Elizabete Balcus, la Bjork di Lettonia che fa suonare gli ortaggi: “L’ispirazione? I miei sogni”

Il look decisamente fuori dagli schemi – anche giù dal palco – e una faccia pulita. Elizabete Balcus è in mezzo alla folla, ad ascoltare il gruppo che la precede, poi quando sale sul palco, il primo colpo d’occhio è visuale, per come si presenta e perchè sul palco, insieme ad un flauto alla loop station ed alla strumentazione elettronica c’è il bancone di un fruttivendolo. Poi quando comincia a suonare, la curiosità lascia spazio alla magia e anche il pubblico più agéè, meno abituato a certe sonorità non immediate, resta colpito. A 27 anni la cantautrice lettone è uno dei nomi emergenti della musica indipendente europea ed in questi giorni è in Italia nell’ambito di un tour che la vede toccare sei paesi.

Sospesa fra il dream pop, la psichedelia e Bjork, più concerto il suo è una sorta di visual show:  tutto intorno a lei segue la musica: dalle luci del suo abito, al suo corpo che si muove sinuoso. L’influenza di Bjork, nelle sue produzioni, è evidente:

“Adoro il suo stile, mi piace tantissimo, come artista e come persona, è molto creativa. Prendo l’ispirazione da lei, ma anche dai visual artists surrealisti contemporanei e dai miei sogni”

Ed in effetti, la forza del suo show è che tutto è assolutamente teatrale e  surreale. Niente che possa rimanere in testa da canticchiare, ma l’uso sapiente del sintetizzatore unito al flauto dona alle sue composizioni una sorta di innato magnetismo, che tiene incollato anche l’ascoltatore meno avvezzo a certe sonorità. Lei spiega che la combinazione di flauto – strumento nel quale si è diplomata alla Latvian Academy of Music- ed elettronica è nata proprio da una esigenza artistica:

“All’inizio suonavo il pianoforte e componevo con quello le mie canzoni. Però ad un certo punto mi sono resa conto che volevo includere il flauto, perchè quello era il mio strumento principale, dato che l’ho studiato al conservatorio. Ma non potevo suonare il flauto e cantare, quindi ho cominciato a studiare la musica elettronica, per fonderla insieme al flauto. Ci ho costruito sopra una performance artistica anche visuale, suonando anche altri strumenti: potremmo dire che sono una ‘one woman orchestra’”

Quando avvicina il microfono all’ananas, alle banane, ed alle cipolle che sono sul bancone, esce una vibrazione sonora che si mescola con la ritmica elettronica e con la sua voce stridula (è diplomata in canto lirico all’Accademia di Santa Cecilia a Roma): “Questo io cerco nei frutti e nelle verdure – spiega – sento le vibrazioni che emettono e le trasformo in suono. L’ho fatto anche con i fiori“. Vibrazioni che – sottolinea – “sono le stesse, non cambiano a seconda dei frutti”.

Una scena musicale in crescita quella lettone, come la popolarità di Elizabete Balcus che nel 2011 ha visto premiato il suo primo lavoro “Wooden House” come album dell’anno e che oggi, come molti artisti di questa scena si autoproduce per avere maggiore libertà:

“Non abbiamo una scena musicale grandissima in Lettonia, il paese è piccolo e anche la capitale Riga, non siamo tantissimi a fare musica sperimentale, però ne abbiamo di qualità”

L’ultimo lavoro dal titolo ‘Conarium‘ presenta diverse cose interessanti, su tutte il singolo “Tourist“, uno dei pezzi chiave del concerto, che esprime al meglio il suo stile musicale e che trovate in fondo, o come l’ultimissimo singolo “Ika”, uscito proprio ieri   o anche “The moon asked the crow” o ancora “Purple and gold“. Contaminazioni, collage, giustapposizioni di genere che sono simultaneamente melodici e sperimentali.

 

Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cattolico, cittadino d'Europa, sinceramente Liberaldemocratico. Già speaker radiofonico. Ha scritto e scrive di cronaca, sport, religione e sociale per giornali nazionali e locali per vivere; scrive di musica su siti e blog per sopravvivere.

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