Sanremo 2017, l’Eurovision ad intermittenza e i soliti soloni saccenti
Avanti piano. Ma avanti. Ogni anno il Festival di Sanremo attinge sempre di più all’Eurovision Song Contest e questo non può che far bene alla rassegna. Finita la generazione da prosciutto sugli occhi e soprattutto, tornati a godere del più grande spettacolo televisivo del mondo, la Rai ha improvvisamente scoperto che quella rassegna tanto bistrattata in passato è un modello di regia, di modernità e di freschezza televisiva. Così in uno show che è ancora molto tarato sul target ‘anziano’ del canale ammiraglio, entrano in punta di piedi aspetti che la nostra tv non avrebbe probabilmente mai visto, senza essere tornati in Europa.
Per esempio una grafica fresca e moderna. Palesemente ispirata a quella dell’ultima edizione dell’Eurovision (come spiega bene questo articolo di Eurofestival News). Non solo, ogni canzone è stata preceduta da un veloce gioco di luci, unito ad un piccolo effetto sonoro, come che accade da qualche tempo proprio all’Eurovision. Una svolta nel segno della modernità che ha riscosso il consenso di tanti.
Tranne Mario Luzzatto Fegiz, che dall’alto della sua saccenza, quella stessa che lo fa ancora giudicare male la rassegna eurovisiva anche dopo averne visto i cambiamenti, non ha mancato di mostrare la propria classe definendo il diretta al Dopofestival questo modo di accompagnare le canzoni “scorregge elettroniche”. Ma tant’è. La tv sta cambiando, dovrà pur farsene una ragione.
Lo spot dimenticato, i punteggi e… tutto il resto. Certo, per l’Europa manca ancora un tratto di strada. Per esempio, si potrebbe cominciare a ridurre la durata dello show. Ieri s’è chiuso alle 0.40, dopo oltre 4 ore di diretta. Carlo Conti si affrettava a dire “ritmo, ritmo”, ma alle 22.30, l’ora nel quale all’Eurovision – che comincia mezzora dopo Sanremo, alle 21 – hanno già cantato in 16 e si sta per dare il via alle votazioni, a Sanremo hanno cantato appena in 6 su 11. Questo eviterebbe anche – per esempio – che gente come i Clean Bandit (nettamente la cosa migliore in Europa adesso) canti a mezzanotte e mezza passata.
E dire che alla fine delle esibizioni c’era persino un recap in stile eurovisivo, con i brani riassunti in una breve clip per ricordarli meglio nell’ultima fase delle votazioni. A proposito di queste ultime, basterebbe fare solo uno sforzo, ed aprirle solo alla fine di tutte le esibizioni. Così, giusto per equità. Così come l’equità migliore si avrebbe trasformando – come all’Eurovision – le classifiche separate del televoto e delle giurie (quante e quali esse siano), in punti. Il televoto manterrebbe il suo peso, ma sarebbe un vero 50% (o 40% quando la giuria è a tre), mentre invece come è noto, con 5 voti a disposizione per ogni utenza telefonica, il peso sarà comunque sempre maggiore rispetto a un qualunque giurato che può esprimere un solo voto per artista.
Ieri intanto, nessuna traccia dell’annunciato spot per l’Eurovision che sarebbe dovuto andare durante queste serate. Nè alcuna parola sul fatto che il vincitore del Festival, se lo vorrà, potrà rappresentare l’Europa a Kiev il prossimo maggio. Insomma, si attinge a piene mani dall’Eurovision, ma non se ne parla, se non in conferenza stampa, quando Conti ha spiegato che in caso di rinuncia del primo si andrà per ordine di classifica. L’Europa non è lontana, ma nemmeno così vicina, in fondo.
