Le 15 migliori canzoni dell’Eurovision Song Contest 2020 che è stato cancellato

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  • 19 Marzo 2020
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Sono giorni purtroppo tristi per gli appassionati dell’Eurovision Song Contest, fra i quali ci siamo anche noi, perchè per la prima volta in 64 anni l’evento è stato cancellato per colpa dell’imprevedibile sviluppo della pandemia da Coronavirus che sta coinvolgendo tutto il mondo. Oggi che c’è purtroppo la triste certezza che il nostro evento preferito non si svolgerà (purtroppo inevitabile e saggia la decisione di cancellarlo), possiamo provare ad esorcizzarla con la top 15 dei brani dell’edizione, secondo la nostra redazione. In attesa – forse – del Cd che a quanto pare potrebbe essere lo stesso commercializzato. Ovviamente, da questa top 15 abbiamo escluso, come si fa all’Eurovision, il brano italiano e come sempre, per quanto riguarda la nostra redazione, anche quello di San Marino.

15. Lesley Roy – Story of my life (Irlanda)

Lesley Roy, pressochè sconosciuta anche in patria nonostante una discreta carriera come autrice negli Usa, ha perso la grande occasione di farsi conoscere e di farlo con un brano che rimanda alla Katy Perry degli albori. Sarebbe bello che RTE le ridesse questa occasione. Intanto però lei usi il tempo per migliorare live, che nelle prime uscite non è andata niente bene.

 

14. Val -Da vidna (Bielorussia)

Il secondo brano in lingua bielorussa della storia eurovisiva, purtroppo, resterà fuori concorso. Peccato, perchè il duo ha mostrato anche ottime sonorità, che confermano l’evoluzione musicale di un paese in grande crescita, già dallo scorso anno.

13. Blas Cantò- Universo (Spagna)

Blas Cantò è già stato riconfermato per il 2021 e quindi lo rivedremo sotto le insegne spagnole. ‘Universo’ aveva le potenzialità per tenere stavolta RTVE lontana dai bassifondi: il pezzo è fresco e radiofonico. Un anno di tempo per farne un altro ancora migliore. La strada è giusta.

12. Jeangu Macrooy (Paesi Bassi)

La scelta di classe dei padroni di casa è stata riconfermata per il 2021. Un brano raffinato, forse lontano dalle sonorità più immediate, che consente di scoprire un artista piuttosto lontano anche dal mainstream nazionale. Anche qui, c’è tempo per fare ancora meglio.

11. Montaigne- Don’t break me (Australia)

La selezione australiana era piena di ottimi brani, pienamente inseriti nel mainstream internazionale. Il migliore non era questo, ma anche Montaigne avrebbe avuto la possibilità di dire la sua ai piani alti. La produzione e le penne sono quelli dell’ormai noto team DNA, già autore di tutte le migliori entries eurovisive dei canguri.

10. Ben Dolic- Violent thing (Germania)

La Germania aveva per le mani una bella carta: un artista con una voce molto particolare ed un brano molto internazionale. ARD non ha ancora comunicato cosa intende fare con Ben Dolic l’anno prossimo, ma è un peccato non risentire questo brano.

9. Gjon’s Tears – Répondez-moi (Svizzera)

La Svizzera, che aveva riportato in gara il francese 10 anni dopo, sarebbe stato senz’altro uno dei ‘dark horse’ dell’edizione, visto che l’artista di origini kosovare aveva già ottenuto diversi ottimi riscontri per la sua particolare vocalità. Brano non immediato, ma interessantissimo.

8. James Newman- My last breath (Regno Unito)

Per una volta che dopo anni, il Regno Unito aveva indovinato il brano… James Newman che ha già firmato diverse hit internazionali, si era regalato un debutto da solista di grande livello. La speranza è che la BBC lo confermi e lui si migliori. Regno Unito fuori dal tunnel. Forse.

7.Go_A- Solovey (Ucraina)

Avremmo avuto in gara il primo brano interamente in lingua ucraina della storia del concorso, per giunta anche con buone possibilità di fare benissimo. Al netto della discutibile scelta della tv di bannare gli artisti che hanno cantato in Russia o hanno intenzione di farlo, l’idea di provare a rilanciare le loro sonorità potrebbe essere una buona prospettiva anche per il futuro.

6. Athena Manoukian – Chains on you (Armenia)

Qui invece siamo completamente sul fronte opposto, vale a dire con l’Armenia e la sua scarica di sensualità che irrompe nel panorama del pop internazionale. Athena Manoukian aveva rincorso l’Eurovision per anni, le sfugge di mano. Ma chissà.

 

5. Hooverphonic- Release me (Belgio)

Gli Hooverphonic che fanno gli Hooverphonic. Il pezzo sarebbe stato una delle perle di questa edizione e onestamente, speriamo che la tv li riconfermi, perchè meritano quel rilancio internazionale che a loro manca e che non rende giustizia al costante successo in patria.

4. Little Big – Uno (Russia)

I Little Big, al netto di alcune situazioni da chiarire che riguardano il rapporto col mondo LGBT (gira un video che sembrerebbe essere ironico, ma in molti lo hanno visto nel senso opposto) avevano il pezzo per la consacrazione internazionale dopo aver già conquistato la Russia. Potenziale trionfatore al televoto, avrebbe senz’altro fatto gara ai piani altissimi.

3. Eden Alene- Feker Libi (Israele)

Questa ragazza di origine etiope avrebbe portato la lingua amarica all’Eurovision, con un brano crossover che mescola le sonorità internazionali a quelle di quella zona, con in più l’aggiunta anche della lingua ebraica. La selezione, riservata ai soli brani, aveva cinque proposte di altissimo livello. Amici israeliani, datele il biglietto per Rotterdam 2021, lo merita.

2. The roop – On fire (Lituania)

La Lituania, dopo tanti anni di retroguardia, aveva uno dei boomer dell’edizione e sicuramente l’avremmo vista lottare per i piani alti. Un grosso peccato davvero, anche perchè fra l’altro The Roop, già primi in patria, stanno entrando nelle charts delle radio di tutta Europa.

1. Daði og Gagnamagnið- Think about things (Islanda)

Rejkyavik scaldava già i motori, perchè Dadi e la sua allegra famigliola avevano tutte le carte in regola quantomeno per imitare Yohanna (2009) e lottare per il podio. Non sarà facile per la terra dei Geyser, dove pure si fa ottima musica, trovare un’altra entry così forte.

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