Aspettando Sanremo/2: dieci testi ‘scandalosi’ della storia del Festival
Secondo appuntamento con il nostro viaggio a caccia delle perle del festival di Sanremo, in attesa della nuova edizione. Oggi spazio a dieci canzoni con testi che per un motivo o per l’altro erano talmente fuori dai canoni sanremesi da far gridare allo scandalo, o quasi.
1) Volo AZ504 – Albatros (1976)
Siamo nel 1976 e l’aborto, in Italia, è ancora illegale. Verrà legalizzato solo due anni dopo. Gli Albatros, band progressive rock cantano di una donna che lascia il suo uomo che l’ha costretta ad andare ad abortire all’estero. Recitativo su una melodia quasi cinematografica, il brano fa parecchio discutere, ma è quello che ci vuole per rivitalizzare un festival agonizzante, dopo l’edizione ‘zero’ dell’anno prima. Arrivano terzi e si, quello che canta è Toto Cutugno. L’avreste mai detto capace di scrivere un pezzo del genere? Cantò di aborto anche Nek, nel 1993, con identico scandalo.
2) A me mi piace vivere alla grande – Franco Fanigliulo (1979)
Anno 1979. Anticonformista, teatrale, Fanigliulo cede ai rituali sanremesi, ma lo fa a modo suo. “A me mi piace vivere alla grande” scandalizza” l’Ariston. In tanti non capiscono l’ironia del testo che subisce anche una censura (“foglie di cocaina” diventa “bagni di candeggina“). Restano però i riferimenti – assai avanti per l’epoca – ai travestiti (“Guglielmo ha un reggipetto, che se lo mette spesso, nel cuore della notte“) e quelli che a qualcuno puzzano di blasfemia e invece sono solo una allusione a una marca di pantaloni e al celebre film religioso (“Adesso che Gesù ha un clan di menestrelli, che parte dai blue jeans e arriva a Zeffirelli“). Arriva sesto, in un’annata licenziosissima dove anche Enzo Carella (secondo) e persino Enrico Beruschi hanno testi fuori dagli schemi. Crudele destino, 10 anni dopo Fanigliulo morì proprio di quell’ictus che cantava….
3) Voglio l’erba voglio – Francesco Magni (1980)
Cantautore controverso e alternativo, Francesco Magni scrive questo pezzo per il Sanremo 1980 ed è incredibile che nessuno lo censuri, in quegli anni. Dentro c’è tutto: riferimenti alla “Marcia dei 40000” che segnò un’epoca nella storia del sindacato e dalla Fiat (ma è una previsione, visto che si svolgerà 10 mesi dopo), al femminismo, alla ricerca del benessere spirituale e fisico, al Papa e come si evince chiaramente dal titolo anche alle droghe leggere. E allo stato, con tanto di presa di posizione politica: “non c’è mai stato, lo stato, lo stato, lo stato s’è spostato … s’è spostato! C’è il multinazionato… nato… nato o forse un’illusione in tanta confusione“. Dodicesimo, premio della Critica. Curiosamente, mentre lui canta di droghe leggere, nella stessa edizione Alberto Beltrami canta “Non ti drogare” (e viene eliminato).
4) L’italiano- Stefano Rosso (1980)
Uno che tre anni prima aveva cantato “che bello, due amici una chitarra e uno spinello“non poteva andare a Sanremo con un pezzo qualunque. E la cosa che più impressiona è che questo ritratto dell’italiano del 1980 è assolutamente attuale, potrebbe essere benissimo stato scritto oggi, basta solo sostituire i riferimenti all’attualità. In tal senso, il confronto con l’altro ritratto dell’italiano, quello di Cutugno del 1983, è impietoso (per il secondo).
5) Cronaca- Luna (Giovani 2000)
Claudio Mattone, autore di lungo corso, affida a questa diciannovenne napoletana un pezzo difficile, per nulla orecchiabile ma con un testo che è un cazzotto. Parla di un adolescente morto per overdose e dell’indifferenza della gente e il pubblico premia anche l’interpretazione intensa, pur in presenza di una melodia complessa. Arriva terza.
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6) Era bello il mio ragazzo – Anna Identici (1972)
A turbare le coscienze della gente e rovinare la liturgia del Sanremo “cuore e amore” degli anni 70 arriva Anna Identici, protagonista di una prima parte di carriera all’insegna delle canzoni leggere e che invece qui porta sul palco dell’Ariston questa ballata folk sul tema delle morti bianche. Una svolta troppo forte e un tema ancora troppo difficile per quegli anni, che non le consentono l’accesso in finale.
7) 4 Marzo 1943 – Lucio Dalla (1971)
La scure della censura si abbatte pesantemente su questo pezzo che arriva comunque ottimo terzo e che avrebbe dovuto intitolarsi “Gesù Bambino”, ma fu titolo giudicato irrispettoso, considerando anche la storia narrata, quella di una ragazza madre, che ha un figlio con un ignoto soldato alleato. Il testo subisce – ma solo nella versione sul palco – pesanti cambi: e “e anche adesso che bestemmio e bevo vino, per ladri e puttane sono Gesù Bambino” diventa “e ancora adesso che gioco a carte e bevo vino, per la gente del porto mi chiamo Gesù Bambino“.
8) Contessa- Decibel (1980)
Un Ruggeri agli esordi scrive questo pezzo su una antica donna di facili costumi, comunque racconta una storia “illegale” per quegli anni, all’inizio del decennio che però sdoganerà definitivamente la musica come porto franco contro una società ancora pesantemente bacchettona. Qualcuno – forse la stessa band – fece circolare la voce che la Contessa del titolo fosse Renato Zero, ma ancora oggi questa è una leggenda. I Decibel, fra l’altro, sono pronti a ritornare insieme.
9) Io sono una finestra – Grazia Di Michele e Mauro Coruzzi (2015)
Bellissimo e struggente testo firmato dall’orvietano Raffaele Petrangeli che descrive la disforia di genere con garbo e delicatezza, come garbata e delicata è l’intepretazione dell’attore drag queen (qui in versione maschile) e della cantautrice. Poco da dire: è forse il testo più bello degli ultimi 15 anni ed è strano che quella stessa gente che in questa edizione criticò l’esibizione di Conchita Wurst non disse nulla su questo testo. Forse perchè ‘Platinette’ era vestita da ‘Mauro Coruzzi’…
10) I giorni dell’arcobaleno – Nicola Di Bari (1972)
Nicola Di Bari è il primo e unico della storia del Festival a vincere due festival consecutivi, con in mezzo anche Canzonissima. L’edizione del 1972 la vince con un pezzo censuratissimo dagli autori sanremesi dell’epoca, che parla della prima volta col sesso per una tredicenne. Così alcune parti del testo vengono pesantemente cambiate: da 13 gli anni diventano sedici nel verso: Vivi la vita da donna importante/Perché a tredici anni hai già avuto un amante” mentre “giacesti bambina” diventa “tu eri bambina”. Il primo verso resta censurato anche nella versione che Di Bari porta in concorso ad Eurovision, mentre l’altro torna nella versione originale. Parla di amore e cotte proibite anche Leo Leandro, in “Caramella” (Giovani 1993), con ben altri risultati.
https://www.youtube.com/watch?v=bSAP6etU5OA

