Da Netflix, passando per Moldavia e Francia: “Bella ciao” da inno popolare a regina delle charts

La musica fa giri strani e può capitare così che una vecchia e storica canzone partigiana, inno della resistenza italiana, diventi una hit internazionale da primo posto in classifica fuori dai nostri confini oppure una canzone da eseguire come cover nei concerti davanti a centinaia di migliaia di persone.

La strana storia che vi raccontiamo è quella di ‘Bella ciao’, un canto popolare nato in realtà prima della Liberazione dal nazifascismo e che i partigiani ‘adottarono’ in quel periodo e da allora è di fatto a loro associato.

Un canto che in tutta Europa ha assunto questa connotazione ma che col passar del tempo e soprattutto in alcune zone è mutato fino a tornare quello che era prima ovvero un canto popolare, parte della cultura folk italiana.

Il primo a rimarcarne le radici fu – manco a dirlo – Goran Bregovic che lo incluse anche nell’album Champagne for Gyspsies del 2013. Dal 1963 ad oggi se ne contano una cinquantina di incisioni ‘ufficiali’, senza contare quelle live o quelle eseguite in eventi o manifestazioni di carattere politico o meno.

Alcune anche di grandissimo rilievo, come quella della greca Maria Farantouri, per lungo tempo voce delle canzoni ‘del grande Mikis Tehodorakis, che la incluse nell’album “Protests” del 1978,  che raccoglieva canzoni di protesta da tutto il mondo, quella incisa nientemeno che dal Coro dell’Armata Rossa nel 2002 o quella – nella versione delle mondine- incisa da Giovanna Marini, una delle storiche voci del folk italiano.

Sino alla improbabile – ma affascinante – versione in inglese dei Chumbawamba, gruppo noto a livello internazionale per la sola hit “Thubtumping“, ma in realtà prima – e tuttora – attivissimo nei circuiti anarchici britannici.  Passando anche per Milva, Claudio Villa e Giorgio Gaber.

Ma dall’anno scorso, l’inno popolare italiano sta avendo una clamorosa popolarità grazie ad una serie interpretazioni amplificate dalla televisione oppure dagli artisti che le hanno eseguite.

I moldavi DoReDos, il gruppo che nel 2018 ha rappresentato la Moldavia all’Eurovision Song Contest, l’ha da tempo inclusa nel proprio repertorio e qualche mese prima della rassegna l’ha eseguita davanti a migliaia di persone a Riga, sul palco della festa pre-eurovisiva, oltrechè in diversi altri eventi pre  e post rassegna, in giro per l’Europa.

Nel maggio scorso, durante alcuni dei suoi concerti il dj americano Steve Aoki ne ha eseguito un remix insieme al duo italiano  Marnik (Alessandro Martello e Emanuele Longo), poi reso disponibile anche su Spotify, con annesse ed inevitabili proteste da parte dei puristi, che ne denunciarono la snaturazione e l’uso ‘nelle discoteche, per far sballare le persone’.

Ma attualmente c’è una versione che ha già raggiunto la vetta delle classifiche, in Germania, Austria, Svizzera e Lussemburgo e i primi posti in mezza Europa: è quella remixata da Floren Hugel, un dj francese con la voce di Alvaro Monte, ovvero ‘El Profesor’, nella serie tv spagnola ‘La casa de papel’ in onda su Netflix: nella serie, la canzone viene cantata dai protagonisti mentre si preparano ad assaltare la zecca di Stato spagnola, in una scena nel casale di Toledo.

Su YouTube può vantare oltre 25 milioni di visualizzazioni e oltre al successo tedesco (10 settimane, e tuttora in classifica) e nel mondo germanofono, il brano è arrivato al quarto posto in Francia e alla numero 11 della classifica europea.

E adesso, sull’onda del successo di Hugel, è arrivata in Francia una nuovissima versione che vede quattro big del pop nazionale (Maitre Gims, suo fratello Dadju, Vitaa e Slimane) cantare una versione nella loro lingua sui beat del dj Naestro. Tutta da godere.

Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cattolico, cittadino d'Europa, sinceramente Liberaldemocratico. Già speaker radiofonico. Ha scritto e scrive di cronaca, sport, religione e sociale per giornali nazionali e locali per vivere; scrive di musica su siti e blog per sopravvivere.

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