Sanremo 2016: amore, società, futuro e…ritornelli: ecco di cosa parlano le 20 canzoni dei Campioni
Tanto amore, declinato in varie sfaccettature, una spruzzata di sociale, disillusione, nostalgia e poca, pochissima originalità. I testi dei 20 brani dei Campioni in concorso al Festival di Sanremo 2016, pubblicati oggi su Sorrisi e Canzoni disegnano una foto piuttosto nitida dell’Italia. Con tutti i suoi problemi, le incertezze delle giovani generazioni, un presente a tinte grigie e l’amore che una volta vinceva tutto e invece oggi è più spesso una risorsa da tenersi stretta, schiacciato in mezzo all’incomunicabilità e alla fretta. Poche gocce di speranza, in quelli che però sono fra i pochi testi che spiccano.
Vecchi leoni battono giovani emergenti. Le cose migliori arrivano infatti dalle firme più importanti: quella di Marco Masini per Noemi, Enrico Ruggeri e poi gli Stadio. Fuori concorso, come sempre, Elio e le storie tese, il cui testo fuori dagli schemi assumerà pieno valore probabilmente soltanto abbinato alla musica.
LE STAGIONI DELL’AMORE – L’amore, si diceva. Prevale il rapporto di coppia che finisce. Chi lo racconta meglio è senz’altro Giuliano Sangiorgi per la coppia Giovanni Caccamo e Deborah Iurato: avere il coraggio di chiedere scusa e mettere da parte l’orgoglio. Anche quando si è deciso di chiudere: “Mille domande io ti vorrei fare/soltanto ad un passo ancora/ ad un passo dalla fine”. E ancora: “Ti cucirò un vestito nuovo addosso/ prima di scappare via”. Ma soprattutto: “Che cosa poi ti aspetti di trovare/di diverso da noi due (…) sei sempre in attesa di indossare le mie scuse come fossero medaglie da mostrare al mondo“. Per arrivare a: “Ti chiedo scusa si ma parto, restare qui non ha più senso. Se mi sussurri scusa resto“. Fondamentale parlarsi, lo dicono anche gli Zero Assoluto: “Basterebbe solo sporcarci di parole, leggendoci negli occhi la paura e l’emozione (…) Se molli la presa mi scivoli piano, ma che cosa vuol dire sentirsi insicuri. La teoria degli esclusi e la poesia degli illusi. Occhi chiusi”.
A 30 anni (e senza i testi di Kekko dei Modà), Annalisa è finalmente una donna matura, che lasciati da parte lo zucchero e l’eccesso di romanticismo, ha il coraggio di guardare in faccia l’altra persona e urlargli in faccia la delusione: “Io non tornerò, perché non hai futuro, ed io ho già poco tempo per me stessa figuriamoci per gente come te (…) Sei una canzone che non ho mai saputo cantare”. Meglio soli, che male accompagnati, insomma: “Stasera rimango a casa a cucinare la vita come fosse un buon piatto da buffet”. Oppure la delusione per un amore che poteva essere e non è stato, come canta Lorenzo Fragola: “Quanti sogni in un secondo e in un secondo li hai distrutti (…) Ho sperato ciecamente nel tuo sguardo più sincero e se devo dirla tutta ci ho creduto per davvero”. O ancora, l’amore già finito dei Dear Jack, dove il mezzo respiro del titolo è quello “prima di dirci addio”: “Soltanto mezzo respiro ancora per dare un senso ai ricordi, per un passo avanti, perché odiarci non serve più”.Fabrizio Moro consegna invece a Valerio Scanu lo sfogo di un uomo contro la sua donna, preludio di una storia ormai al declino: “No, tu non hai capito, non mi hai capito mai (…) “Le mie parole le puoi capire senza dirtele in faccia, le ho riflesse negli occhi”.
C’è ancora però chi crede fortemente nell’amore e vuole fare di tutto perchè il rapporto di coppia diventi più forte. Chi è più giovane, cerca di prendere coraggio e viverlo senza filtri affinchè questo spicchi il volo, come nel testo di Federica Abbate per Francesca Michielin: “Nessun grado di separazione, nessun tipo di esitazione, non c’è più nessuna divisione tra di noi, siamo una sola direzione“. Chi invece vive una storia già consolidata da tempo, non vuole appiattirsi sulla quotidianità e chiede di più al partner: “E’ tutta colpa di cose ovvie che tu mi offri, se non fai più niente per la tua felicità (…) non so più se davvero tu mi ami o è solo abitudine”, canta Dolcenera. Una declinazione più classica è quella scritta da Dario Faini per Alessio Bernabei: “Capovolgo la distanza che si azzera e noi siamo infinito”.
LE ALTRE FACCE DELL’AMORE– I decani del Festival, Enrico Ruggeri (10 edizioni) e Patty Pravo (9), ma anche gli Stadio (5) offrono una diversa variazione sul tema dell’amore. Il cantautore milanese è come sempre molto convincente nel suo racconto. Un testo che scivola via leggero sul filo dei ricordi, quelli del primo amore. Che per tutti è sempre scolpito nella memoria: “Il primo amore non si scorda mai, non è stato spento quel profumo intenso (…) Siamo il prodotto di antiche passioni che ci hanno svelato la vita, figli di spine segrete perdute nel vento, innamorati di certi sapori, magari nemmeno vissuti nella memoria trasfigurati al sole. Come noi”. L’amore che Federico Zampaglione consegna invece a Patty Pravo è figlio di un rimpianto: “A noi bastava solo l’amore, il resto ci poteva mancare (…) Oggi che mi sembri migliore di quello che poteva sembrare allora, tu chi sei e cosa vuoi e come mai mi pensi”. Gli Stadio cantano invece del difficile rapporto fra padre e figlia e delle rinunce che si fanno per amore: “Un giorno ti dirò che ho rinunciato alla mia felicità per te e tu riderai di me (…) Un giorno mi dirai che un uomo ti ha lasciata e che non sai più come fare a respirare, a continuare a vivere. Io ti dirò che un uomo può anche sbagliare, ma che se era vero amore è stato comunque bello viverlo. Ma tu non mi ascolterai“. Forse non è il testo migliore che ha scritto Curreri, ma i fortunati che hanno già sentito il brano dicono che sia molto forte.
FUTURO E SPERANZA – Chi sceglie di raccontare la vita quotidiana lo fa fuori dai denti, senza finzioni. Certamente dipingendo quadri poco edificanti ma comunque sempre con una ventata di ottimismo. Rocco Hunt canta la disillusione dei giovani, la delusione per le tante false promesse e invita a muoversi per provare a cambiare qualcosa: “Wake up guagliò“. Forte critica alla politica: “Questa generazione non vi crede, perché un futuro vero non si vede (…) Questa generazione ha ancora sete, nonostante voi che ci illudete”. Di speranza (ma anche un pò di sogni) canta Neffa, invitando a non abbattersi mai: “Qualche volta c’è chi ride perché sei nel fango e c’è chi gode a farti male per il gusto che c’è. Può succedere che un diavolo ti stia tentando, puoi trovare sempre un angelo che poi ti salverà”. Più spirituale, a tratti mistico, l’approccio offerto ad Arisa da Giuseppe Anastasi: “Di ogni giorno prendo il buono, tanto a cosa serve a un uomo, svegliarsi e dire che oggi non andrà” e poi: “Siamo animali di città eppure sai che ogni notte prima di dormire io che ho preso tutto da mia nonna faccio una preghiera a Dio (…) Ho la certezza che ci sia una realtà che va al di là di questa comprensione mia”.
GLI ALTRI: RITRATTI, NOSTALGIA, SOCIETA’ E… RITORNELLI – Religioni come fonti ispiratrici di guerre nel testo di Irene Fornaciari che canta il dramma dei migranti attraverso fotogrammi di immagini viste in questi ultimi tempi sui giornali e in tv, con evidentissimi riferimenti ad Aylan, la piccola vittima della guerra in Siria: “C’è un bambino sulla spiaggia lasciato dal blu“. La rabbia e l’amarezza, probabilmente in un dialogo con Dio (“Dimmi dove si nasconde la promessa dignità, la promessa libertà“) poi l’auspicio: “Cielo, se mi senti almeno tu lascia che sia un angolo di blu”. Migranti, ma anche emigranti. Quelli cantati da Clementino, che sentono nostalgia di casa: “E quannn stong luntan, ricordo qualche anno fa, guagliun ‘n miezz a via, ‘na luce ind’a sta città“. Una riflessione sul futuro difficile di chi se n’è andato in cerca di fortuna, porta aperta però all’ottimismo: “La storia di un musicante emigrante, anima vagante e guarda come cambia tutto quando sei distante (…). Mi tengo stretto tutto quello che ho, pregando che dall’alto qualcuno ci salvi però. Chi porta i figli a scuola tutti i giorni spera in un futuro migliore e c’è chi guarda fuori e prega il Signore“.
Morgan, autore del brano dei Bluvertigo, canta la bellezza delle piccole cose: “Semplicemente, anche un fatto nato da niente (…) Nasce piccolo infinitamente, poi diventa troppo importante” ma chi merita una menzione a parte è Marco Masini, autore del testo del brano di Noemi. Non è mai facile per un uomo immedesimarsi nell’universo femminile e pochi storicamente ci sono riusciti: Ruggeri e Gazzè i migliori. Masini entra in questo ristrettissimo gruppo con il testo migliore di questa edizione, che racconta le emozioni e le sfumature di una donna attraverso il suo accessorio principe: “La borsa di una donna pesa come se ci fosse quasi la sua vita dentro” ma “Non si intona quasi mai con quel che sta vivendo”. Passando da “la sua foto di un anno fa che ha messo via perchè non si piaceva“, passando per “milioni di scontrini” sino a “l’inutile anestetico del suo dolore“, per arrivare a “la voglia di sorridere, di perdonare, la debolezza di essere ancora come ti vogliono gli altri“. Applausi a scena aperta.
E poi c’è Elio, con le storie tese, senza Rocco Tanica (farà lo stesso Sanremo, nelle vesti di autore e personaggio fisso. Come l’anno scorso, infatti, sarà una presenza fissa in diretta dalla sala stampa.): Sette ritornelli, uno diverso dall’altro anche nello stile musicale, una marea di citazioni di canzoni famose. E una certezza: “Sarà capitato anche a voi di avere una canzone in testa. Brutta. E il messaggio che noi qui vogliam comunicare con questi ritornelli è Vincere l’odio”. Che certamente è un appello contro la triste deriva presa dalla nostra società nell’ultimo periodo ma è anche (se non soprattutto) il contrario di “Perdere l’amore”…
CANTANTI E CANZONI (testi completi qui)
- Deborah Iurato e Giovanni Caccamo – Via da qui (Sugar)
- Noemi – La borsa di una donna (Sony)
- Alessio Bernabei -Noi siamo infinito (Warner)
- Enrico Ruggeri – Il primo amore non si scorda mai (Universal)
- Arisa – Guardando il cielo (Warner)
- Rocco Hunt – Wake up (Sony)
- Dear Jack – Mezzo respiro (Baraonda)
- Stadio -Un giorno mi dirai (Universal)
- Lorenzo Fragola- Infinite volte (Sony)
- Annalisa – Il diluvio universale (Warner)
- Irene Fornaciari – Blu (Polydor -Universal)
- Neffa – Sogni e nostalgia (Sony)
- Zero assoluto – Di me e di te (Warner)
- Dolcenera – Ora o mai più (Universal)
- Clementino- Quando sono lontano Universal)
- Patty Pravo – Cieli immensi (Carosello)
- Valerio Scanu – Finalmente piove (Dont’Worry)
- Morgan e i Bluvertigo – Semplicemente (Sony)
- Francesca Michielin – Nessun grado di separazione (Sony)
- Elio e le storie tese – Vincere l’odio (Sony)

