Ulrik Munther pubblica “C’est la vie”, nuovo singolo pop che porta a sganciarci dal passato

Qualcuno forse ricorderà l’oggi 26enne Ulrik Munther quando partecipò a ben due Melodifestivalen: l’edizione del 2012 con Soldiers, dominata però da Loreen con Euphoria, e poi l’anno successivo con Tell The World I’m Here quando a vincere fu Robin Stjernberg. A lanciarlo nella musica dei grandi è stata la versione junior del concorso svedese, ovvero il Lilla Melodifestivalen del 2009 che la cui vittoria gli ha permesso di partecipare e bissare il trionfo al MGP Nordic, un ex contest di Stati scandinavi per bambini.

Per ora conta all’attivo tre album: l’ultimo è di cinque anni fa. Non si può dire che non abbia ottenuto successo, almeno in patria: infatti il suo album di debutto in studio, Ulrik Munther del 2011, ha raggiunto la prima posizione in Svezia tra i più venduti. Il suo secondo album in studio invece, Rooftop del 2015, ha raggiunto un buon quarto posto.

Nel frattempo ha pubblicato una serie di singoli. Quest’anno in particolare Bloom, Man In Need e di una settimana fa C’est la vie. Il suo è il tipico pop di quelle zone, ma si può chiaramente notare una maturazione nello stile, oggi più sofisticato, rispetto ai brani presentati al Melodifestivalen: forse ora sarebbe più pronto a rappresentare il proprio Paese all’Eurovision Song Contest.

Concentrandoci sull’ultimissimo singolo, C’est la vie, Ulrik Munther torna indietro nel tempo e con la sua voce delicata ci ricorda la sua infanzia. Queste le parole dell’artista sul brano che ci porta in realtà a sganciarci dal nostro passato per rinnovarci continuamente:

Da bambini guardiamo agli adulti. Ma da adulto, mi trovo sempre più ispirato dai bambini. Sono onesti con le loro emozioni, chiedono aiuto quando ne hanno bisogno e non hanno paura di provare. Le loro menti sono aperte e le loro prospettive sono in costante cambiamento.

Non posso parlare per tutti, ma sono abbastanza sicuro di non essere solo a sentirmi inscatolato a volte. È difficile cambiare perché continuo a guardare la mia storia sentendomi sotto pressione per difenderla, invece di lasciarla andare e guardare avanti.

Penso che il mondo sarebbe un posto migliore, e le persone sarebbero molto più felici se non ci definissimo così tanto dalla nostra storia, ma piuttosto dalla nostra volontà e capacità di ascoltare, imparare e impegnarci.

La vita è un cambiamento costante. Puoi combatterla o seguirla. È la vita.

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