Eurovision 2019: i volti dell’amore e lo strano destino di Irlanda e Romania

Ah l’amore, questo folle sentimento”, cantava la Formula 3 nel solco di Mogol-Battisti. La seconda semifinale dell’Eurovision Song Contest, quanto ad amore non ha deluso. Ce n’era per tutti gusti e in gran parte lo risentiremo in finale sabato sera. Certo l’urna era stata assai burlona, inserendo in questo girone tutte le canzoni che in un modo o nell’altro declinavano il sentimento con sfumature struggenti.

“Loving you is a losing game“, canta Duncan Laurence nella sua “Arcade”. Il cantautore olandese, fra i favoriti per la vittoria, strizza l’occhio ad Amy Winehouse ma ancora una volta è quello che ha dato la maggior sensazione di poter vincere: sarà con lui, probabilmente, più che con Sergeij Lazarev (che con  “Scream” riporta la Russia in finale dopo due anni di buio, se la dovrà vedere Mahmood.

Amore finito, che lascia un taglio nel cuore. “Loving you is an hard price to pay“, canta Ester Peony, lasciata dal fidanzato che ancora ama. Proprio come Sarah Mc Ternan:Anywhere I go reminds me of the things we used to do/And I dream about the street where we kissed out of the blue /It’s your house, number 22″. 

Ma quando l’amore finisce, bisogna pur farsene una ragione, avranno pensato il pubblico televotante e le giurie nazionali. E così le due ragazze vanno entrambe a casa. Insieme ad Anna Odobescu, pure lei straziata da un amore complesso: “Stay, until I find a way to stay together, it’s now or never”.

Meglio l’amore puro, nobile, quello dolce e senza barriere: “Love is forever and everyone“, come canta la danese Leonora. O l’amore senza tempo: “It’s too late for love?”, si chiede John Lundvik. La risposta sin qui, pare negativa. Se invece preferite l’amore carnale, allora la scelta che fa per voi è “She got me” di Luca Hänni, che per intanto, insieme all’azero Chingiz, pure lui in finale, ha infiammato anche ormoni sparsi.

Detto dell’amore per tutti i gusti, la seconda semifinale porta in dote anche il banger dell’edizione “Spirit in the sky” dei KEiiNO, che  celebra l’aurora boreale della loro Norvegia, pare destinata a fare gara di testa, visto anche che ha pescato lo slot della seconda metà. Ma porta in dote anche le due voci femminili migliori, ovvero Jonida Maliqi, forte e potente con la sua epica ed etnica “Khteju tokes”, che tiene alto il nome dei pezzi in lingua nazionale  e Tamara Todevska.

La macedone è l’esempio di come molte cose stiano cambiando all’Eurovision: anni fa non sarebbe bastata una performance vocale superba per accedere in finale nonostante un brano più antico che brutto, su un tema importante ma abusatissimo a livello eurovisivo: sabato sera è destinata probabilmente al fondo classifica ma esserci dopo sette anni, è una iniezione di fiducia per un Paese che continua a proporre artisti di grande spessore sul palco eurovisivo.

Infine c’è Malta: Michela Pace, prodotta dalla Sony Italia, porta il suo “Chameleon” in finale, confermando il marchio Symphonics come garanzia eurovisiva. La piccola isola del Mediterraneo potrebbe anche un po’ sparigliare le carte: staremo a vedere.

Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cattolico, cittadino d'Europa, sinceramente Liberaldemocratico. Già speaker radiofonico. Ha scritto e scrive di cronaca, sport, economia e sociale per giornali nazionali e locali per vivere; scrive di musica su siti e blog per sopravvivere.

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