Cosa ci resterà di Musicultura 2020, l’edizione delle sfide vinte. Immagini, emozioni e VIDEOINTERVISTE

“La musica contiene in sè la sua ricompensa”. Enrico Ruggeri cita David Byrne dei Talking Heads per descrivere il senso e l’anima di Musicultura, dove artisti giovani e meno giovani si (ri)mettono in gioco nel segno della canzone d’autore. L’edizione che è andata in archivio con la vittoria di Fabio Curto rappresenta in pieno questo mood, che in fondo della rassegna di Macerata è da sempre la cifra stilistica.

Ha vinto il brano più tradizionale, quello più difficile da piazzare sul mercato discografico, soprattutto dopo un esordio tutt’altro che brillante, come ha avuto il cantautore di Acri, ma spesso e volentieri Musicultura ha aperto le porte di Sanremo e allora chissà. Ma se anche così non fosse, Curto ha vinto una sfida con sè stesso, prima ancora del concorso ed è questo quello che più conta: “Avevo fatto The Voice che non era il mio mondo, perchè io ero un buskers, venivo dalla strada – ha detto in conferenza stampa – Musicultura era da sempre il mio sogno nel cassetto, ma allo stesso tempo avevo paura, proprio perchè venivo da un talent. Ecco perchè l’ho fatto senza l’assillo di vincere. Mi piaceva far vedere quanto amo quello che faccio, ho creduto molto nel sentimento consolatorio della musica”.

Ai nostri microfoni, a caldo, dopo la conferenza stampa, è andato più a fondo

Era l’edizione delle sfide. L’edizione della ripartenza, dopo il Covid. Tre mesi di rinvio ed un evento a fine agosto, con un clima tropicale e la necessità di rispettare un rigido protocollo: distanziamenti, niente baci ed abbracci, uno Sferisterio solo pieno per un terzo. A colmare il vuoto, oltre a Radio 1 ci hanno pensato i social: 170000 persone hanno seguito l’evento finale in diretta. Segno che in fondo, dalla pandemia che ci ha chiusi in casa abbiamo saputo trarre anche qualcosa, la capacità di condividere, dal concerto live in streaming dei semifinalisti che ha aperto la rassegna, il primo evento dal vivo, anche se in collegamento, dopo lo stop, a brani di buona fattura, che comunque resteranno in testa

Ezio Nannipieri, direttore artistico

“L’avevo detto più volte, fino a quando non fosse ripartita la musica, non saremmo mai ripartiti del tutto“, ha spiegato Ruggeri in conferenza stampa “Ed è bello farlo qui dalle Marche“, terra che è cara anche al cantautore milanese, cittadino onorario di Marotta, ma anche ad uno degli ospiti, Asaf Avidan, che vicino Pesaro ha una casa ed uno studio di registrazione. La stessa città che è la ‘causa’ del perfetto italiano dell’altro ospite straniero, Salvador Sobral: “L’ho imparato sentendo Luca, il mio compagno di Erasmus, che parlava su skype con la mamma di Pesaro”, ha detto.

IL RACCONTO DELLA FINALE: VINCE FABIO CURTO CON “DOMENICA”

IL RACCONTO DELLA PRIMA SERATA

Una macchina rodata, Musicultura, l’evento che da 31 anni segna la strada nella canzone d’autore. Eppure era come se fosse la prima volta. Perchè appunto c’erano il Covid e le mascherine e il disinfettante sul microfono che passa di mano  e le norme che hanno costretto, per esempio, a sparpagliare noi cronisti in varie parti dell’arena piuttosto che stare tutti insieme. In tutto questo ci sta che qualcosa s’inceppi: è successo, involontariamente, s’intende, con noi di Euromusica, che non abbiamo potuto votare il Premio della Critica perchè nessuno ci ha mai consegnato le schede. Ma pazienza (e bravo Blindur).

Musicultura 2020 era una sfida anche e soprattutto perchè era la prima edizione dopo la scomparsa del fondatore e direttore artistico Piero Cesanelli, ricordato più volte anche attraverso le sue canzoni. Ezio Nannipieri, stretto collaboratore, ne ha preso le redini con garbo e stile,

In questa videointervista racconta la sua esperienza e traccia il bilancio

Alcune cose resteranno, sopratutto di questa edizione: le esibizioni monumentali di Tosca e Ranieri, a loro modo maestri cantori di una musica che costeggia il teatro e che il recente quarto posto a Sanremo dell’artista romana ha rilanciato di prepotenza; il duetto fra Ruggeri e Francesco Bianconi sulle note di “A me mi piace vivere alla grande” di Franco Fanigliulo, cantastorie spezzino scomparso nel 1989 e che proprio in quel brano predisse la sua morte (“Ho un nano nel cervello, un ictus cerebrale“).

LEGGI L’INTERVISTA A SALVADOR SOBRAL DEL NOSTRO SITO PARTNER EUROFESTIVAL NEWS

Ci resterà  un Salvador Sobral semplice e sincero  che la vittoria all’Eurovision e la malattia hanno reso ancora più intenso. E ci resterà, anche, il volo di diversi metri che ha fatto il computer de I Miei Migliori Complimenti,  tranciato di netto dal passaggio di un cameraman e buon per l’artista che il contenitore della sua musica sia rimasto intatto. Non lo vedrete, il 3 settembre alle 23.30 su Rai2 nella sintesi delle due serate. Ma a noi che eravamo in sala ha fatto davvero saltare dalla sedia.

Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cattolico, cittadino d'Europa, sinceramente Liberaldemocratico. Già speaker radiofonico. Ha scritto e scrive di cronaca, sport, religione e sociale per giornali nazionali e locali per vivere; scrive di musica su siti e blog per sopravvivere.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: