Il nostro Buon Anno di pace e speranza con “99 Luftballons” dei Nena
Buon 2025 a tutte le nostre care lettrici e cari lettori. L’anno che è appena terminato, il 2024, è stato un anno a due facce, come una medaglia. È stato l’anno in cui Euromusica, il sito che state leggendo, la nostra casa per le parole sulla musica europea da quasi 17 anni, è diventato testata giornalistica sotto la direzione del suo fondatore, Emanuele Lombardini, con cui chi vi scrive ha la fortuna e il piacere di collaborare da ormai 5 anni.
Di traguardi ne abbiamo tagliati tanti, in questi 17 anni come redazione vi abbiamo presentato la musica europea a 360 gradi. Vi abbiamo portati con noi tante volte per raccontare da vicino eventi musicali, concerti, festival e talent. Con le nostre videointerviste vi abbiamo permesso di conoscere gli artisti emergenti più interessanti e anche di scoprire un lato più umano di chi fa della musica (o almeno ci prova) la propria ragione di vita.
Il fatto di esserci riusciti, in questi quasi 17 anni, per noi è una grande vittoria e vale più di qualsiasi riconoscimento o medaglia d’oro. A proposito di medaglie, quelle sportive però, l’anno appena trascorso ne ha portate tante ai Giochi Olimpici di Parigi: nella scherma, per esempio, con il primo storico oro a squadre nella spada femminile, o anche il primo oro in assoluto nella pallavolo femminile.
Come dimenticarci poi dei trionfi nel tennis, con Jannik Sinner (stabilmente al numero 1 del ranking mondiale) e Jasmine Paolini che hanno raggiunto risultati mai ottenuti prima nella storia del tennis italiano. Una striscia di successi culminata poi con il successo alla Billie Jean King Cup con la squadra femminile e alla Coppa Davis con la squadra maschile, senza dimenticare poi delle ATP Finals di Torino e dei numerosi slam e tornei individuali sui quali ha sventolato il tricolore.
Anche chi non ha raggiunto la medaglia, però, ha insegnato tanto: Benedetta Pilato, con il suo quarto posto, ha insegnato che anche rimanere giù dal podio per pochissimo può essere considerato un successo, che non sempre si può vincere ma quello che conta è godersi il momento. Sicuramente il momento se l’è goduto Celine Dion, che segnata dalla malattia ha emozionato il mondo intero cantando “Hymne a l’amour” di Edith Piaf dalla cima della Torre Eiffel nella cerimonia di apertura delle Olimpiadi.
Ha emozionato e soprattutto si è emozionato Nemo, primo artista non binary a vincere l’Eurovision Song Contest, che sul palco di Malmö ha “rotto il codice” (I broke the code, per citare il testo del brano) e pure il microfono di cristallo riportando la Svizzera sul tetto d’Europa, proprio dopo Celine Dion, grazie alla sua “The Code”. E chissà che quel regno che lui ha trovato, tra gli zero e gli uno, non sia proprio l’arena St. Jakobshalle di Basilea, che ospiterà la prossima edizione del concorso.
Tante vittorie, tante emozioni, ma anche altrettante sconfitte, e non solo sportive: non parliamo della spedizione agli Europei di calcio, tutt’altro che positiva per la Nazionale di Luciano Spalletti, e nemmeno dell’argento di Filippo Macchi nel fioretto maschile. Non ci focalizziamo sul ritiro di Angela Carini contro la neo campionessa olimpica Imane Khelif, quanto sul discorso che ne è scaturito e che, pur non essendo nel focus della nostra testata, è l’ennesima grande sconfitta per i diritti civili.
Come d’altronde è una sconfitta quella indicata dal numero di donne vittime di femminicidi, 110 all’inizio di dicembre, un dato che definire allarmante è riduttivo. Significa che dalla scomparsa di Giulia Cecchettin, che ha profondamente segnato tutti quanti, non abbiamo imparato proprio nulla.
Non ci si aspettava molto di diverso da un mondo senza un briciolo di umanità, in cui anche il sostegno sacrosanto al popolo palestinese talvolta arriva senza discotarsi dall’operato di Hamas, come se in pratica il 7 ottobre 2023 non fosse mai accaduto. D’altro canto però è innegabile la gravità di quanto portato avanti dall’esercito di Israele spinto dal presidente Netanyahu, che continua a mietere vittime innocenti per un mero desiderio di vendetta non mettendo mai fine all’ennesima guerra.
Non ci saranno vincitori e nemmeno vinti, come non ce ne saranno neanche nella sanguinosa guerra che l’esercito russo sta portando avanti da quando, tre anni fa, è iniziata l’invasione nella martoriata Ucraina. Il conflitto non accenna a placarsi, il tempo passa ma ciò che conta è che decine di migliaia di vite umane hanno incontrato la parola fine, e quando la violenza prende il sopravvento, in tempo di guerra come anche in pace, è una sconfitta enorme per tutti quanti.
E dunque, in un mondo devastato dalle guerre, dalla violenza, dalla distruzione sarebbe bene tornare per un attimo bambini, inconsapevoli e innocenti, prendere 99 palloncini rossi e farli volare liberi nell’aria. E immaginare che, anche uno solo di quei palloncini rossi non possa essere scambiato per un ufo dalle forze militari, ma possa portare con sé un forte messaggio di pace e di speranza.
Novantanove anni di guerra non hanno lasciato posto ai vincitori. I ministri della guerra non esistono più, e nemmeno i caccia da combattimento. Oggi passeggio in giro, vedo il mondo in rovina. Ho trovato un palloncino, penso a te e lo lascio volare.
La speranza è che questo 2025 appena iniziato possa sicuramente essere migliore dell’anno appena trascorso. Che ogni guerra possa finalmente cessare, che la pace possa finalmente tornare a regnare sulla terra, che la violenza possa essere solo un lontano ricordo e che nessun essere umano possa mai perdere la speranza. Tanti cari auguri di buon 2025.
