un prodotto ben confezionato:  18 anni, già Miss Teen Ager, voce stridula, carica erotica potentissima.  La giuria si scandalizza e le vieta un ingresso in finale che avrebbe meritato. Ma il 1981 è l’anno dei Passengers, di Paolo Barabani e Dario Baldan Bembo. Per fortuna, è anche l’anno di Alice. Jo Chiarello canta ancora e sta preparando un nuovo disco: di recente Renzo Rubino l’ha invitata sul palco duettando con lei in questa canzone.

4) Sulla strada del mare- Schola Cantorum (1993)

Sanremo è ingrato, spesso e volentieri, con i grandi nomi della musica. La Schola Cantorum tornava insieme – con qualche variazione di formazione: per esempio qui la solista è Stefania La Fauci, che nella formazione originale non c’era – nel 1993 dopo 14 anni di assenza. Alberto Cheli e Antonello De Sanctis, dopo 20 anni di carriera, non hanno ancora perso lo smalto e confezionano questa perla meravigliosa. La giuria non rende loro giustizia e li esclude dalla finale. L’operazione rientro finisce, il gruppo si scioglie due anni dopo, le carriere soliste vanno avanti.

5) Carlo- Celeste Gaia (Giovani 2012)

Arriva a Sanremo  dopo aver conquistato la giuria di Sanremosocial, il concorso di selezione dei giovani: il suo ingresso è infatti quasi un plebiscito. La finale per Celeste Gaia Torti e i suoi occhi azzurri sembrava cosa fatta, anche perchè “Carlo” è praticamente il ritornello di molti già da diverse settimane. Ma il meccanismo di quell’anno prevede sfide dirette e per un tuttora incomprensibile motivo, il pubblico le preferisce gli Iohosemprevoglia, poi stracciati da Alessandro Casillo (sic!) in finale. Esce un album “Millimetro”, poi sparisce dai radar.

6) Quello che sento- Cattivi Pensieri (1997)

Sanremo negli anni 90 era nemico delle radio. Nel senso che quelli delle radio a Sanremo ci andavano, ma poi finivano irrimediabilmente schiacciati nel mucchio. Cinzia Farolfi e i Cattivi Pensieri sono stati una delle realtà migliori di quegli anni al pari di gente come Davide De Marinis (peraltro coautore di questo pezzo), Madreblu, Dirotta su Cuba e tanti altri. “Quello che sento” è esattamente ciò che capitava di sentire spesso nelle radio, come stile e produzione e il loro unico Sanremo doveva consacrarli dopo la vittoria al Disco per l’Estate. Invece arrivano sedicesimi (battuti dai Dirotta su Cuba, comunque appena dodicesimi) e dopo il quarto album si sciolgono. Cinzia Farolfi è autrice e produttrice per molti.

7) Pe’ dispietto- Nuova Compagnia di Canto Popolare (1992)

Il loro testo sulle disuguaglianze sociali, mescolato al folk campano, è probabilmente il più bello degli anni ’90 sanremesi.  Il gruppo arriva al Festival, a mettersi in gioco, dopo 27 anni di onorata carriera costellata di successi ma lontana assolutamente dal mainstream. Ed è questo, probabilmente, che li priva scandalosamente di una finale che sarebbe stata doverosa se non altro per la qualità musicale della loro produzione. Torneranno nel 1998, saranno terzultimi. Sono ancora in attività, hanno appena festeggiato i 50 anni di carriera.

8) Un angelo legato a un palo – Veruska (2004)

Nel Sanremo open e senza etichette discografiche maggiori di Tony Renis c’è spazio per tutti e anche per qualche buon talento che verrà fuori. Non è il suo caso, purtroppo. Veruska Pieroni, catanese, è la cognata di Gianni Bella e arriva all’Ariston con un album all’attivo e un pezzo scritto da Gianni Bella medesimo ed in effetti la cifra stilistica del cantautore siciliano si rintraccia sin dalle prime note. Il suo vestito non passa inosservato, ma nell’anno dell’esordio del televoto il suo brano – che invece meritava – finisce appena diciottesimo su 22. Lei canta ancora, lontano dal mainstream.

9) Colpevole- Nicola Arigliano (2005)

Quando Paolo Bonolis, conduttore e direttore artistico del Festival, annuncia la sua eliminazione dalla sezione “Classic”, il pubblico- giustamente – fischia. Il fatto è che il jazz è cibo ostico per l’Ariston, lo è sempre stato nonostante alcuni esponenti del settore (Cammariere, Di Battista, Nicky Nicolai, Rosini) siano riusciti a farsi onore. Questo pezzo, scritto da Franco Fasano, è una perla di rara bellezza, quasi aliena per un festival votato al pop. Quanto ad Arigliano, in gara 41 anni dopo, a 81 anni di età, Bonolis gli concede l’onore delle armi: una jam session di quasi 10 minuti nella serata duetti, contravvenendo a qualunque regola del Festival. Sarà Premio della Critica.

10) Ore ed ore – Valeria Vaglio (Giovani 2008)

Valeria Vaglio, nel 2008, canta a mezzanotte e quaranta, quando non la sente quasi nessuno. Ed è un peccato, perchè “Ore ed ore”, che canta con garbo e discrezione di un amore fra due donne – peraltro appena accennato, in un solo verso-  è un pezzo di qualità eccelsa, un bell’esempio di quella che è la nuova generazione dei cantautori italiani. Viene eliminata, nell’edizione che fra i Giovani boccia anche il figlio di Mogol ma incorona – purtroppo – i Sonohra. Oggi, a 37 anni, riparte da Musicultura, anche se in verità non s’è mai fermata.

One Comment

  1. Alcune sono veramente belle. Soprattutto Sulla strada del mare della Schola Cantorum.

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