Stasera la finale dell’Eurovision 2016: Francesca Michielin fa sognare, sfida alla Russia superfavorita

Pronti, via. Stasera si accendono per l’ultima volta le luci sulla Globe Arena nella settimana dell’Eurovision Song Contest 2016. Alle 21 va in onda la finale, in diretta su Rai Uno (dove da Stoccolma commenteranno Federico Russo e Flavio Insinna), Radio 2 (commento da Milano di Marco Ardemagni e Filippo Solibello) e San Marino RTV (commento di Lia Fiorio e Gigi Restivo).

Michielin

Francesca Michielin canterà per sesta  e dopo la Jury final (la finale “di backup” andata in onda solo nel press center e a circuito chiuso per le giurie, che hanno votato) le quotazioni per un ottimo piazzamento crescono. Ci riuscirà, anche se per onestà intellettuale, esperienza nel concorso e lontano dal tifo, è necessario dire che l’ordine di uscita, compilato dall’EBU dopo il sorteggio parziale, non l’aiuta. Francesca Michielin è apparsa come sempre: fresca e spontanea, ha cantato sempre bene, trasmettendo emozioni. Ma il pubblico dell’Eurovision – come del resto quello di Sanremo- è particolare e spesso preferisce prodotti standard, a misura di concorso. “No degree of separation”, purtroppo, non è lo è abbastanza. Ciò non toglie che sarà lì, a lottare ai piani alti. E magari chissà, visto che il sound eurovisivo sta talmente cambiando da portare in finale una indie rock band come quella georgiana, magari ci scappa anche la sorpresa.

Sergeij Lazarev, il russo, è il grande favorito di questa edizione: per i bookmakers, ma non solo loro, “You are the only one” è la canzone in vetta alle preferenze. La tv ha speso come al solito un patrimonio e le strutture di Sochi, quelle che hanno ospitato due anni fa i Giochi invernali, sono pronte.  L’avversaria più credibile, al momento, arriva da lontano: è l’australiana Dami Im. “Sound of silence” non è forse la miglior canzone in concorso, ma la cantante di origine sudcoreana è apparsa una spanna sopra tutti gli altri a livello di performance vocale, esperienza e preparazione. L’Australia, in caso di vittoria, dovrà portare obbligatoriamente il concorso in Europa. Difficile, anzi, impossibile resti in Svezia. Molto più probabile un trasloco in Germania, già tirata in ballo l’anno scorso.

L’unica sul suo livello è l’ucraina Jamala. Se ci fosse una giustizia, vincerebbe a mani basse, visto che sin qui è stata la migliore nettamente, ma è molto difficile che “1944” lotti per vincere, pur meritandolo. La tematica che sfiora la politica (unita alle recenti affermazioni della tv, pronta a boicottare la partecipazione eventuale in Russia), metterebbero molto in imbarazzo. Jamala farà comunque gara di testa (e toglierà sicuramente qualche punto alla Russia, ma anche viceversa…), come avrebbe potuto farla– ma purtroppo si è giocato tutto il vantaggio di un sound retrò che piace a molti  con una serie di esibizioni molto negative – Michal Szpak. Il polacco è destinato stasera probabilmente ad un piazzamento nell’angolo in basso a destra della classifica.

Iveta Mukuckhyan conferma che l’Armenia è ormai avanzatissima a livello musicale, ma forse per assurdo, proprio l’aver puntato (anche) sulla prorompente sensualità dell’artista potrebbe toglierle qualche punto, nell’ottica di una rassegna che ormai da qualche anno ha lasciato da parte il lato trash. Oltre a Dami Im, l’unico altro in grado di fermare l’avanzata russa è il padrone di casa Frans, che si ritrova unico portacolori delle cinque sorelle scandinave e quindi potrebbe potenzialmente partire con 120 punti di vantaggio (ovvero i quattro “12 points” di Islanda, Danimarca, Norvegia e Finlandia, moltiplicati per due visti i punti separati di pubblico e giurie).

Sul fronte outsiders, per la prima volta dal 2009 appare possibile un piazzamento del Regno Unito all’altezza del suo mercato musicale. Joe & Jake non hanno un pezzo per vincere, ma sin qui hanno cantato bene. “You’re not alone”, funziona: è moderna, radiofonica e loro  – chi l’avrebbe mai detto prima di sentirli nelle prove – sono assolutamente credibili. Il rischio è che li si giudichi per il paese che rappresentano e che quindi si ritenga questo brano non  abbastanza all’altezza del blasone britannico, di una nazione che se solo lo volesse, potrebbe vincere ogni anno. Ma i progressi rispetto alle ultime entries sono evidenti e un buon piazzamento darebbe forse la spinta per tornare finalmente a fare sul serio. Sarebbe anche ora.

Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa, liberale. Già speaker radiofonico. Ha scritto e scrive di cronaca, sport, economia e sociale per giornali nazionali e locali per vivere; scrive di musica su siti e blog per sopravvivere.

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