Scatta l’Eurovision Song Contest 2016: Francesca Michielin a caccia del colpo

Ci siamo. Stasera alle 21 è il grande giorno. Comincia l’edizione numero 61 dell’Eurovision Song Contest. Le luci della Globen Arena  accoglieranno 43 cantanti, per altrettanti paesi in concorso. “Come together” è lo slogan dell’anno e mai come stavolta appare indovinato. In un momento storico sociale nel quale l’unità europea scricchiola e si vogliono alzare i muri, la musica ci riunisce, idealmente e non solo, in un unico grande coro. Tutti insieme, “Nessun grado di separazione” o meglio “No degree of separation”, come il titolo della canzone con cui Francesca Michielin ci rappresenterà nella finale di sabato sera.  Un concetto anche quest’anno declinato attraverso molte storie raccontate in musica.

POPOLI IN FUGA E MIGRANTI – Le storie raccontate dall’ucraina Jamala (la deportazione del popolo tataro di Crimea nel 1944 che si fonde con la situazione della Crimea di oggi) e dai greci Argo (figli di migranti, fuggiti dal ponto ai tempi dell’occupazione ottomana, anche qui fuso con i tanti drammi della Grecia di oggi) sono il segno che da tempo all’Eurovision sono più soltanto canzonette. Ed è bello che l’identità sia protetta cantando anche in parte nella propria lingua (addirittura per entrambi il dialetto).

Francesca Michielin@Andreas Putting EBU

Francesca Michielin@Andreas Putting EBU

OLTRE LA CRISI (MA NON TUTTI) – La Grecia è anche l’ideale filo rosso di chi ha voluto esserci nonostante la crisi, nonostante un Paese che fatica e una tv che non ha più un soldo. Come quella della Bosnia, ormai con un piede e mezzo nel baratro, strozzata dai debiti e da una gestione più politicizzata di quella nostrana, che fa fatica a tenere insieme le tv espressioni delle varie etnie.  BHRT mancava dal 2012 e quest’anno è tornata, come sono tornate Croazia, Bulgaria e Ucraina, dopo essersi prese dei turni di riposo. Chi non ce l’ha fatta è la Romania: l’EBU l’ha espulsa, perché i debiti non li pagava da anni e così Ovidiu Anton che si era regolarmente qualificato, a Stoccolma non c’è.

IL FESTIVAL DELLA SVEZIA… – Come già due anni fa a Malmo, la fa da padrone il modello svedese. Non solo per il cambiamento nel sistema di calcolo e annuncio dei voti, che di fatto porterà ad un raddoppio delle cifre, mutuato dal Melodifestivalen (il concorso nazionale svedese) ma anche perché in tanti si sono rivolti al supermarket del pop made in Sweden: Azerbaigian, Moldavia, Malta, Repubblica Ceca, Cipro, Bulgaria, Lituania, Norvegia, Georgia oltre ovviamente alla Svezia stessa hanno tutti almeno un autore svedese.

… E DELL’ITALIA – Ma come ormai succede ormai da anni, c’è tanta Italia. Francesca Michielin, ma anche Laura Tesoro, che è nata e cresciuta in Belgio da padre italiano. O come Giampiero Soncini, ingegnere bolognese e amministratore delegato della della SpecTec (multinazionale canadese leader nel software per la gestione e manutenzione di navi mercantili e piattaforme petrolifere, con 23 sedi nel mondo). Che cosa c’entra con l’Eurovision? Semplice. E’il manager dei ciprioti Minus One. Appassionato di chitarre distorte e dei Deep Purple (li ha seguiti a lungo diventando molto amico di Glenn Hughes), Soncini si è trasferito a Cipro tre anni fa e resta folgorato dall’incontro con i Minus One ed ha deciso di investire su di loro.

SAN MARINO MADE IN TURKEY– Stasera intanto, entra in scena San Marino. Il progetto che ruota attorno al performer turco Serhat, accompagnato da un management italiano, è estremamente professionale, ma la canzone “I didn’t know”, in versione disco anni ’70 continua a dividere. In più canta fra Russia e Armenia, due delle favorite. La corsa alla qualificazione è senz’altro più in salita del solito.

Serhat

Serhta @Thomas Hanses EBU

BIG DAVANTI E DIETRO LE QUINTE – Non solo Francesca Michielin. L’edizione 2016 dell’Eurovision allinea al via diversi personaggi di livello internazionale. L’irlandese Nicky Byrne altri non è che un componente degli Westlife, boyband che si è sciolta tre anni fa dopo aver venduto 45 milioni di dischi in 15 anni di carriera. La macedone Kaliopi è forse la cantante donna contemporanea più famosa di tutti i Balcani: a nemmeno 50 anni è una icona del pop rock slavo. L’Australia, invitata per il secondo anno consecutivo propone invece all’Europa Dami Im, che nella terra dei Canguri in soli tre anni ha già vinto 3 dischi di platino dopo e sforna ininterrottamente hit da primato. Fra gli autori delle canzoni, non mancano nomi famosi: Siva Kaneswaran dei The Wanted e  Matt Schwarz, produttore di Cheryl Cole, Kylie Minogue, Massive Attack e Olly Murs firmano quella del Regno Unito; Wayne Hector, già autore di Britney Spears quella irlandese; Selah Sue quella del Belgio; Mary Applegate, coautrice di “The Power of love”, ha scritto il testo del brano bielorusso.

LAZAREV CONTRO TUTTI – E poi c’è lui,  Sergej Lazarev, il grande favorito. Uno dei cantanti più popolari dell’intera ex Unione Sovietica, è arrivato a Stoccolma accompagnato dalla solita vagonata di soldi investiti dalla tv di stato e con l’obiettivo di riportare a Mosca la coppa. Ha un brano medio, che però strizza l’occhio a diversi clichè eurovisivi. Una canzone fatta apposta per il concorso, con una performance estremamente televisiva: tutto ricorda sin troppo da vicino quella del vincitore dell’anno scorso Mans Zelmerlow, quest’anno presentatore. Al televoto ci saranno pochi rivali, ma sin qui le giurie sono state un po’ freddine.

Francesca Michielin, invece continua a ricevere applausi e consensi ad ogni prova e da vera outsider, vede crescere le sue quotazioni. Pensarla in una lotta di testa non è una chimera.  Oltre che da Sergej Lazarev, dovrà guardarsi probabilmente dall’armena Ivet Mukuchyan, da Dami Im (che ha la più contemporanea fra le canzoni in concorso), dalla ballad old style del polacco Michal Szpak e dall’Ucraina Jamala. Quattro artisti che fra l’altro hanno sfoderato prove al limite della perfezione. Insomma, ce n’è abbastanza per  tre sere di grande spettacolo. Su il sipario dunque, Stockholm calling, che la musica abbia inizio!

Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa, liberale. Già speaker radiofonico. Ha scritto e scrive di cronaca, sport, economia e sociale per giornali nazionali e locali per vivere; scrive di musica su siti e blog per sopravvivere.

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