X Factor 2022, le audizioni: tra sorprese e vecchie conoscenze
L’edizione 2022 di X Factor inizia su Sky come di consueto con le audizioni, che di fatto danno il via a una rivoluzione: nuovi giudici e nuova conduttrice. Insieme a Fedez, che torna al tavolo dei giudici, arrivano le new entry Ambra Angiolini, Dargen D’Amico e Rkomi. Al timone del talent esordisce Francesca Michielin, che fa il suo ingresso trionfale ad Allianz Cloud (location delle fasi iniziali) intonando “Whole Lotta Love” dei Led Zeppelin (brano con cui prese parte alle audizioni 10 anni fa).
I sì della prima tornata di audizioni
Partono bene le Tigri da soggiorno, che con una reinterpretazione di “Prima di andare via” di Neffa conquistano i quattro giudici. Una rivisitazione che scorre leggera come una birra ghiacciata in piena estate. Per Dargen è un azzardo inserire delle barre nel testo di Neffa, ma Fedez dice di amare la blasfemia, quindi la “follia” è ripagata. Quattro sì per loro.
Buona la prima anche per Irene Pignatti, in arte Prim. Si esibisce sulle note di “Youth” dei britannici Daughter, in maniera molto intima e personale. Standing ovation, emozione palpabile per i quattro giudici. Per Rkomi “si inserisce tra un battito del cuore e l’altro”, per Fedez “è la concorrente perfetta per X Factor, che può puntare alla finale”. Anche per lei quattro sì.
Francesco, in arte Holy Francisco, canta d’amore e presenta il suo inedito “Martina”. Un modo a dir poco fantasioso di cantare di amore, ma d’altronde tutti stanno canticchiando ancora quel ritornello che ripete “Martina sei una str…za”. Per Fedez è una hit, per Dargen c’è qualcosa da mettere a fuoco, ma alla fine sono quattro sì.
Non ironicamente, subito dopo di lui, appare Francesco Santo che canta il suo inedito “Quanto mi fai sesso”, e sono quattro sì anche per lui. Caterina Lillo, con “Chasing Pavements” di Adele, non convince tutti e quattro i giudici: l’unico no è di Dargen
Per Manal è un mezzo suicidio: “New Body” di Kanye West è un pezzo estremamente complesso, a cui lei non riesce a dare la giusta energia. Peccato perché lei ha talento, per Fedez è no ma gli altri tre giudici le danno la chance di continuare nel programma.
Gli Omini, di Torino, sono figli d’arte: due dei tre componenti sono fratelli e figli di Alex Loggia (chitarrista degli Statuto). Rock allo stato puro con “Tick Tick Boom” dei The Hives. Quattro sì anche per loro, e complimenti al papà da parte dei giudici. Chissà se, da “Abbiamo vinto il festival di Sanremo”, non possiamo ascoltare anche “Abbiamo vinto X Factor”.
Le piacevoli sorprese
La prima enorme sorpresa arriva da Linda Riverditi, giovane artista di Alba, che si cimenta in una cover di “Coraline” dei Maneskin. Si siede al pianoforte e, con questo brano difficilissimo, riesce a emozionare giudici e pubblico facendo propria la canzone (anche dopo un attacco non brillante). Chi vi scrive ha visto in anteprima, in sede di conferenza stampa, la prima parte della puntata: anche tra i giornalisti (e il cast, lì presente) l’emozione era palese. Standing ovation e quattro sì.
Alessandro Baroni presenta una cover di “Ama Noi”, di Dargen D’Amico. La cover del giudice non convince mai, lo sappiamo, ma probabilmente questa è l’eccezione che conferma la regola. Lo stesso Dargen si è emozionato, per una versione fatta propria e reinterpretata. Sono quattro sì per lui.
Matteo Siffredi, accompagnato solo dalla chitarra elettrica, canta “L’appuntamento” della immensa Ornella Vanoni. Arrangiamento intimo, impreziosito dalla voce graffiata con un soffiato estremamente piacevole, quasi sussurrato. Se fossero tutti come lui, il mondo della musica sarebbe senza dubbio migliore. Standing ovation per una reinterpretazione del tutto rispettosa di un autentico capolavoro. Quattro sì anche per lui.
Lucrezia Maria Fioritti, in arte Lucrezia, presenta il suo brano “Molecole”. Una performance intima, voce e tastiere, con fusione tra un pianoforte e un organo hammond, che si sposa perfettamente con la sua voce delicata. Zenza ombra di dubbio un talento cristallino, uno dei più puri mai visti fino a questo momento. Emozione fortissima, sono quattro sì meritatissimi.
I rimandati e gli enormi mah
I Santi Francesi, vincitori di Musicultura nel 2021 con il nome di The Jab, portano il loro brano “Non è così male”. Dopo l’ennesimo cambio di nome e l’ennesimo tentativo di sfondare mal riuscito però anche basta. Il mercato discografico è già saturo, dopo l’ennesimo tentativo andato male che senso ha riprovare ancora? Quattro sì, ma che futuro possono avere dopo l’ennesima porta chiusa in faccia?
STT con la loro “Oh Mama”. Passi il rap, hanno un flow pazzesco, passi anche il fatto di voler raccontare storie con la musica, ma che senso ha mischiare una storia strappalacrime con una performance che non ha nulla di diverso rispetto ad artisti che hanno fatto la storia del rap in Italia o anche nel resto del mondo? I giudici si commuovono per l’abbraccio tra fratelli e per la canzone, per chi vi scrive sono da risentire. Quattro sì.
I Nervi presentono una reinterpretazione in chiave dance elettronica di “La bambola” di Patty Pravo. Arrangiamento indubbiamente forte, ma vocalmente è un enorme mah. In più il brano ha perso la sua essenza, quel sensuale che contraddistingue la versione originale. Sì di Fedez, Ambra Angiolini e Rkomi, no di Dargen D’Amico. Passano il turno, ma assolutamente da risentire.
Le bocciature e i troll
Male gli Atwood, con una loro interpretazione di “Bury a friend” di Billie Eilish, totalmente scarica. Malissimo anche Daphne Cancellieri, che si autoelimina con una stecca clamorosa su “Rolling in the deep” di Adele. D’altronde Adele è l’artista peggiore da presentare alle audizioni di un talent.
Diego Ponessa, in arte Poneta (crasi tra Ponessa e poeta) presenta il suo brano “Solitudine di un artista”. Il pubblico si divide tra chi balla, chi fischia e chi ride. Alla fine è standing ovation e urla “quattro sì”, ma è evidente che si tratti di un troll. No di incoraggiamento per Dargen, gli altri sono no e basta.
I The Clan, con una reinterpretazione di “Rolls Royce” (singolo sanremese di Achille Lauro), non convincono. L’unico sì è di Fedez, come anche per i Luci blu con una versione strana di “Per un’ora d’amore” dei Matia Bazar unita a “Lontano dal tuo sole” di Neffa e con un loro testo. Naturalmente sono bocciati.




