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Eurovision Song Contest 2017, le pagelle alla seconda semifinale

Giovedì sera alle ore 21 seconda semifinale dell‘Eurovision Song Contest 2017, in diretta dall’International Exhibition Center di Kiev e su Rai 4, Radio 2, Rsi La 2 e San Marino RTV. L’Italia qui non vota, lo fa nella prima. Ecco le nostre pagelle (qui trovate quelle della prima semifinale).

SERBIA – Tijana Bogicevic “In too deep”. Pare fosse inizialmente destinato alla macedone, che nel cambio ci ha guadagnato. Molto eurovisivo, ma anche molto generico. Però attenzione: lei è una performer di livello, s’è visto e si vede, è una forgiata e l’interpretazione ne sta facendo salire le quotazioni. Serbia, Macedonia e Bulgaria: stessi autori e stessa semifinale. Qualificazione di gruppo, pare quasi scontataScontata, ma bella. VOTO 7.5

AUSTRIA – Nathan Trent “Running on air”. L’austriaco di Trieste è bravo, lo ha dimostrato sia nei live che nelle tante cover che ha disseminato in rete in questi mesi. Ma ha un pezzo sin troppo leggero, che non gli rende giustizia. Tuttavia in prova è apparso fra i più sicuri e la sua freschezza ha dato slancio al suo pezzo medio. Non è detto che sia spacciato. Roulette. VOTO 6.5

MACEDONIA – Jana Burceska “Dance alone”. Dance anni 90, ma stavolta fatta bene. Dubstep a quintali, beat ignoranti che entrano in testa in cinque secondi, melodia orecchiabile su base pop. L’operazione rilancio della Macedonia dopo qualche anno di vacche magre, dovrebbe riuscire, anche se in prova non è andata per niente bene. Al televoto non ci saranno problemi. Clap ya hands, move ya body. VOTO 9

MALTA – Claudia Faniello “Breathlessly”. Seriamente, amici maltesi. Avete presente che siamo a metà 2017, vero? E ancora facciamo vincere le selezioni a queste cose qui, che sembrano uscite dalle nuove proposte sanremesi di metà anni 90? (provate ad ascoltare la versione italiana...). In prova la Faniello ha sfoderato la sua esperienza e non ha sbagliato una nota. Ma no, sul serio. Torpore e sbadigli. VOTO 4.5

ROMANIA – Ilinca & Alex Florea “Yodel it“. Amici rumeni, vi voglio bene. Ma questo pezzo è fastidioso all’ascolto come gli ultrasuoni sparati direttamente nelle orecchie. E la cosa peggiore è che lo riascolteremo senz’altro in finale. Purtroppo. Imbarazzo. VOTO 2

PAESI BASSI – O’G3NE – Lights and shadows. Uno di quei pezzi che piacerebbero tanto nei Sanremo baudiani, pieno di artifici che valorizzano la loro armonia vocale vicina alla perfezione, scritto dal padre per le tre figlie, dedicato alla mamma malata. Difficile al primo ascolto, ma anche al secondo e al terzo. Ma voci così bene assortite era da tempo che non si sentivano sul palco eurovisivo. Tanto basta. Sulla fiducia (nel talento). VOTO 7 (meno).

UNGHERIA – Joci Papai “Origo”. Ci ho messo un po’ a farmelo piacere ma risentendolo ogni volta è cresciuto. Uno dei pochi pezzi senza l’inglese, dona quel sano tocco etnico che in questa edizione è parecchio diradato, senza tralasciare il pop. Magari non lo risentiremo molto nelle radio, ma restituisce l’Ungheria a sonorità che le mancavano da un po’. Destinato a fare gara di testa. Coraggioso. VOTO 8

DANIMARCA – Anja Nissen “Where I am”. Uno dei grandi misteri dell’Eurovision: perchè la Danimarca, terra di ottimo pop, anche sperimentale, arriva in concorso con pezzi all’acqua di rose così standard da sembrare copie di mille riassunti? Pezzo gradevole, qualche urla di troppo. Molto sotto il potenziale danese. Minimo sforzo. VOTO 6 (meno)

IRLANDA – Brendan Murray “Dying to try”. Il boyband senza band al servizio di un pezzo scritto da un autore svedese che ha le sue cose migliori negli anni 90. Si sente, diremmo. Ballata pop ben fatta, ma l’Irlanda ormai ha smesso di osare. Dopo la scandalosa eliminazione di Molly Sterling due anni fa, forse ha anche un pò di ragione, ma insomma. Prove a fasi alterne. Standard. VOTO 6.5

SAN MARINO- Valentina Monetta & Jimmie Wilson “Spirit of the night”. Già sapete, San Marino, come l’Italia, non si giudica. Si tifa e basta. Vagamente musical all’inizio, poi è una esplosione dance. Corsa in salita, come sempre, ma sul Titano ormai sono abituati alle cronoscalate. Sulle prove non dico nulla, per gli stessi motivi di cui sopra. Forza Ragazzi.

CROAZIA – Jacques Houdek- My friend. Non so se sia più inquietante o più irritante. E mi dispiace, perchè Houdek è uno bravo. Ma questo tenore che diventa quasi falsetto è inascoltabile. Prurito. Tanto. VOTO 3

NORVEGIA – JOWST – Grab the moment. La Norvegia porta sul palco il modello Alan Walker, che del resto funziona benissimo in tutto il mondo. E pure questo pezzo funziona bene. Contemporaneo, radiofonico, divertente, uno dei 6-7 pezzi migliori del concorso. Genere ostico per l’Eurovision, ma se passa il turno potrebbe sparigliare le carte. Rischiatutto. VOTO 9

SVIZZERA – Timebelle- Apollo. Lo so che voi dite che questo è un altro pezzo generico e forse lo è davvero. Il fatto è che dal primo secondo che ho sentito il revamp (questa versione qui) è diventato la mia guilty pleasure a tal punto che canto in loop  il ritornello come una groupie. Poi c’è la cantante Miruna Manescu, gran bel vedere. Il più bello. Sono anche per due terzi rumeni, non sottovalutateli per la qualificazione, nonostante le stecche. I’ll follow you, Apollo. VOTO 8.5

BIELORUSSIA – Naviband – Story of my life. Il primo pezzo degno sul fronte bielorusso dai tempi di Koldun. Deliziosamente folk, cantato in lingua locale, mette allegria dalla prima nota e questo è un punto nettamente a loro vantaggio. Il titolo in inglese è una gentile concessione a noi, che ci saremmo attorcigliati la lingua nel pronunciare quello originale. Destinati a prendersi una grossa fetta dei voti destinati ai russi, la qualificazione non è per niente un miraggio e nemmeno un posto in top 10. Rilancio.VOTO 8

BULGARIA – Kristian Kostov “Beautiful mess”. Ha 16 anni ma ne dimostra 12 e strizza l’occhio alle mamme, oltrechè ai giovanissimi. Sin troppo. Troppo Justin Bieber, troppo esageratamente finto-spontaneo, troppo costruito. Troppo tutto. Pezzo anche moderno, volendo. Ma noioso. Tanto.  Ha una fanbase enorme una squadra di pr agguerritissima e purtroppo sarà con lui  che Gabbani dovrà fare i conti. Sopravvalutato. VOTO 5.

LITUANIA – Fusedmarc “Rain of revolution”.Buone idee messe in pratica male. Si stacca dalle solite proposte eurovisive, soprattutto quelle portate dalla Lituania, ma le manca il guizzo. A metà fra l’elettronica e l’indie, non è abbastanza nessuna delle due cose. Incompleto, ma con un visual televisivamente spettacolare VOTO 5.5

ESTONIA – Koit Toome e Laura “Verona”. Deliziosamente anni 80, travolgente dal primo secondo, uno di quei pezzi che si infilano in testa e non escono nemmeno con le cannonate. E poi l’omaggio a Verona e Romeo e Giulietta: come si fa a non amarli? “We are lost in Verona”: Laura, vengo a prenderti io. Squarciagola. VOTO 9.5

ISRAELE – Imri Ziv- “I feel alive”. Dance eurovisiva che più di così non si può, sarebbe anche questo in realtà un pezzo abbastanza standard. Ma quando parte la musica non riesci a star fermo in nessun modo. Poi ad un certo punto arrivano le contaminazioni etniche e diventa addirittura irresistibile. Shake yourself. VOTO 7.5

Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cattolico, cittadino d'Europa, già speaker radiofonico. Ha scritto e scrive di cronaca, sport, religione e sociale per giornali nazionali e locali per vivere; scrive di musica su siti e blog per sopravvivere.

One Comment

  1. In questa semifinale, le mie preferite sono Ungheria (n°1 della mia personale classifica) e Bielorussia (top10): due bella canzoni, con il valore aggiunto dell’utilizo della lingua madre (rarità, di questi tempi, all’ESC).

    Riguardo gli altri voti…pur apprezzando le proposte di Macedonia,Norvegia ed Estonia, non le ritengo così forti, ed allo stesso tempo, penso che la Lituania sia sottovalutata (almeno da 6.5).
    Sulla Romania, che posso dire? :-) E’ decisamente trash, ma non quel trash che trovo fastidioso (vedi Montenegro), quindi quando mi capita di ascoltarla mi faccio due sane risate. In finale, però, anche no.

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