Sanremo 2018, la riammissione di Meta e Moro: quando i social e i fan contano più del regolamento

La vicenda dell’autocitazione da parte di Andrea Febo, coautore del brano di Ermal Meta e Fabrizio Moro “Non mi avete fatto niente” si conclude nel classico modo farsesco all’italiana: il duo e la canzone restano in gara. C’è voluta una giornata di tempo e la consultazione di un legale. La scelta è stata quella di puntare sulla campionatura e quindi, secondo quanto dice l’ufficio legale regolamento alla mano, poichè questa non supera il 30% della durata del brano, non è successo niente:

A seguito delle valutazioni tecniche effettuate la Rai ritiene che non si debba escludere dalla gara la canzone interpretata da Ermal meta & Fabrizio Moro dal titolo Non mi avete fatto niente in quanto conforme al requisito di novità previsto dal regolamento di Sanremo in vigore dall’anno 2013. In base al regolamento è consentito l’utilizzo di stralci di canzoni già edite nei limiti di un terzo della canzone nuova. Il brano Non mi avete fatto niente contiene stralci del brano Silenzio in misura inferiore al terzo della sua durata complessiva pertanto la circostanza che il brano silenzio sia stato pubblicamente già fruito non inficia la novità della canzone in gara. Questi per trasparenza gli esiti delle analisi tecniche che hanno portato alla decisione… sebbene i ritornelli delle due canzoni siano parzialmente sovrapponibili nella musica nel testo la somma degli stralci utilizzati non supera il minuto e tre secondi sulla durata totale del brano stesso di tre minuti e 24 secondi ed è pertanto è inferiore al terzo dell’intero brano. Le due canzoni dunque pur presentando analogie per una frase musicale testuale non sono la stessa canzone, quindi il brano resta in gara“.

Ora, a parte il piccolo dettaglio che la citazione dura 1 minuto e 12 e che quindi è pari al 34%, è chiaro che questo apre un chiaro precedente perchè d’ora in poi chiunque potrà presentarsi a Sanremo prendendo il ritornello di un qualunque altro pezzo e costruendoci sopra un’altra canzone. Ma quello che più lascia sorpresi sono i due pesi e due misure usati dalla Rai nei confronti di Ermal Meta e Fabrizio Moro rispetto ad altri precedenti, per esempio a Riccardo Sinigaglia, squalificato per aver cantato il brano davanti a 40 persone, nonostante anche qui fosse possibile applicare il criterio della discrezionalità. Oppure di Loredana Bertè, cacciata nel 2009 perchè la sua canzone fu trovata identica a quella della sconosciuta Ornella Ventura, incisa 9 anni prima e firmata dallo stesso team autoriale.

Nel caso Meta-Moro, le condizioni per la squalifica erano chiarissime sin dall’inizio: “Silenzio”, il brano da cui è stato tratto il ritornello (e anche parte della melodia, oltrechè l’idea di un testo di denuncia sociale…) non solo era stato già presentato alle selezioni di Sanremo Giovani da Ambra Calvani e Gabriele De Pascali, ma il duo l’aveva cantato anche ad un evento sportivo benefico – quindi in uno stadio, davanti ad un pubblico – e dalla  sola Calvani sia alle selezioni di Musicultura che al Premio Giovagnini. Sempre davanti ad un pubblico. La canzone era regolarmente registrata alla Siae ed ha generato anche 12 euro di introiti. Dunque, sono state violate TUTTE le norme del regolamento di Sanremo.

Ma come giustamente qualcuno ha sottolineato anche durante la conferenza stampa di oggi pomeriggio, avere o non avere Meta e Moro in gara è troppo importante, come fu per Chiara Civello nel 2012,  quando era evidente – anche perchè lei era l’autrice – che si trattasse dello stesso pezzo presentato a Sanremo Giovani da Daniele Magro due anni prima. E allora si chiudono entrambi gli occhi. Del resto, in questi giorni nella sala stampa dell’Ariston è andato in scena il campionato nazionale di arrampicamento sugli specchi. Prima Baglioni che ci informa che “Non viene più considerato rilevante il ritornello nella forma canzone moderna“, oggi la direzione Rai che risponde ad una domanda sull’applicazione del regolamento che “I regolamenti seguono l’evoluzione del sentimento popolare“. Che ognuno può tradurre a piacimento. E perchè se è vero che l’autore Andrea Febo si è appellato al diritto all’oblio, il brano è stato tolto dalla rete soltanto mercoledì notte? E perchè uno dei video incriminati, pubblicato su instagram è stato cancellato solo stanotte? Domande a cui nessuno, in conferenza stampa, ha saputo rispondere. Come risposte generiche sono arrivate in relazione al tam tam via social partito subito dopo che è iniziata a circolare la notizia di una possibile squalifica, poi della sospensione commutata in slittamento.

Insomma, come sempre, all’italiana, i regolamenti sono fatti per essere aggirati. Che non ci fosse la volontà dei due di andare a Sanremo con questa canzone e che soltanto dopo, alla richiesta di Baglioni, è venuta fuori l’eventualità è assolutamente irrilevante. In conferenza stampa non sì è capito bene chi sapesse cosa, se cioè davvero la Rai fosse a conoscenza di questa autocitazione e chi oltre ad Andrea Febo fosse stato il motore dell’operazione: oggi intanto abbiamo appreso che dopo la scoperta del misfatto “Meta e Moro non si parlano” (lo ha detto Claudio Fasulo, capostruttura Rai). Di certo c’è che in sala stampa la notizia della mancata squalifica ha sollevato ben più di un polverone e qualcuno ci è anche andato pesante. Marco Mangiarotti, del Quotidiano Nazionale, riassume chiaramente il sentimento generale: “Non sono stati in grado di scrivere mezza canzone, portando un pasticcio”.

Personalmente, spero che i colleghi, che quest’anno hanno il potere di votare sino all’ultima sera, col loro voto che conta per il 30% sul totale, facciano il loro dovere, scaraventando il brano all’ultimo posto: in questa farsa italiana, dove tutti escono sconfitti – compresa la Rai – e nessuno vincitore, l’ultima beffa sarebbe davvero vederli vincere un festival al quale questa canzone non avrebbe nemmeno dovuto partecipare e poi magari anche rappresentare l’Italia all’Eurovision. Dove peraltro, la questione del brano tornerebbe a proporsi.

 

Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cattolico, cittadino d'Europa, sinceramente Liberaldemocratico. Già speaker radiofonico. Ha scritto e scrive di cronaca, sport, religione e sociale per giornali nazionali e locali per vivere; scrive di musica su siti e blog per sopravvivere.