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Stasera scatta l’Eurovision Song Contest 2017: tutti con Gabbani

Non poteva esserci giorno migliore per l’avvio dell’Eurovision Song Contest: oggi è infatti la festa dell’Europa. E per festeggiarla al meglio, 43 paesi si sfideranno a suon di note. Da stasera, ore 21, all’International Exhibition Centre di Kiev, si parte. In Italia, diretta delle due semifinali su Rai 4 e Radio 2 (con commento di Andrea Delogu e Diego Passoni, che ha preso in corsa il posto di Ema Stockholma, che ha dovuto rinunciare) e della finale su Rai 1 con commento di Flavio Insinna e Federico Russo (su Radio 2 con i due delle semifinali). Oppure, se volete, tutto il pacchetto su San Marino RTV con Lia Fiorio e Gigi Restivo.

Corsi e ricorsi. L’Eurovision torna a Kiev dopo 12 anni: nel 2005, al Palasport  vinse “My number one” della greca Helena Paparizou e l’Italia non c’era. C’è un reduce di quella edizione ed è lo sloveno Omar Naber, che nel 2005 uscì in semifinale e che anche quest’anno dovrà sgomitare parecchio con la sua “On my way”.

Senza Russia, col russo di Bulgaria. Dopo la vicenda che ha coinvolto Yulia Samoilova, bannata dall’Ucraina per essersi esibita in Crimea entrando dalla Russia e dunque violando la legge di Kiev, sarà il primo Eurovision dopo 17 anni senza un rappresentante russo in gara. O meglio, uno c’è, perchè il sedicenne bulgaro Kristian Kostov con la sua “Beautiful mess” è nato a Mosca: in tanti lo vorrebbero vincitore (nel suo team ci sono anche russi) e certo la sua canzone, una produzione svedese di taglio internazionale funzionerà anche nelle radio. Ma in prova la sua esibizione, pur supportata da ottime doti vocali, non ha convinto tutti.

Namastè, Alè. Ma inutile dirlo: questo può essere l’anno dell’Italia, perchè mai come stavolta ha in mano una carta vincente. “Occidentali’s Karma” di Francesco Gabbani arriva in concorso da strafavorita sia per i bookmakers che per i fan, ma soprattutto con una scia di record già battuti prima del via: 100 milioni di visualizzazioni del video (mai successo per nessuno), triplo disco di platino prima del concorso, battage imponente nelle radio di mezzo Continente e anche già un ingresso su Itunes in tutta Europa sin dai tempi di Sanremo. L’ultimo vincitore italiano, fra l’altro, fu un altro nativo della provincia di Massa, un certo Toto Cutugno, con “Insieme: 1992”. La versione ridotta a 3 minuti non sembra sin qui averlo penalizzato fra i fans.

Avversari e big 5. Oltre a Kostov, gli avversari di Gabbani si contano sulle dita delle mani. L’unico che pare in grado di impensierirlo sul serio è il portoghese Salvador Sobral, la cui “Amar pelos dois”  pare aver conquistato il pubblico e anche una bella fetta dei critici sin dalla sua vittoria nella selezione portoghese. I lusitani sono ancora mai andati oltre il sesto posto e quest’anno sognano in grande: l’interpretazione intensa e commovente, unita ad una serenità interiore che gli deriva dal non essere interessato ad altro che a farsi ascoltare, potrebbero spingere la sua rincorsa al podio.  Poi c’è la Svezia, a caccia della settima vittoria, con Robin Bengtsson e “I can’t go on“: performance perfetta, molto televisiva, ma molto studiata e fredda, al servizio di un pezzo più debole delle solite scelte scandinave, ma estremamente eurosiviva. Infine Blanche, la diciassettenne belga dalla voce scura: la sua City lights” è uno dei pezzi più moderni, ma lei sin qui è stata in assoluto fra le meno convincenti, fredda e impacciata.

Per le big 5 si preannuncia invece un’altra annata grigia. Esclusa la Francia, che con la delicata Requiem” di Alma, fresca e radiofonica ha le potenzialità per puntare di nuovo ad un posto nei 10, le altre avranno il loro bel da fare: “Never give up on you” di Lucie Jones dovrebbe bastare al Regno Unito per evitare il fondo classifica, ma il blasone e la tradizione britanniche meritano ben altre canzoni. Lo stesso dicasi per la Germania: “Perfect life” di Levina è un pezzo radiofonico, contemporaneo, scritto da un team di livello internazionale ma non all’altezza di quello che il mercato tedesco offre oggi.; il rischio di un altro tonfo è altissimo. Chi sembra spacciata è la Spagna: gli scandali in sede di selezione non aiuteranno la già debolissimà “Do it for your lover” di Manel.

Tanta Italia e San Marino. Ma sarà anche, più che mai, il Festival dell’Italia. Perchè c’è un’altra canzone eseguita in parte nella nostra lingua, “My friend“, del tenore croato Jacques Houdek, perchè c’è “Verona”, cantata dagli estoni Koit Toome e Laura, ispirata da un viaggio dell’autore nella città di Romeo e  Giulietta, la cui storia d’amore è peraltro citata nel testo e perchè ci sono due cantanti con sangue italiano nelle vene. Vale a dire l’austriaco Nathan Trent, la cui mamma è discendente degli antichi signori di Milano ed originaria del Friuli e la maltese Claudia Faniello, di padre campano emigrato a Torino. Senza contare che Alma, la rappresentante francese, oltre a parlare  italiano, ha vissuto e lavorato per un anno come assistant manager in una agenzia di moda.

L’Italia è già in finale con le altre big ma come da regolamento voterà in una delle due semifinali e precisamente la prima, quella in onda stasera.  San Marino invece entra in gara giovedì sera, nella seconda semifinale, conValentina Monetta che timbrerà la quarta storica partecipazione, stavolta in coppia con il cantante statunitense Jimmie Wilson: “Spirit of the night” segna una svolta dance per il microstato, nuovamente griffata Ralph Siegel, l’uomo della prima storica qualificazione. Non sarà facile centrare la finale, ma sin qui il duo è apparso affiatatissimo e fra i migliori a livello di performance.

E allora via, non resta che tifare. L’Italia ci crede, la Rai ci crede, mai come questa volta. “Comunque vada pantha rei, and singing in the rain?”. Meglio riparlarne a fine edizione. Per adesso, allacciamo le cinture e alziamo il volume. Gabbani e la sua scimmia danzante vanno alla conquista dell’Europa, l’obiettivo è tornare col trofeo.

Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cattolico, cittadino d'Europa, già speaker radiofonico. Ha scritto e scrive di cronaca, sport, religione e sociale per giornali nazionali e locali per vivere; scrive di musica su siti e blog per sopravvivere.

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