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Aspettando Sanremo/4: 10 produzioni alternative incomprese dal Festival

Continua il nostro viaggio dentro il Festival di Sanremo, in attesa della nuova edizione. Oggi andiamo alla riscoperta di dieci artisti (e relative canzoni, che in realtà sono un po’ di più) che sono arrivate sul palco dell’Ariston partendo da mondi lontanissimi rispetto alla rassegna. La speranza era sconvolgere il rituale musicale del festival, facendosi votare da un pubblico mainstream che mediamente non li conosce o se li conosce non li apprezza. Per tutti e dieci, come vedremo, magre consolazioni, ma spesso ampio riscatto lontano dalla Riviera.

1. Ayx – Ayx Disco (1979)

Gli Ayx  arrivano a Sanremo 1979 con un discreto successo discodance e nessuno conosce la loro faccia perchè si esibiscono coperti da calzamaglie colorate dalla testa ai piedi. Si saprà poi che dietro di loro c’è Gloria Nuti, che tornerà con un pezzo ben più sanremese nel 1989 (ma soprattutto scriverà “Il mare calmo della sera” per Bocelli) e Rodolfo Banchelli, già campione di rock acrobatico passato al canto, anche lui poi di nuovo al festival nel 1984. Con loro una gruppo di ballerini acrobatici. “Ayx disco”, che per il Sanremo 1979 è una roba lontanissima, in tv non la vedrà nessuno, perchè nel 1979 la Rai trasmette solo la finale e loro non ci arrivano

2 – Banco del Mutuo Soccorso- Grande Joe (1985)

Il progressive rock si era già affacciato a Sanremo ma certo la presenza del Banco del Mutuo Soccorso, ormai abbreviato in Banco, fece un certo effetto, soprattutto per il taglio canoro dei festival di quegli anni. Stadi pieni, concerti sold out, già vent’anni di carriera eppure il gruppo romano non usciva ancora dal pubblico di nicchia. Sanremo fu una notevole vetrina, ma il pubblico non comprese e li relegò a centro plotone, al quindicesimo posto.

3) La fame di Camilla – Buio e Luce (2010)

Per chi se lo chiedesse, guardando il video, si lui è Ermal Meta e di questo pezzo avevamo parlato a suo tempo, perchè i nostri elettori lo elessero miglior brano dell’anno. Il motivo per cui le giurie scaraventarono fuori la prima sera uno dei pezzi più moderni mai passati sul palco dell’Ariston sino ad allora è che Sanremo è Sanremo e la troppa modernità sconvolge. Ma del resto fecero questa fine alla prima esibizione sanremese anche i Modà. Solo che i Modà poi sono peggiorati. La band, all’apice del successo nel 2010, si scioglie tre anni dopo. Meta quest’anno potrebbe anche vincere Sanremo, per dire.

4) Steve Rogers Band – Uno di noi (1989)

Nel 1989 la Steve Rogers band è nota per aver inciso l’anno prima la mitica “Alzati la gonna” ed esser stata nominata gruppo dell’anno. Ma soprattutto, è la band che accompagna un certo Vasco Rossi, il quale si scomoda per scrivere questo onesto, ma orecchiabilissimo rock che nelle intenzioni avrebbe dovuto consacrare nella sezione Emergenti il gruppo del suo chitarrista Maurizio Solieri e del compianto Massimo Riva. E invece no. Non c’è spazio per il rock a Sanremo. Non solo non vincono, ma non arrivano neanche in finale. Di lì a poco, lo scioglimento.

5) Le Orme- Dimmi che cos’è (1987)

Dopo l’esperienza del 1982 con “Marinai”, alla quale non prese parte Tony Pagliuca, in protesta contro l’annunciata vittoria di Riccardo Fogli (fu rimpiazzato dal produttore Roberto Colombo), Le Orme e il loro progressive rock ci riprovano. Il diciassettesimo posto non rende onore ad una delle band più gloriose della musica italiana. Il presentatore Pippo Baudo annunciò tuttavia durante la trasmissione che la giuria di un periodico musicale rock di Bruxelles aveva scelto questa canzone come la più gradita.

6) Mondorama – Richter, Venturi e Murru (1984)

Difficile che il pubblico sanremese del tempo potesse comprendere un pezzo così anni luce avanti da suonare moderno persino oggi. Nel 1984 Liliana Ritteri, Varo Venturi e Marcello Murru sono tre musicisti emergenti ma non così tanto noti (Varo Venturi, per esempio, è l’autore di “Amore disperato” e di quasi tutta la Nada di quegli anni) e provano a sparigliare le carte nella prima edizione della sezione giovani. Non arrivano nemmeno in finale, ma in breve tempo hanno un enorme successo in mezza Europa, dove si esibiranno come Mondorhama. Liliana Ritteri lavora ancora nella musica (per esempio ha lanciato Valeria Rossi), come Murru, autore per tanti (sono suoi molti successi di Paola Turci) mentre Venturi è un regista.

7) Radioclima- Garbo (1984)

La New wave è sempre stata un ospite forzato a Sanremo. Nel caso di Garbo, al secolo Renato Abate, sono due partecipazioni consecutive, sempre agli ultimi posti, diciottesimo questo pezzo, forse uno dei migliori del decennio sanremese, addirittura ultimo l’anno dopo con “Cose veloci”. La sala stampa lo premia nel 1984 col Premio della Critica e per ancora diversi anni resta agganciato al mainstream, prima di scegliere strade indipendenti.

8) Aftherhours – Il paese è reale (2009)

Lo zoccolo duro dei fan degli Aftherhours insorge quando Manuel Agnelli e i suoi decidono di andare a Sanremo. Ma lo scopo è chiaro: far conoscere a tutti il mondo del rock indie ed alternativo, che riempie gli stadi come e quanto (se non più) di tanti big del pop. Non a caso pubblicano un album con lo stesso titolo del pezzo, che ospita 19 artisti di quel mondo musicale. Stravolgono le regole, si dirigono persino l’orchestra da soli. Ma non approdano neanche in finale.

9) Marlene Kuntz – Canzone per un figlio (2012)

Se il pezzo degli Afterhours era assai complesso anche per un Sanremo che si stava evolvendo, l’eliminazione dei Marlene Kuntz nel 2012 è decisamente meno spiegabile, soprattutto in una edizione che ha rischiato seriamente di mandare sul podio Gigi D’Alessio e Loredana Bertè. Anche per loro, da anni campioni di incassi nei concerti, si trattava di cercare la consacrazione con un pubblico più vasto. Missione fallita. Purtroppo.

10 – Marta sui Tubi – “Vorrei” e “Dispari” (2013)

E’una delle due edizioni nelle quali nella prima esibizione, gli artisti cantano due brani e il pubblico vota quello che vuole mandare avanti. La band siciliana, da decenni protagonista della scena indie rock ha due fra le canzoni più belle della rassegna, il pubblico sceglie incredibilmente quella peggiore (ma più immediata), ovvero “Vorrei“, ma nonostante questo vengono  accreditati come possibili outsider. Purtroppo per loro, steccheranno clamorosamente nel live, finendo scaraventati in dodicesima e terzultima piazza. Anche per loro, l’operazione lancio verso un grande pubblico, fallisce. Ma oggi il leader della band è anche il fondatore di Musicraiser, la prima piattaforma di crowdfunding discografico italiana.

 

 

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