Musicultura 2020, vince Fabio Curto con “Domenica”. Il racconto della seconda serata

  • Beppe Dammacco
  • 30 Agosto 2020
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Fabio Curto è il vincitore della trentunesima edizione di Musicultura con la canzone “Domenica“. Il racconto della seconda serata del concorso musicale.

La seconda e ultima serata di Musicultura si apre ancora una volta nel ricordo di Piero Cesanelli, con la sigla “La valigia dell’attore” di Francesco De Gregori.

Sale sul palco Enrico Ruggeri, sulle note di “Vecchio frac” di Domenico Modugno, omaggio al cantautore di Polignano a Mare.

Il conduttore si lascia andare a una serie di ringraziamenti a tecnici, pubblico, organizzatori e istituzioni per aver permesso la realizzazione di questa edizione di Musicultura, e poi subito spazio ai primi ospiti della serata, i Pinguini Tattici Nucleari. Ringo Starr, il singolo sanremese, è il primo brano cantato dalla band indie più amata dal pubblico. Il microfono di Riccardo Zanotti resta chiuso, il cantante non riesce neanche a sentire nell’in-ear, ma stoicamente va avanti con l’esibizione ed è un successo. L’esibizione va avanti con Ridere, “qualcosa che non abbiamo fatto in questo periodo e che dovremmo fare di più”.

Per esigenze di registrazione televisiva, la band della Val Seriana ripete l’esecuzione di Ridere, e Riccardo Zanotti scherza con il pubblico sul suo microfono che fa i capricci.

Esplosione del pubblico, questa è la volta buona. Breve dialogo sul palco con Ruggeri, e poi spazio alla gara. Il conduttore ricorda alcuni degli artisti venuti fuori da questo concorso e cita alcuni membri del comitato artistico di garanzia, che ha segnalato gli otto semifinalisti. Stasera sono in quattro a lottare per la vittoria.

Il primo finalista è Blindur con Invisibile agli occhi. Lenta l’uscita dell’artista non vedente. Grandi applausi per lui che come ricorda Enrico Ruggeri ha già una carriera avviata alle spalle con concerti in giro per il mondo (cantando rigorosamente in italiano), oltre al progetto “Gli ultimi saranno” che l’ha portato a cantare nelle carceri.

Secondo finalista sul palco è Fabio Curto, con Domenica. Solito ringraziamento per il pubblico da parte del cantautore ed ex artista di strada, particolarmente apprezzato dalla platea dello Sferisterio.
Ancora una volta il conduttore ricorda l’esperienza vittoriosa di Fabio Curto nel 2015 a The Voice, accompagnato dalla “dinastia Facchinetti”.

Sugli schermi appare il numero 24763, che a detta di Enrico Ruggeri è il numero di brani portati sul palco di Musicultura. Qui parte il ricordo di Piero Cesanelli, storico direttore artistico di Musicultura mancato a settembre scorso.

Sale sul palco a sorpresa, nom annunciato nel programma ufficiale Roberto Vecchioni, grande amico di Cesanelli, che fa una sorpresa al pubblico omaggiando Piero cantando la sua canzone “Sopra Milano”.

Il professore ricorda Cesanelli esaltando come sempre l’importanza del cantautorato. “Essere famosi a volte coincide con essere fumosi“, nulla di più vero! Il secondo brano regalato da Vecchioni, accompagnato da Lucio Fabbri, è Mi manchi, brano che Piero Cesanelli gli chiedeva sempre di cantare.

Al termine dell’esibizione arriva un premio da parte dei rettori delle università di Macerata e Camerino.

Riparte la gara, il terzo finalista a esibirsi è I miei migliori complimenti con Inter-Cagliari. Durante l’esibizione il cameraman fa volare giù il MacBook, rischiando di danneggiare l’artista ed Enrico Ruggeri blocca l’esibizione per dare la possibilità di riaccendere il computer. Il batterista alle spalle scatena l’inferno accennando anche “We Will Rock You”. Un po’ polemico l’artista, che rivolgendosi alla regia dice “Poi mandiamo in onda tutto questo“. Finiti i collegamenti con il MacBook riparte l’esibizione. Ottimo il supporto del pubblico, che applaude. Il conduttore chiede il significato del titolo, citazione a “Tre uomini e una gamba”.

Quarta e ultima finalista è Miele, con Il senso di colpa. L’artista originaria di Caltanissetta racconta, intervistata da Ruggeri, ciò che l’ha spinta a spostarsi a Milano.

Collegamento con Rai Radio 1 che trasmette in diretta il concorso, con John Vignola che esalta la libertà di espressione.

Bruno Tognolini, poeta ramingo e filastrocchiere, recita il futuro secondo gli occhi di un bambino ricordando anche le filastrocche scritte per la Melevisione.

Arriva il momento dell’intervista musicale: ogni artista in gara presenta un estratto di una canzone a scelta. Il primo a cantare è Blindur, che da buon napoletano ha scelto Lazzari felici di Pino Daniele. Segue Fabio Curto, che canta Piazza Grande di Lucio Dalla (ricordando che è bolognese di adozione ed ex artista di strada). I miei migliori complimenti sceglie Marmellata #25 di Cesare Cremonini, perché appena l’ha sentita ha voluto provare a cantarla anche lui (cambiando leggermente il testo, da “l’ho trovata” a “è scaduta”). Chiude il cerchio Miele, con Grande figlio di puttana degli Stadio, che i genitori le facevano ascoltare quando era bambina e che dedica ironicamente al chitarrista. Si chiude con una common song, Una storia da cantare di Enrico Ruggeri, che al termine di questo emozionante momento omaggia Ron per i suoi 50 anni di carriera (e sugli schermi viene trasmessa la sua partecipazione come ospite di Musicultura nel 2002, sulle note di “Non abbiam bisogno di parole”).

È dunque giunto il momento della votazione, con 10 minuti di pausa.

Rientra Enrico Ruggeri, che presenta il premio della critica, consegnato da Roberta Balzotti di TGR Marche, assegnato dalla Sala Stampa a Blindur.

È il momento di un nuovo ospite, con Enrico Ruggeri che legge sul gobbo di “un giovane artista portoghese”, ma ovviamente è sbagliato. Finalmente arriva l’ospite internazionale di oggi: Asaf Avidan, che apre l’esibizione con Lost Horse per pianoforte, sintetizzatore e drum machine, e poi ci regala il suo pezzo più noto, Reckoning Song, in versione solo chitarra e voce.

Da notare che l’artista israeliano, spostandosi alla chitarra, ha spostato da sé l’asta del microfono senza attendere l’aiuto dei tecnici. Il pubblico batte le mani a tempo con l’inciso, per poi esplodere sul finale. L’intervista finale con Enrico Ruggeri è per metà in italiano e per metà in inglese: Asaf Avidan si è trasferito nelle Marche e sta imparando la nostra lingua. Perché si è trasferito nelle Marche? “Se va bene per Pavarotti va bene anche per me“, ma anche per il panorama, il buon cibo, e soprattutto “per sentire il suono del silenzio dentro me, il caos nebuloso“.

Esce l’artista israeliano, e arriva una nuova ospite: Lucilla Giagnoni. L’attrice recita un monologo molto toccante ispirato all’Apocalisse, ultimo libro della Bibbia.

È il momento di un volo dal teatro alla musica, e si torna indietro nel tempo con il Gruppo Ocarinistico Budriese, i sette musicisti che portano avanti una tradizione lunga 150 anni. Il primo brano suonato da loro è “Largo al factotum” dall’opera “Il barbiere di Siviglia”.

La palla passa a Rai Radio 1, e sul palco arriva Francesco Bianconi.
Il cantautore toscano, voce maschile dei Baustelle, che rende omaggio a Luigi Tenco con Quello che conta per poi cantare L’Abisso, brano che ha anticipato il suo album “Forever“, primo da solista. Enrico Ruggeri prende il microfono e duetta con Bianconi sulle note di “A me mi piace vivere alla grande”, brano presentato da Franco Fanigliulo a Sanremo nel 1979.

È arrivato il momento fatidico: breve recap dei quattro finalisti, e proclamazione del vincitore. Enrico Ruggeri tira fuori dalla sua giacca la busta con il nome del vincitore e chiama sul palco i finalisti.

Vince la trentunesima edizione di Musicultura Fabio Curto, premiato da Paola Promisqui (moglie di Piero Cesanelli). Il vincitore di Musicultura, Fabio Curto, esegue il suo brano, Domenica, che gli ha permesso di vincere questo premio.

Per l’ultima volta Enrico Ruggeri saluta il pubblico, con i consueti ringraziamenti, e la serata termina con la sigla di questa edizione, “La valigia dell’attore” di Francesco De Gregori.

Termina così la trentunesima edizione di Musicultura, la prima senza Piero Cesanelli, come ogni anno allo Sferisterio di Macerata.

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