Sanremo 2017, Lele vince le Nuove Proposte, fuori Ferreri, Ron, Al Bano, Gigi D’Alessio

Raffaele Esposito, in arte Lele, quarto classificato nell’ultima edizione di Amici vince il Festival di Sanremo 2017 nella sezione Nuove Proposte col brano “Ora mai”. Secondo posto per Maldestro con “Canzone per Federica” davanti a Francesco Guasti con “Universo” e Leonardo Lamacchia con “Ciò che resta”. Il primo verdetto ufficiale di Sanremo (cover a parte) è tutto nel segno di Napoli che piazza due artisti al primo e al secondo posto. Curioso, se vogliamo, che nell’edizione condotta da Maria De Filippi, vinca uno della scuderia del talent show da lei condotto. Premio della Critica “Mia Martini” a Maldestro, Premio Sala stampa Radio TV “Sergio Bardotti” a Tommaso Pini. Per i giovani, così come per i 20 big rimasti in gara, votazioni azzerate rispetto alle prime due sere e sistema di voto diviso in tre parti: televoto (40%), giuria demoscopica (30%), giuria di esperti (30%).

Fra i Campioni, serata clamorosa: escono di scena Giusy Ferreri, Ron, Al Bano e Gigi D’Alessio. Restano dentro Alessio Bernabei e soprattutto Bianca Atzei. Ma tant’è.

  • Ron, L’ottava meraviglia: Al terzo tentativo, è finalmente il Ron che si conosce. Intenso, con mestiere, senza esitazioni. Il pezzo non lo assiste, ha senz’altro scritto di meglio, ma in un festival dove sono ancora detro brani assai peggiori, lui comunque risponde presente.
  • Chiara, Nessun posto è casa mia: Un po’ come Annalisa l’anno scorso, sfodera una prova ottima su un pezzo difficile, per niente supportato dalle radio. Rischia di arrivare molto più in basso di quanto meriterebbe. Prima o poi le daranno un pezzo degno del suo talento.
  • Samuel, Vedrai: In un qualunque altro festival in giro per l’Europa, correrebbe senz’altro per un posto ai piani alti, se non addirittura per il podio. Ma siamo a Sanremo e questi pezzi freschi e moderni di solito finiscono nelle retrovie.
  • Al Bano, Di Rose e di Spine: Il pezzo è stravecchio, come quel noto liquore. Lui va meglio rispetto alla prima sera, ma è nettamente sotto i suoi standard. Va a casa ed è probabilmente il canto del cigno.
  • Ermal Meta, Vietato morire: Il pezzo non rende giustizia al suo talento. Testo bellissimo, melodia molto meno, col ritornello che prevarica nettamente il simil-rap delle strofe. Potrebbe comunque bastare per fare bene. Ma anche no.
  • Michele Bravi, Il diario degli errori: A 23 anni è molto più preciso e maturo di altri, che hanno avuto fretta di decollare e adesso stentano a volare. Cresce sera dopo sera e chissà che la mia regione non possa regalarsi un sorriso. La rivelazione maschile di questo festival. Sarebbe una scelta di classe, in chiave Eurovision. Forse non per i piani alti, ma per ben figurare senz’altro.
  • Fiorella Mannoia, Che sia benedetta: Poco da dire, ha cantato, è quasi venuto giù l’Ariston per gli applausi. Difficile pensarla in una posizione diversa dal primo posto. Troppo superiore.
  • Clementino, Ragazzi Fuori: Il rapper di Avellino ha un pezzo che se si ha la pazienza di mettersi ad ascoltarlo, è un altro bel cazzotto, come quello di Ermal Meta. Il rap ha sempre avuto vita difficile dalle parti dell’Ariston e l’avrà anche stavolta, probabilmente. Ma ha trovato la chiave giusta.
  • Lodovica Comello, Il cielo non mi basta: E’ forse la più grande delusione del Festival. Ha senz’altro sbagliato pezzo: midtempo troppo rischioso per la sua intonazione ballerina. Leggermente meglio di martedì, nel complesso maluccio. Velo pietoso sugli outfit.
  • Gigi D’Alessio, La prima stella: Difficile anche commentare una roba del genere. Pietà.
  • Paola Turci, Fatti bella per te: Per la testa sera consecutiva l’unica ai livelli della Mannoia. Pezzo che ricorda quello di Nek 2015, classe, eleganza, fa valere il peso dell’esperienza. Raccoglierà senz’altro quello che le è stato scippato negli ultimi anni, con incredibili bocciature. Altra possibile buona scelta eurovisiva.
  • Marco Masini, Spostato di un secondo: Lui c’è sempre e non stecca mai. Il pezzo continua a funzionare sino ad un certo punto. In radio certamente di più.
  • Francesco Gabbani, Occidentali’s Karma: La prima esibizione aveva a fianco un ballerino vestito da gorilla, stavolta è lui a indossare il costume. Un grosso rischio, che però il pubblico in sala pare aver gradito, visto il boato che gli ha tributato. Il pezzo è allegro, funziona, potrebbe persino essere una ottima scelta in chiave europea.
  • Michele Zarrillo, Mani nelle mani: Michele Zarrillo è quella sicurezza che cerchi quando pensi a Sanremo. Lo ascolti e senti che funziona ancora, 30 anni dopo. Ed è persino radiofonico. Sarà perchè la musica contemporanea è tornata indietro, ma potrebbe fare molto meglio del previsto.
  • Bianca Atzei, Ora esisti solo tu: Bianca Atzei che piange per finta, mentre la regia inquadra il fidanzato Max Biaggi. Non serve altro. Ah si: è in finale. Avevate dubbi?
  • Sergio Sylvestre, Con Te: Deve domare un pezzo non semplice, un finto soul dalle atmosfere rareefatte. La prima esibizione fu negativa, anche per via dell’emozione, stasera invece è in grande spolvero. Guadagnerà senz’altro punti.
  • Elodie, Tutta colpa mia: Ad ogni ascolto è sempre meglio e lei sempre sicura e intonata come una spada. La più grossa sorpresa di questo festival. La mano di Emma si sente eccome su questo pezzo deliziosamente retrò, col ritornello che si infila in testa in un secondo: perfetto per l’Eurovision. Basta volerlo.
  • Fabrizio Moro, Portami  via: Mediano di spinta della canzone, molto fiato, talvolta corto, come stasera, perchè corre e lotta. Canzone media, ma rendimento assicurato.
  • Giusy Ferreri, Fa talmente male: Al terzo tentativo indovina la performance e sembra quasi la versione su disco. Il pezzo non è nemmeno male, radiofonicamente funziona. Ma per lei è stato un pessimo festival.
  • Alessio Bernabei, Nel mezzo di un applauso: Appena meglio della prima sera, sempre scarso. Il pezzo è quello che è.  Onestamente è già tanto che sia arrivato sin qui. Accenda un cero per essere approdato in finale.