Mamma, vita e tutte le facce dell’amore: i testi dei Campioni di Sanremo 2017

Dammi tre parole: sole, cuore, amore, cantava Valeria Rossi. Il sole è assente, ma cuore ed amore pullulano nei testi del 22 campioni in gara al Festival di  Sanremo 2017 (pubblicati per intero come sempre da Sorrisi e Canzoni). Il trionfo della banalità e dello scontato, più del solito. E si, qualcuno dirà che in fondo sono solo canzonette ma a tutto c’è un limite.

Amore formato Harmony  L’amore cantato al Festival, per esempio è quasi sempre romanzato, neanche fossimo davanti a uno di quei libri della collezione Harmony che tanto andavano di moda una ventina d’ani fa. Cambia solo il modo di declinarlo.

Il ritorno di Kekko dei Modà e le secchiate di retorica nel testo scritto per Bianca Atzei: “Ma ti rendi conto amore che da quando stiamo insieme non esiste più una nuvola (sic! ndr)/ Che gran voglia di partire, che gran voglia di ballare fino a notte profondissima/Amore prendimi per mano, voglio correre veloce, come due pazzi verso il sole/ Voglio soltanto dirti tutto quello che mi passa per la mente”. Anche nella nostra mente passano diverse cose che però non è proprio il caso di dire.

Alessio Bernabei continua la saga di sé stesso e della sua donna innamorati in mezzo ad un mondo apocalittico e  alla rovescia: da “Il mondo esplode tranne noi” a “Noi siamo infinito”, adesso i due innamorati sono nel bel mezzo di un applauso: “L’universo intero applaude noi”. Devono essere ancora gli stessi due che nel 2010 con Valerio Scanu erano inseguiti dall’universo che però non avendoli raggiunti, ora si congratula per l’impresa. Nel testo si passa da criptiche frasi degne di un fumetto di Dylan Dog (“Se vuoi trovarmi, cercami nell’imprevisto”) a citazioni che farebbero invidia a Monsieur Lapalisse: (“Ho capito che la felicità/Non è per sempre e che/Ti viene data in prestito”)

Scene in bianco e nero. Direttamente dai film d’amore del passato il testo scritto da Federica Abbate per Lodovica Comello:Ci nasconderemo al buio per non farci prendere/Dalle luci del mondo, dal rumore sordo delle macchine/Mi prenderò solo un po’ di te/Un istante di complicità/Un deserto di felicità/Che passerà e lascerà la polvere/Che come il vento ci confonderà/Respiriamo insieme questa luna piccola che muore”, dove nel primo verso è evidente una citazione di Baglioni.  Altrettanto antico – ma qui almeno si addice allo stile musicale, che è quello della romanza –  il testo scritto da Maurizio Fabrizio per Al Bano: “Un sole eterno che mai più tramonterà/Questo mio fuoco che nessuno spegnerà/ Com’è infinito questo mare/Che mi riporta sempre dove/Esisti tu /Io ti amo ancor di più/Di questo amore senza fine/Di rose, di spine”. Zucchero a quintali per tutti, insomma, che a confronto “Bocca a bocca con te, ti sigillo come ceralacca” di Heather Parisi (1983) era da premio Tenco.

L’amore eterno…  Perché è verissimo che “Cantare è d’amore”, per dirla con Amedeo Minghi, ma c’è modo e modo. E la maniera migliore come spesso capita, la conoscono meglio i vecchi leoni della canzone d’autore. Ron e Zarrillo, ma anche Marco Masini: “E stasera piove ancora/E stasera farò tardi/Le giornate sempre corte/E io sempre meno giovane/Ma in fondo/L’ottava meraviglia del mondo/Siamo io e te”, canta l’artista piacentino, conscio che l’età non ferma il sentimento. Concetto ribadito anche da Zarrillo: “Dove vanno i giorni belli di un amore/Quei momenti che non puoi più cancellare/Si addormentano nel cuore, e quando fa buio/ Li vai a accarezzare/Mani nelle mani, siamo due ragazzi ingenui/ Ancora in cerca di canzoni e di poesia”. Masini invece preme rewind sul registratore digitale: “E adesso vorrei sapere/Come sarebbe il mondo/Se tutto quanto fosse/Spostato di un secondo/Adesso ti vedrei/Scegliere di restare/E invece te ne vai/E io, io ti lascio andare/E tornerei daccapo/Nella stessa stanza/Fare tutto di nuovo/A un metro di distanza”.

…e l’amor consolatore. Effetto medicina, quel folle sentimento. Lo racconta Federica Abbate prendendo spunto da una vicenda autobiografica dell’interprete Michele Bravi: “Poche volte ho dato ascolto a chi dovevo dare retta/Ma non ne ho tenuto conto/Ho sempre avuto troppa fretta/Almeno tu rimani fuori/Dal mio diario degli errori”. Perché in fondo l’amore è sempre la più grande speranza, come canta e scrive Samuel ex Subsonica: “Se siamo ancora qui/Vuol dire che un motivo c’è/ riusciremo a dare ancora un nome/A tutte le paure che ci fan tremare/E troveremo il modo per dimenticare/La noia, l’abitudine, la delusione/Vedrai che i desideri si riaccenderanno”.

Mea Culpa, with love. Storie finite, amori finiti che straziano ancora, rimpianti e colpe da riconoscere. C’è chi lascia, come Chiara Nessun posto è casa mia/ Ho pensato andando via/So che mi ci abituerò/Ti cercherò nei primi giorni/Poi mi abituerò/Perché si torna sempre dove si è stati bene”. Seguono schizzi di città: “I posti sono semplicemente persone/Partenze improvvise, automobili, asfalto/Le ombre di una notte in provincia”. Casalino, THG e Ketra invece offrono una Giusy Ferreri arrabbiata: “In assenza di risposte formulo domande (…) Il tuo silenzio è già fatale/Ogni istante fa talmente /Fa talmente male. (…)A questo punto devi farti/Perdonare perché non c’è più/Nulla che mi devi/Amore, hai colpe da espiare/Impossibile per me restare ad osservare/Troppe le complicazioni da considerare

E c’è chi è stato lasciato: “Do retta al tuo cuore, ti lascerò andare/Ma poi non tornare perché fa più male (…)Tu dicevi non ci penso più/Volevi il cielo sempre blu”, cantano Nesli e Alice Paba con tanto di rimando a Rino Gaetano. “Se fosse tutta colpa mia/Non me lo perdonerei/Quante volte hai detto/Il tempo non cancella/Nella mia stanza l’odore di noi (…) Ogni giorno mi sveglio e tu sei già andato via ancora”, scrive Emma per Elodie. Il testo di Giorgia per Sergio Sylvestre comincia invece citando Baglioni: “Così vai via, non lo so se è colpa mia (…)Con te ho nascosto le mie lacrime /Con te perché adesso ci sta un altro con te /Ma non importa quello che sento /Resta per me, dentro me”.

Il solito sesso. Ovviamente, non può mancare l’amor carnale. “Fare l’amore mette in pericolo”, come cantava Mietta sulle parole di Panella, ma Raige e Giulia Luzi non temono niente: “Tipo adesso io e te e fuori tutti Cosa c’è di importante tienilo a mente /Tipo io e te, il resto non ci fotte niente/Togliamoci la voglia stanotte/Comunque mi perdonerei/A me capita con te/A me capita con te/ Bruciamo forti questa notte/Fari sopra un promontorio”. Peraltro, anche Bernabei non scherza: “Stanotte ho aperto uno spiraglio nel tuo intimo, non ho bussato, però sono entrato piano piano”.

C’è mamma e mamma. Torna la figura della mamma, ma raccontata in due lati ben diversi. Quello del ricordo, della dedica oggi che non c’è più raccontato da Gigi D’Alessio, che l’ha persa quando lui era diciottenne: “Gli occhi tuoi nei miei/Per guardare insieme/Tutto quello che tu forse non hai visto/Sai quante volte io/Ti ho invocato aiuto/Ed ho implorato pure Dio/Che ho sentito sempre mio”. La mamma raccontata da Ermal Meta è quella invece che ha subito violenze: “Ricordo il primo giorno di scuola/29 bambini e la maestra Margherita/Tutti mi chiedevano in coro/Come mai avessi un occhio nero/La tua collana con la pietra magica la stringevo per portarti via di là (…)Non ho dimenticato l’istante/In cui mi sono fatto grande/Per difenderti da quelle mani//Anche se portavo i pantaloncini”. E dice al figlio: “L’uomo che tu diventerai/Non sarà mai più grande dell’amore che dai”

Impegno e disimpegno. Poi ci sono varie storie raccontate. Quella dei ragazzi di strada, cantata da Clementino: “Quando tutto sembra uguale, giochi a carte con il male/E con due piedi dentro beh ci sono stato anch’io/Quando raschiavo il fondo inginocchiato a un falso Dio”. Quella tutta al femminile, di una donna che nonostante l’età ha il diritto di sentirsi bella, proposta da Paola Turci: “Ti rivedrai dentro una foto /Perdonerai il tempo passato/E finalmente ammetterai/Che sei più bella”. E l’inno alla vita scritto da Amara per  Fiorella Mannoia: “Per quanto assurda e complessa ci sembri la vita è perfetta/Per quanto sembri incoerente e testarda se cadi ti aspetta/Siamo noi che dovremmo imparare a tenercela stretta/Tenersela stretta/Siamo eterno siamo passi siamo storie/Siamo figli della nostra verità/E se è vero che c’è un Dio e non ci abbandona/Che sia fatta adesso la sua volontà”. Infine, la nostra società, quella società travolta da una rete ci ha resi schiavi e che ha allargato sin troppo gli spazi, cantata da Francesco Gabbani:Intellettuali nei caffè/Internettologi/Soci onorari al gruppo dei selfisti anonimi (…)Tutti tuttologi col web/Coca dei popoli/Oppio dei poveri”. Meglio, in questo senso, tornare al monito della Mannoia: “Qui nessuno è diverso e nessuno è migliore”.  Senz’altro il verso più bello del Festival.

 

 

 

Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa, liberale. Già speaker radiofonico. Ha scritto e scrive di cronaca, sport, economia e sociale per giornali nazionali e locali per vivere; scrive di musica su siti e blog per sopravvivere.

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