Ecco Sevdaliza che ci ricorda la bellezza del sincretismo musicale
In questi giorni abbiamo assistito a strane reazioni alla vittoria di Mahmood a Sanremo e soprattutto alla proposta di legge che prevede di dedicare in tutte le radio nazionali un terzo della programmazione alla musica italiana. Un provvedimento che potrebbe anche essere lodevole dato che coltiverebbe la nostra musica dando spazio magari anche ai più giovani. Peccato che sia stato proposto esplicitamente a causa della vittoria di Mahmood, nato e cresciuto però a Milano, quindi italianissimo. Quindi cos’è che turba? Il nome forse? Il sound a tratti orientaleggiante di Soldi?
Bene, qualunque sia il motivo, ora ascolterete che forse è proprio l’incrocio di culture che genera i risultati più interessanti e affascinanti a dimostrazione che, a volte, pensare la musica strettamente legata al territorio è abbastanza riduttivo.
Stiamo parlando di Sevdaliza, cantante iraniano-olandese, classe ’81. Difficile parlare di lei in poche righe. Per lei moltissimi singoli e un album, ISON di due anni fa. Quello che appare subito evidente è l’incredibile varietà di generi musicali mischiati e l’attenzione al dettaglio, anche dei video.
Prendiamo per esempio Shahmaran di due anni fa, ma il cui video è stato rilasciato la scorsa estate. Questo brano, in parte classicheggiante, in parte trip-hop, ovvero un genere che unisce i motivi elettronici a quelli hip hop, dub, techno e house, è molto complesso. Questo perché sembra essere diviso in più parti. Ciascuna con la sua autonomia, ciascuna con i suoi suoni specifici e tutto perfettamente in armonia con il video.
Quest’ultimo segue il viaggio di un uomo mentre si libera dal duro lavoro di trascinare un gigantesco yacht attraverso un oceano inaridito per cercare acqua. Si imbatte in un’oasi dove viene tentato dalle auto sportive cromate, dalle pistole e da Sevdaliza ornata di cristalli prima di immergersi nella piscina ai suoi piedi. Ovviamente ciò ha anche un significato ben preciso. E’ il sogno degli afroamericani di avere potere e successo, ma che non si rendono conto che si sono creati un’immagine falsa di libertà, purtroppo materiale.
Oppure un altro esempio notevole potrebbe essere That Other Girl. Brano che denuncia il nostro attaccamento al mondo virtuale che finisce per essere una prigione. Ve lo lascio godere con il video qui sotto.
