“Controvento” di Arisa sarà tradotta in spagnolo

“Controvento” di Arisa  è pronta per sbarcare all’estero.  Parola di Giuseppe Anastasi, suo autore di fiducia. Il 38 enne paroliere e compositore siciliano ha parlato con noi (e con un quotidiano locale) a Ponte San Giovanni, frazione di Perugia,  a margine della sua partecipazione come giurato alla quattordicesima edizione del concorso nazionale per giovani musicisti e cantanti Saremo al Centro.

La canzone da lui scritta, con cui l’interprete lucana ha vinto l’ultimo festival di Sanremo sarà presto tradotta in spagnolo col titolo di “Contraviento“, seguendo così le orme deLa notte”, seconda nel 2013, che sbarcò non solo in Spagna ma anche in Messico grazie alla cover realizzata dal gruppo Sandoval. Un progetto, quello avviato per Arisa nato dall’accordo fra la Warner Chappell italiana e una società di produzione internazionale. Il brano, secondo quanto si apprende sarebbe già stato inciso e la stessa artista ne ha eseguito recentemente uno stralcio.

Arisa

Anastasi, cresciuto artisticamente nel CET di Mogol a Toscolano (l’Umbria che ritorna…) è attivo con successo da quasi 15 anni ma è negli ultimi cinque che la sua carriera autoriale è decollata: due Sanremo vinti (è sua anche “Sincerità”, con cui Arisa sbancò le Nuove Proposte 2009) e ottimi riscontri discografici: “E’ successo tutto molto in fretta – dice – e soprattutto l’ultima vittoria a Sanremo è giunta inattesa. Sapevo che “Controvento” aveva le caratteristiche per fare bene, ma non mi aspettavo davvero il successo.  Quindi è stato ancora più bello

L’occasione per noi è stata buona anche per una chiacchierata con lui a più ampio raggio sul mondo della musica e sui giovani, quelli agli inizi della carriera (al pari di quelli visti in gran parte nel concorso perugino) e quelli che cominciano già a farsi largo: “La strada è lunga e difficile, ma i sogni non vanno mai abbandonati, ma anzi coltivati – spiega Anastasi – anche se al giorno d’oggi è comunque importante tenersi comunque una uscita di sicurezza che possano essere gli studi o un lavoro. Chi però vuole vivere di musica, non deve abbattersi, anche se troverà le strade in salita. Anche il percorso che può sembrare più facile ed immediato, quello dei talent show, è lungo e tortuoso: fanno i provini in 70mila, ma arrivano in pochi. Cosa fa la differenza allora? Lo studio. Non basta saper cantare, bisogna studiare l’arte della musica e del canto, per potersi distinguere dalla media. E non abbattersi di fronte alle porte sbattute in faccia. Concorsi, come quello di Ponte San Giovanni sono importanti anche se non si vince, perché aiutano a forgiarsi. In questo caso poi c’era anche un’orchestra a disposizione e non capita tutti i giorni, perché di solito nei concorsi si canta sulla base. Quindi era un’occasione doppiamente importante”.

Giuseppe Anastasi

La dimensione live, del resto, resta molto spesso la sola opportunità per tanti ragazzi per farsi conoscere, anche per chi magari ha avuto la fortuna di poter incidere un primo disco, visto che sempre più difficilmente le radio lasciano spazio a giovani emergenti: “Purtroppo oggi molte emittenti sono diventate essere stesse editori musicali – dice Anastasi – e quando questo accade si scivola nel conflitto di interesse. Per fortuna, ci sono le serate live per potersi far conoscere”.

Tornando all’Europa, inevitabile che il discorso scivoli sul palco più importante, quello dell’Eurovision Song Contest. Quando gli si chiede se Arisa sia pronta per un evento simile la risposta è sincera: “Lei sì, ma non so se con gli ultimi risultati, mi riferisco in particolare a quello recente di Emma, sia una cosa buona, in questo momento, anche se quel palco dà una grande visibilità. Credo che dovremmo tornare a portare in manifestazioni come quella la melodia italiana, senza inventarci niente. E’ per quello che siamo conosciuti all’estero oltreché per il calcio, la Ferrari e la cucina. Portando la nostra melodia, sicuramente troveremo riscontri maggiori”.

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