Cosa ci resterà del MEI 2021, entusiasmante festa di musica (VIDEO)

Si è da poco chiuso il MEI 2021, la cosiddetta edizione zero del Meeting delle Etichette Indipendenti. Storico punto di riferimento per gli artisti che non hanno una major alle spalle, quest’anno ha segnato una vera e propria ripartenza dalle difficoltà incontrate per la pandemia.

Una macchina più che rodata quella del MEI, che da 26 anni ospita, premia e presenta artisti straordinari, ma che in questa edizione zero ha di fatto vissuto un nuovo inizio. È stata come una prima volta, dopo una pandemia che ha messo in ginocchio i lavoratori della musica (rappresentati dai “Bauli in piazza” sul palco centrale nella giornata di sabato), e con delle restrizioni poco chiare che coinvolgono soltanto questo settore. La macchina organizzativa è collaudata, l’intero staff ha lavorato instancabilmente giorno e notte per garantire la corretta realizzazione di questa grande festa, prendendo insulti dal pubblico impaziente di entrare in platea, e il risultato di tanto duro lavoro non si è fatto attendere. Sold out in tutti i palchi, per tutte le giornate.

È questo che ci ha raccontato Giordano Sangiorgi, storico patron del MEI, in un commento a caldo al termine di questo viaggio:

La magia del MEI è anche questa: arrivi per la prima volta e ti senti subito in famiglia, accolto a braccia aperte da tutto lo staff come se fossi un amico di sempre. L’attimo prima eri in fila per il controllo del Green Pass, e un attimo dopo ti ritrovi a cantare insieme a Cecco e Cipo mentre balli con Diana Tejera e bevi una birra con Blindur. Pubblico e artisti si incontrano fino a fondersi, naturalmente con tutte le precauzioni del caso.

È proprio così che un appassionato di musica vorrebbe vivere ogni giorno della sua vita. Il MEI è quella festa in cui divertirsi è d’obbligo, e la cosa più importante è che nessuno tra ospiti e giornalisti abbia vissuto male questi tre giorni. La stanchezza al termine è direttamente proporzionale al numero di chilometri percorsi a piedi, di articoli pubblicati, di interviste realizzate e di canzoni ascoltate. Alla fine, però, resta il ricordo di un’esperienza unica e irripetibile, che ogni anno regala emozioni diverse. Per questo motivo il saluto è sempre un “arrivederci all’anno prossimo”.

Le note stonate del MEI 2021

Nonostante tutto qualche piccolo intoppo c’è stato, come spesso accade. La comunicazione tra uffici stampa e giornalisti, per esempio, non è stata ottimale e  per questo motivo non siamo riusciti a realizzare tutte le interviste che avevamo in programma. Ci lascia poi l’amaro in bocca il fatto che alcune di queste interviste non ci siano state concesse con la scusa della “prenotazione”, quando poi sono stati gli stessi uffici stampa a dirci di non concordarle. In ogni caso qualche intervista siamo riusciti a realizzarla comunque, e abbiamo scoperto in questo modo artisti gentili, disponibili e molto alla mano.

Un’altra cosa che ci ha fatto storcere il naso è stata la poca chiarezza nella gestione di alcuni eventi singoli (ci riferiamo soprattutto ai pass, in alcuni casi accettati e in altri no), come anche la mancanza di una sala stampa o di un ritrovo per giornalisti e fotografi, che ci avrebbe agevolato non poco il lavoro permettendoci di scaricare il materiale quasi in tempo reale.

Non sono tuttavia queste piccole note stonate a farci cambiare opinione su questo storico appuntamento per gli artisti indipendenti. Il MEI resta comunque una festa, un momento di grande divertimento con la buona musica, e non vediamo l’ora che arrivi la prossima edizione. Viva il MEI, viva la musica indipendente.

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