Eurovision 2019, dopo la prima serata: eccessi, stecche e produzioni di qualità

Per adesso, resta l’impresa, storica. I risultati, che saranno pubblicati sabato notte dopo la finale, diranno di quale portata. Ma certamente la finale dell’Eurovision Song Contest 2019 raggiunta da San Marino, la seconda dopo il 2014 ha i contorni dell’incredibile. Non tanto per il brano in sè, senz’altro una delle cose migliori proposte dal titano nei suoi 10 anni di partecipazione festeggiati proprio quest’anno, quanto perchè- credo sia un dato oggettivo, non si offendano gli amici di San Marino RTVSerhat ha cantato male. Il performer turco è incappato in una serata storta che per oltre metà canzone l’ha portato completamente fuori pista, ma si sa, l’Eurovison dà e l’Eurovision toglie.

Spesso il Titano avrebbe meritato il passaggio (pensiamo per esempio all’anno di Michele Perniola ed Anita Simoncini) e non l’ha ottenuto. Stavolta, forse anche aiutati da un posizionamento sempre vantaggioso, hanno staccato il biglietto per una finale che alla vigilia senz’altro potevano meritare ma che nella diretta di ieri sera invece sembrava lontana. Merito, a quanto sembra, di una jury semifinal – la prova per le giurie – decisamente migliore.

SORPRESE. Serhat a parte, la sorpresa della serata è stata senz’altro il passaggio del turno, completamente fuori pronostico, di Victor Crone. Un dato non secondario, quello della qualificazione di Crone, perchè nella semifinale l’Estonia non aveva l’appoggio dei vicini baltici e c’era la sola Finlandia a dar manforte fra i paesi scandinavi. Storm“, uno dei pezzi più eurovisivi in concorso, diventa una seria candidata per la top 10, potendo contare su un bacino importante di voti. Delle due qualificazioni a sorpresa ne hanno fatto le spese Ungheria e Polonia.

Spiace soprattutto per la Tulia, che sono apparse di gran lunga le migliori da un punto di vista vocale nella gara di ieri sera ma che evidentemente hanno pagato uno stile canoro molto divisivo. Come anche non era facile, per un palco come quello eurovisivo, la teatrale Telemoveis” di Conan Osiris: negli ultimi anni, il Portogallo ha spesso puntato su proposte a loro modo alternative (in molti ricorderanno “A luta è alegria” degli Homens da Luta del 2011) ma stavolta forse la scelta era davvero troppo estrema, sospesa fra la produzione indie di livello e una joke entry (perchè il testo, in effetti questo lasciava trasparire)

 

ESTREMI ED ECCESSI. Certo è difficile capire cosa passi nella testa del pubblico eurovisivo medio e anche delle giurie. Eliot, il giovane belga, viene giustamente eliminato per aver completamente fallito la performance vocale nonostante fosse in possesso di una delle canzoni migliori del lotto, poi però passano il turno San Marino e l’Estonia, non proprio brillanti vocalmente.  Il Portogallo esce di scena, tradito da una canzone troppo avanti per qualunque cosa ma in finale approdano gli eccessi death metal degli islandesi Hatari e quelli vocali di Kate Miller Heidke che in ossequio al titolo del pezzo, “Zero Gravity”, canta appesa in aria un inutile esercizio di stile operatic pop su una base dance di bassa lega che sembrava quella delle produzioni eurovisive dell’est dei primi anni 2000.

CERTEZZE. Alla fine però, l’Eurovision è sempre l’Eurovision e quelle poche certezze restano tali. Gli eccessi, per l’appunto, ma anche quel tipo di canzoni che al pubblico eurovisivo piacciono molto. In questo filone si inseriscono i passaggi del turno – non scontati – della ballata di Nevena Bozovic e della giovanissima bielorussa Zena, la cui “Like it” strizza l’occhio ad alcune recenti produzioni teen americane. Attenzione a questa sedicenne, perchè potrebbe essere una delle grosse sorprese in finale.

Chi pare destinata a fare corsa ai piani altissimi è Katerine Duska: “Better love” ha le potenzialità per diventare una hit internazionale e lei è apparsa una delle più centrate. La Grecia, scottata da due uscite di scena nelle ultime tre edizioni, punta a tornare ai fasti di una volta ed è un peccato che per tutta una serie di ragioni, principalmente economiche, difficilmente torneremo ad Atene in tempi brevi. Il pezzo, moderno e radiofonico sale ad ogni ascolto e tornano alla mente produzioni come quelle di Claire Maguire o Marina and The Diamonds.

 

Insieme a lei, arriva di nuovo in finale anche Cipro con Tamta, per un derby in salsa greca destinato ad infiammare di nuovo l’arena. Insieme con la freschezza dei Lake Malawi, fra le certezze di questa prima semifinale. Anche la rappresentante cipriota, nonostante la prima metà, è destinata a correre per un buon piazzamento.

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