Sanremo 2018: il ritornello-gate, la vecchia che balla e tante canzoni di qualità
Chi si lamentava di un Sanremo 2018 eccessivamente buonista, è servito. La polemica è corsa via veloce nelle ore notturne: “Non mi avete fatto niente”, la canzone di Ermal Meta e Fabrizio Moro, è stata a lungo a rischio squalifica perché il ritornello è preso pari pari da “Silenzio”, una canzone dello stesso autore, Andrea Febo, presentata due anni fa alle selezioni di Sanremo Giovani. I casi di scuola (ne parla qui Eurofestival News), avrebbero dovuto far propendere per l’esclusione del brano, ma la discrezionalità concessa all’organizzazione e l’invocato diritto all’oblio, secondo il quale il brano incriminato è stato però cancellato dal sito della Rai solo stanotte, ha deciso il contrario: la canzone del duo resta in corsa e c’è da credere che la sala stampa – che vota sino a sabato – non sarà benevola. Anche perché nel frattempo è spuntata anche una esibizione live del brano originale a Musicultura, non proprio l’ultimo festival italiano. E un post conferma anche la partecipazione al Premio Valentina Giovegnini di Pozzo della Chiana.
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Al di là dei precedenti e senza mettere in dubbio la buona fede, gli aspetti più negativi della vicenda sono l’evidente imbarazzo dell’organizzazione, in conferenza stampa nel cercare una linea di difesa e il fatto che due artisti autori di tante grandi canzoni come Ermal Meta e Fabrizio Moro abbiano preso un ritornello già esistente per costruirci un brano intorno. Al momento in cui scrivo, la situazione non è si ancora risolta: nonostante le rassicurazioni della Rai, il tam tam mediatico è fortissimo. E’ stato rimosso anche un video su instagram, ma difficilmente potrà essere rimossa un’ora di live delle esibizioni a Musicultura.
Il brano originale è regolarmente registrato alla Siae – benchè senza un editore- ed ha perfino generato 12 euro di introiti. Dunque, di elementi per squalificare la canzone ce ne sarebbero a iosa. Ma tant’è, vale il criterio discrezionale, che si applica ad un pezzo il cui testo, assolutamente condivisibile, è senz’altro un messaggio forte, portato in gara da due sicuri protagonisti della classifica. E allora c’è irregolarità e irregolarità.
E dire che sin qui è stato un Festival lento, ma molto Eurovisivo. Non solo nella regia – Duccio Forzano ha più volte ribadito di vedere la rassegna europea come modello televisivo e ha utilizzato il Cue Pilot, visto nel 2016 in diverse esibizioni – ma anche nella scenografia avveniristica che rendeva enorme un palco in realtà piccolissimo e anche nelle cartoline voltapagina. E in più il nome del concorso “Eurovision Song Contest” è stato pronunciato addirittura correttamente, in un orario non antelucano (ore 23.06). Manca solo una serata di selezione all’interno del festival, ma di questo passo chissà, magari ci arriveremo.
Le canzoni? Un festival di qualità, sicuramente e in questo Baglioni ha vinto: nessuna canzone veramente banale e anche le peggiori del lotto (quelle di Fogli & Facchinetti e dei The Kolors) hanno comunque un senso nel contesto della loro produzione. Resta il rammarico per la mancata valorizzazione, ancora una volta, di una artista come Annalisa, a cui è stato affidato un brano dimenticabile che ne depotenzia le qualità canore e di una Nina Zilli il cui pezzo intenso funziona molto bene in radio ma molto meno dal vivo. L’orchestra, valore aggiunto del Festival, mette in difficoltà i pezzi più radiofonici e il riascolto su disco lascia pochi dubbi in questo senso: Lo Stato Sociale, Le Vibrazioni, Decibel, Ermal Meta, Red Canzian e Fabrizio Moro, forse Giovanni Caccamo e The Kolors. Molto difficilmente si uscirà da questa cerchia ristretta sul fronte dell’airplay post-festival.
E se comunque vada, Ermal Meta e Fabrizio Moro escono sconfitti, il Festival senza casi umani ha già i suoi vincitori: l’Italia ha scoperto Lo Stato Sociale. Il quintetto bolognese è già al secondo posto della classifica dei bookmakers e sta vedendo salire le proprie quotazioni. Merito di un pezzo fresco, dove la denuncia sociale e politica si mescola all’ironia e dove l’intuizione della vecchia che balla è già diventata un hype virale. Certo in caso di vittoria ed Eurovision sarà un problema, perchè sul palco ci sono complessivamente 8 persone (5 della band, la vecchia e il ballerino, un tenore che compare nel finale) contro i 6 consentiti. Ma è un problema di poco conto.
PS A proposito: la vecchia che balla è una ballerina sul serio: si chiama Paddy Jones, ha 84 anni ed è nel Guinness dei Primati come la più anziana ballerina di salsa acrobatica del mondo. Nel 2009 ha vinto Tu si que vales in Spagna e nel 2014 l’abbiamo vista anche in Britain’ got Talent. E no, non è quella del video dei Colplay.
