Festival di Sanremo 2019, il racconto della terza serata

Terza serata del Festival di Sanremo che completa il secondo giro di ascolti per tutte le canzoni in concorso. Domani le risentiremo in versione duetto. Oggi intanto, si è votato come nelle prime due sere con sistema misto demoscopica (30%), sala stampa (30%), televoto (40%). E’ stata diramata la sola classifica della sala stampa che vede nella zone alta Mahmood, Irama, Ultimo e Simone Criaticchi; in quella media Motta, Zen Circus, Francesco Renga ed Enrico Nigiotti; in quella bassa Patty Pravo&Briga, Boomdabash, Anna Tatangelo, Nino D’Angelo e Livio Cori . Di seguito, il racconto della serata.

Mahmood – Soldi: La scaletta sanremese rende giustizia a chi nella prima sera ha cantato per ultimo e così un pubblico maggiore ha potuto godere di questa bella canzone, pienamente inserita nei tempi moderni. Comunque vada a Sanremo, Mahmood è un nome del quale sentiremo parlare a lungo, uno dei migliori talenti della scena attuale. Questo pezzo atterrerà probabilmente,  per le varie medie giornaliere, nella seconda metà della classifica. Ed è un peccato.

Enrico Nigiotti – Nonno Hollywood: Secchiate di retorica, un testo sentito ma anche pienissimo di immagini stereotipate. Non è nemmeno così originale a livello musicale, anche se gli va dato atto che lui lo canta molto bene. Destinato anche lui alla seconda metà di classifica.

Anna Tatangelo – Le nostre anime di notte: Ho già avuto modo di dire quanto mi dispiace che alla voce più intonata e cristallina del Festival sia stato consegnato un pezzo così anonimo. Il suo talento merita di meglio. Sarà per la prossima volta, perchè questa è purtroppo destinata a finire nelle retrovie.

Ultimo – I tuoi particolari: Continuo a ritenere questo pezzo chiaramente ispirato alle melodie di Fabrizio Moro e domani sera che duetteranno sarà tutto molto chiaro. Farà gara di testa perchè adesso è il suo momento, ma rischia di togliersi voti con Irama.

Francesco Renga – Aspetto che torni: Chi ama l’interpretazione pulita, non può che essere contento perchè Renga è un maestro e anche quest’anno non delude. Ma ha cantato cose migliori e in passato meritatamente ha fatto corsa ai piani altissimi. Quest’anno no.

Irama – La ragazza con il cuore di latta: Se dicessi che impazzisco per questo pezzo non sarei onesto. E’un normale rap annaffiato nel pop, con un testo molto forte e importante. Ma tutta la performance è costruita molto bene, con il coro gospel che fa da valore aggiunto. Non mi piace il suo modo di cantare, ma indubbiamente ed oggettivamente ha cantato molto bene, dritto come una spada. L’indiziato numero 1 per la vittoria, comunque senz’altro non va più giù del podio.

Patty Pravo e Briga – Un po’ come la vita: Al secondo ascolto, il pezzo resta a terra, non decolla. Peccato, perchè l’intesa fra i due è buona. Manca però la spinta che possa farla decollare. Destinato a finire nel mucchio, soprattutto perchè sarà preservata la carriera della Pravo.

Simone Cristicchi – Abbi cura di me: Funziona tutto alla perfezione, nel senso che è un pezzo come sa fare Cristicchi in queste occasioni, ma è un recitativo abbastanza noioso, che esce dalle orecchie con la stessa velocità con  cui è entrato. Non a caso è all’ultimo posto fra i passaggi in radio. Nonostante questo, la giuria di qualità potrebbe premiarlo. Rimarrà quasi certamente nelle posizioni di testa

Boomdabash – Per un milione: Tre minuti di allegria, senza alcuna velleità di classifica, che rimandano direttamente alle spiagge di Gallipoli. Fanno muovere il piede a tempo e tanto basterà per garantire loro un successo fuori dal palco sanremese.

Motta – Dov’è l’Italia: Può fare molto bene o molto male, non dovrebbe esserci alternativa. Perchè è un pezzo di grande qualità, con un testo importante, che però è lontano dagli schemi festivalieri e che costeggia per giunta anche la scena indie. Due premi Tenco e il palco dell’Ariston basteranno comunque per lanciarlo definitivamente. Vincerà il derby pisano.

The Zen Circus – L’amore è una dittatura: La band pisana sarà probabilmente la grande incompresa di questo festival, perchè nel tempio del ritornello ha osato presentarsi in gara con un pezzo di denuncia sociale che ne è completamente primo. Non penso di andare troppo lontano se dico che rischiano (immeritatamente) l’ultimo posto.

Nino D’Angelo & Livio Cori – Un’altra luce: L’esperimento è sostanzialmente fallito, perchè non valorizza Livio Cori, che ha scritto e cantato di meglio e Nino D’Angelo va faticosamente a traino. Destinati, probabilmente, al fondo classifica.

Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cattolico, cittadino d'Europa, sinceramente Liberaldemocratico. Già speaker radiofonico. Ha scritto e scrive di cronaca, sport, religione e sociale per giornali nazionali e locali per vivere; scrive di musica su siti e blog per sopravvivere.

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