Sanremo 2018, prima serata: la giuria demoscopica boccia i migliori
Prima serata del Festival di Sanremo che mette già decisamente alcuni paletti sulle migliori canzoni in concorso. Lo Stato Sociale, Decibel e Red Canzian su tutti, ma spiccano anche le interpretazioni di classe di Mario Biondi e Ornella Vanoni con Bungaro e Pacifico. Deludono The Kolors, diverse canzoni da riascoltare, ma la sensazione è che in generale non sarà un festival facile per le radio.
Sorprese arrivano dalla giuria demoscopica, che boccia i pezzi migliori. E’ stata resa nota la suddivisione in fasce di classifica, mentre sono segreti stasera televoto e sala stampa:
POSIZIONAMENTO ALTO: Nina Zilli,Lo Stato Sociale, Noemi, Annalisa, Max Gazzè, Ron, Meta &Moro
MEDIO: Luca Barbarossa, Mario Biondi, The Kolors, Elio e le storie tese, Giovanni Caccamo, Vanoni-Bungaro-Pacifico
BASSO: Decibel, Diodato & Roy Paci, Renzo Rubino, Avitabile & Servillo, Red Canzian, Le Vibrazioni, Fogli-Facchinetti
Ecco il punto sulla prima serata. Le esibizioni sono già tutte su yotube, cliccate sul titolo.
Annalisa – Il mondo prima di te: Dovrebbe pretendere canzoni adeguate al suo talento: ha una voce cristallina ed è bella come il sole, ma ancora una volta ha un brano soltanto carino, che però non decolla. Senz’altro da secondo ascolto e senz’altro in radio funzionerà meglio, ma Sanremo non la valorizza mai, è un peccato davvero. Ingiustizia. VOTO 7
Ron – Almeno pensami: Una perla di rara bellezza. La mano di Lucio Dalla si sente e Ron dona la giusta intensità a questo inedito del grande cantautore bolognese. Ma è più un brano da Premio Tenco, da premio della Critica. Per la vittoria serve probabilmente qualcosa di più immediato. Eterea. VOTO 8
The Kolors – Frida (mai, mai, mai): Il nulla cosmico, cantato anche male. Per gran parte della canzone non si capisce nemmeno quello che cantino. C’è chi la vede perfetta per l’Eurovision, ma non è che bastano due tamburi per fare un pezzo eurovisivo. Caos disorganizzato. VOTO 3
Max Gazzè – La leggenda di Cristalda e Pizzomunno: Una delicatezza sinfonica che fa scoprire un lato nuovo di Gazzè. Difficile pensare che possa avere una vita fuori dal Festival, ma dentro la rassegna potrebbe anche sparigliare un po’ le carte. Mina vagante. VOTO 8.
Ornella Vanoni con Bungaro e Pacifico – Imparare ad amarsi: Due artisti della melodia italiana, con un pezzo che è esattamente quello che ti aspetteresti da loro. Tranquillo, rassicurante, con una apertura armonica di grande respiro. Che la voce della Vanoni valorizza. Usato sicuro e garantito. VOTO 8.5
Ermal Meta e Fabrizio Moro – Non mi avete fatto niente: Un cantare quasi parlato, rabbioso come il testo, assolutamente condivisibile ma macchiato da troppi luoghi comuni, nemmeno l’avesse scritto un Kekko qualunque. Ma senz’altro radiofonica, molto immediata. Candidati certissimi alla vittoria o al podio. VOTO 8
Mario Biondi – Rivederti: Night club di periferia, sigaretta, luci soffuse, bicchiere di whisky. E la sua voce caldissima, intensa, avvolgente. Talento immenso al servizio di un pezzo sofisticatissimo, da palati sopraffini. Alieno. Troppo, forse. VOTO 7
Roby Facchinetti e Riccardo Fogli – Il segreto del tempo: Seriamente, non può essere questo il brano in concorso. Una combo fra tutte le B side dei Pooh anni 80, altre 5-6 canzoni e il testo di “Non si cresce mai” (Bobby DSolo & Little Tony). Facchinetti che cantava come la sua imitazione. VOTO 4 (solo perchè la stima per la carriera degli artisti mi impone di metterli davanti ai The Kolors)
Lo Stato Sociale – Una vita in vacanza: Allegria, ironia, non si prendono sul serio, cantando però di cose serie. Rompono tutti gli schemi, cantando prima dalla platea e poi da sotto il palco. La vecchia che balla è Paddy Jones, 83 anni, già vista a Britain’s gol Talent e Tu si que Vales. Eurovision subito, ma prima un posto in top 5 al Festival. VOTO 9
Noemi – Non smettere mai di cercarmi: Il pezzo non è niente di nuovo rispetto alle cose cantate da Noemi, ma funziona assolutamente. Arioso, radiofonico, adattissimo alla sua voce graffiata. Che finalmente funziona anche live. Recupero. VOTO 7
Decibel – Lettera dal Duca: Il Ruggeri degli anni 80, con in più la saggezza dell’età. Entra in testa in 10 secondi e ci resta. Forse ci si attendeva qualcosa di più, conoscendo la matrice della band, ma in fondo è il secondo vero pezzo radiofonico della serata e certamente in radio funzionerà molto meglio. Ma intanto, dovrebbe bastare per un posto ai piani alti. Conferme. VOTO 8.5
Elio e le Storie Tese – Arrivedorci: Un saluto mesto, confusionario e non all’altezza di una band che per 30 anni ha stravolto il pop italiano. Enorme rispetto per i musicisti e per la loro consueta ironia, ma è una partecipazione che non aggiunge niente alla loro carriera. Trasparenti. VOTO 5.
Giovanni Caccamo – Eterno: Sanremo è un palco spietato, perchè esalta i talenti ma mette anche a nudo i limiti ed evidenzia gli errori. Giovanni Caccamo ha un pezzo meraviglioso, forse il più serio candidato alla vittoria dopo Ermal Meta e Fabrizio Moro. Ma purtroppo ha infilato una serie di stecche che ne hanno rovinato la performance. Fregato dall’emozione, senz’altro. Ma a Sanremo è un peccato mortale. Occasione persa. VOTO 6 (media fra il brano e l’interpretazione).
Red Canzian – Ognuno ha il suo racconto: L’aveva detto: “Ascoltate senza pregiudizi”. E aveva ragione. A 66 anni ha un pezzo rock di grande energia, per nulla stantìo pur essendo chiaramente dal sound anni 80, cantato con una classe e una precisione che nemmeno un ventenne. The Kolors, prendete appunti. Outsider. VOTO 8.5
Luca Barbarossa – Passame er sale: Un meraviglioso spaccato della musica popolare romana, nemmeno troppo annacquato nel pop. Roma, nel suo aspetto più intenso e genuino, raccontando le pieghe di una storia d’amore che resiste nel tempo. Totalmente fuori classifica, ma tanti applausi per il coraggio. Chapeau. VOTO 8
Diodato e Roy Paci – Adesso: La bravura autoriale di Diodato non esce assolutamente valorizzata da un pezzo medio, nel quale l’apporto di Roy Paci è anche minimale. Però l’interpretazione è di grande livello, fra le migliori della sera. VOTO 6.5,
Nina Zilli – Senza appartenere: E’ talmente stilosa che le si perdona anche di aver rubato il vestito alle damigelle di un matrimonio. Il pezzo è difficilissimo, una ballad a sfondo sociale di grande classe a distanza siderale dal mainstream e probabilmente anche dalla classifica, ma conferma la versatilità di una artista che a Sanremo non ha mai raccolto quanto avrebbe meritato. VOTO 7
Renzo Rubino – Custodire: Musica che sovrasta la voce, quando invece il pezzo si regge quasi esclusivamente sulla voce. Debole, dimenticabile. Scivola via come acqua corrente. VOTO 5
Enzo Avitabile con Peppe Servillo – Il coraggio di ogni giorno: Da un artista della world music si doveva pretendere di più e forse tutta la lodevole operazione paga l’abbinamento con una voce più classica come quella di Servillo. L’affiatamento c’è, il clima anche, il pezzo è complessivamente debole. Occasione persa. VOTO 6 –
Le Vibrazioni – Così sbagliato: Arrangiamenti ridondanti, in più di qualche tratto sembra di ascoltare alcune produzioni dei Modà. Però è un pop rock di grande energia, che risveglia, all’una di notte. Altro pezzo che funzionerebbe in chiave Eurovion. VOTO 8



