Eurovision Song Contest 2019, stasera si parte. L’Italia spera con Mahmood, subito San Marino

L’attesa è finita. Stasera torna la manifestazione canora più seguita ed importante al mondo, l’Eurovision Song Contest. Edizione 2019 in diretta da Expo Tel Aviv, dopo la vittoria di Netta dello scorso anno. Prima semifinale: in Italia la  si potrà seguire dalle 21 su Rai 4 (commento Federico Russo ed Ema Stokholma che saranno sul posto anche per le semifinali)  e San Marino RTV, canale 520 di Sky (commento Lia Fiorio e Gigi Restivo).

Fari puntati su Mahmood (@EBU Thomas Hanses), inutile dirlo. “Soldi“, nonostante i soli di casa nostra, ha già conquistato sia le nostre classifiche, col triplo disco di platino e le 150.000 copie vendute, sia i fan eurovisivi stranieri, che hanno già fatto del ritornello italiano un must. Per la quinta volta al rientro in concorso l’Italia va in gara con una canzone ed un artista che hanno vinto la sezione principale del festival di Sanremo e con un brano che ha già raggiunto il primo posto in classifica. Ascolteremo e vedremo uno spezzone della sua performance, registrata nella seconda  jury semifinal giovedì sera, nel corso della seconda semifinale. Quella nella quale l’Italia sarà chiamata a votare.  Sabato poi si esibirà nella seconda metà della serata finale.

SPERANZE TITANICHE. Stasera, intanto, tocca a san Marino. Serhat ha una occasione più unica che rara, quella di chiudere le esibizioni e quindi cantare a ridosso della votazione. Obiettivo finale: missione possibile, anche se ovviamente quando si tratta di San Marino non c’è mai niente di scontato. Ad aprire lo show sara invece Replay” di Tamta,  con chiare assonanze al brano dell’anno passato, non foss’altro perchè il team autoriale è lo stesso.  Il derby ellenofono va in scena stasera, con interpreti ‘straniere’: se Tamta è infatti georgiana naturalizzata greca, la rappresentante della Grecia, Katerine Duska ha messo radici in Canada, come anche Ester Peony, la cantante in gara per la Romania.

AVVERSARI DA BATTERE. Mahmood dovrà guardarsi soprattutto da due avversari. Il primo è Sergey Lazarev. La performance del russo sul brano “Scream” ha confermato come la delegazione sia intenzionata ad andarsi a prendere la vittoria che era loro sfuggita nel 2016. Del resto, che la Russia non giochi mai per partecipare è noto, a parte forse lo scorso anno, quando però la qualificazione mancata è andata oltre ogni più nera prospettiva. Dopo due anni cupi, contando anche l’auto esclusione per il caso-Crimea del 2017, la tv di Mosca vuole tornare protagonista.

L’altro nome da tenere d’occhio è Duncan Laurence. Il cantautore olandese ha toccato molti con la sua performance intensa ed intima: in testa sin dall’inizio nelle odds, ha il duro compito di riportare il trofeo ad Amsterdam 44 anni dopo il successo dei Teach In con “Ding a dong” e la sua “Arcade”, uno dei pochi brani dal respiro veramente internazionale e contemporaneo di questa edizione, ha le carte in regola per far breccia su giurie molto meno eurovisive del solito.

GLI ALTRI. In netta risalita le quotazioni delle polacche Tulia, il cui canto all’unisono potrebbe sparigliare le carte e concorrere per un posto nei 10, il belga Eliot, il cui brano fresco e moderno piace più della performance e due artisti con brani generici ma molto convicenti, vale a dire lo svizzero  Luca Hänni e l’azero Chingiz. Che per ora però  vanno forte più sui social. I veri outsider della rassegna saranno probabilmente altri due.

Da un lato il francese Bilal Hassani, prodotto dai Madame Monsieur, rappresentanti eurovisivi 2018, che punta tutto su un messaggio forte, quello dell’accettazione di sè  stessi e della lotta alle discriminazioni. La performance e la sua immagine sovrastano chiaramente  un brano non fortissimo, ma l’operazione sin qui sta funzionando. Dall’altra i norvegesi KEiiNO La loro “Spirit in the sky” è quanto di più eurovisivo ci sia in gara quest’anno e in prova hanno convinto, anche supportati da uno staging all’altezza. La Norvegia non va sul podio da 10 anni, ossia dalla vittoria di Alexander Rybak.

CURIOSITA’. La Svezia fa la Svezia e allora guai a sottovalutare John Lundvik, primo artista nato fuori dalla Svezia a rappresentare il Paese. Curiosa la sua storia: nato a Londra, è stato adottato da una famiglia svedese in vacanza e poi è cresciuto in Svezia. Ha scritto la sua canzone, ma anche quella del britannico Micheal Rice. Uno svedese è in gara invece per l’Estonia, Victor Crone: è la terza volta dopo Sahlene (2002, terzo posto) e Sandra Oxenryd (2006). La Germania schiera invece la prima artista di origine filippina ovvero Laurita Spinelli delle S!sters.

Oltre a Lazarev, si segnalano i ritorni di Nevena Bozovic (Serbia, in gara nel 2013 con le Moje 3),  Joci Papai (Ungheria, 2017) e Tamara Todevska (Macedonia, in gara nel 2007 con Adrian Gaxha e Vrcak). Tutto pronto quindi, non resta che tifare per Mahmood. Che la festa della musica abbia inizio.

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