È uscito “Per gli amici”, l’album postumo di Ivan Graziani, ed è un piacere per le orecchie

A 26 anni dalla sua morte, avvenuta il 1 gennaio 1997, esce un album di inediti di Ivan Graziani. Lo ha pubblicato la famiglia. Si intitola “Per gli amici”: otto tracce ritrovate nei cassetti, sistemate e prodotte dal figlio al figlio Filippo Graziani e distribuite dalla storica Numero 1 (con cui il cantautore aveva pubblicato il suo primo album).

Si tratta del primo lavoro a 30 anni dall’ultimo, una notizia che davvero ci riempie di gioia e fa tornare alla memoria e alle orecchie il sound di uno degli artisti più sottovalutati della scena italiana, mai abbastanza considerato, eppure uno dei cantautori e musicisti che più ha rivoluzionato il modo di intendere la musica d’autore e il rock italiano.

Se il nuovo album è giunto sino a noi, è merito della moglie Anna Bischi – donna di rara bellezza e dolcezza e dei figli, Tommaso e Filippo. Entrambi musicisti: il primo batterista di lungo corso, poco avvezzo alle luci della ribalta, professionale e solidissim, il secondo più mainstream e pure lui passato da Sanremo come il padre. Con poca fortuna, come il padre.

 

Come svela lo stesso Filippo gli otto brani, presumibilmente, appartengono agli anni 1987-1991, periodo in cui Graziani creò uno studio di registrazione in casa sua.

Il lavoro era stato anticipato da un duetto virtuale. Si tratta di “I marinai”, canzone inedita di Graziani, registrata parzialmente su un nastro risalente alla fine degli anni ottanta da Graziani e rimasto incompleto, che Colapesce e Dimartino hanno inciso in un duetto virtuale nel 2023. Nell’album dii Graziani invece è compresa la traccia orginale, intitolata “La canzone dei marinai”.

Ai cronisti dice:

“Sapevamo che, da qualche parte, quei brani esistevano. Il modus operandi di mio padre era particolare: prima di andare in studio registrava dei “provinacci” su audiocassette. A casa abbiamo quintali di TDK con voce e chitarra. Le teniamo sotto vuoto dentro delle valigie, per non rovinarle. Ci siamo sentiti come i goonies alla ricerca del veliero. I brani li ha scovati mio fratello Tommy. Poi ha comprato su eBay la strumentazione per il riversamento dal formato Adat a digitale. E’ accaduto prima del Covid. E a quel punto, senza fretta, sono intervenuto io.

Le registrazioni erano ottime, ma fatalmente incomplete. Ho dato le batterie a Tommy, i bassi ai miei musicisti. Ed io ho dato “ciccia” a voce e chitarre. Sfruttando la nostra similarità, in alcuni brani ho aggiunto la mia voce a quella di papà per riempire la mancanza di frequenze (derivante dai microfoni dell’epoca). Sono stato una sorta di Intelligenza Artificiale del disco, e se non l’avessi raccontato non se ne sarebbe accorto nessuno”

Stare qui a ricordare chi è stato e cosa ha rappresentato Graziani è persino inutile. Abruzzese di Teramo, ha rappresentato una delle voci più libere del rock italiano. Schivo, refrattario ai riflettori, ha scritto alcune delle più belle canzoni  della storia recente italiana: da “Lugano addio” a “Firenze (Canzone triste)“, passando per “Il Chitarrista” e “Agnese”.

Per lui anche due partecipazioni al Festival di Sanremo, nel 1981 con “Franca ti amo” e nel 1994 con “Maledette Malelingue”. Malato da quasi due anni di tumore al colon, Ivan Graziani muore il 1. gennaio 1997, all’età di 51 anni, nella sua casa di Novafeltria, dove aveva chiesto di tornare dall’ospedale per le festività natalizie. Con lui vengono seppelliti, nel cimitero locale, una delle sue chitarre (una Gibson che chiamava “mamma chitarra”) e il suo gilet di pelle cui aveva applicato un gancio affinché potesse sorreggere la chitarra.

 

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