Eurovision 2024: ripartire da zero dopo un’allucinazione collettiva

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L’Eurovision 2024 è terminato. Mettiamoci una pietra sopra e non parliamone più. Fine, stop, basta, facciamo finta che non sia successo, che sia stata solo un’allucinazione collettiva e che domani ci risveglieremo dopo la vittoria di Loreen. Anche se, per dirla tutta, la vittoria di Nemo fa bene al concorso ed è ciò di cui l’Eurovision Song Contest aveva bisogno.

Si va in Svizzera, dove tutto è cominciato nel 1956, per ripartire dopo un’edizione 2024 che definire travagliata è riduttivo. Un modo per azzerare tutto e ricominciare dal principio, magari anche con volti nuovi nel Reference Group (e il fatto che non sia stato Martin Österdahl a consegnare il “materiale” alla delegazione elvetica, ma il chairman Bakel Walden, che tra l’altro è dipendente della SSR SRG, la dice lunga).

Dopo alcune giornate infernali (e non è un riferimento al brano di Bambie Thug), in cui sembrava che si stesse verificando l’apocalisse nel concorso, l’impressione è che la bolla sia esplosa e la situazione, già di per sé complicata per le numerose polemiche legate alla partecipazione di Israele, sia sfuggita di mano a tutti a partire dal caso che ha avuto per protagonista Joost, senza dimenticarci di Bambie Thug, Slimane e, ovviamente, la Rai con i risultati del televoto annunciati prima del dovuto.

Fa riflettere il fatto che la Rai, prima con il leak della stand-in rehearsal e poi con il risultato del televoto rivelato in semifinale, per quanto si sia resa protagonista di errori grossolani incappando anche in violazioni del regolamento, non sia arrivata neanche lontanamente al livello di gravità inaudita delle situazioni che, sommate, hanno reso questo Eurovision 2024 di fatto il peggiore mai organizzato nella storia, rappresentando una sorta di redenzione per Roma ’91.

I fischi fortissimi ricevuti da Martin Österdahl, supervisore esecutivo dell’Eurovision, quando chiamato in diretta per il “Good to go” o per assegnare i 12 punti al posto di Nikkie de Jäger, spokesperson neerlandese, fanno capire quanto il pubblico si sia stufato di un ESC che sta andando per la tangente ormai da un po’. Qualcuno, tra l’altro, chiede giustizia per il sole “rotto” del 2022, che è niente in confronto ai fatti di quest’anno.

Senza dubbio il livello musicale è rimasto alto, come al solito. La presenza di artisti di primissimo ordine (come Olly Alexander per il Regno Unito o di Slimane per la Francia, senza dimenticarci della nostra Angelina Mango) continua a far capire che, musicalmente, l’Eurovision continua a essere un evento di punta nel panorama internazionale. Il problema però è quando la politica (che è sempre stata parte integrante del concorso) si mette di traverso con risultati discutibili.

Martin Österdahl aveva detto, in un’intervista, che “La vittoria della Svezia era quello di cui l’Eurovision aveva davvero bisogno dopo tre anni estremamente turbolenti”. Ebbene, l’edizione organizzata da SVT è stata molto più turbolenta delle precedenti 3 messe insieme e l’EBU dovrà rispondere ai fan e anche agli artisti che chiedono spiegazioni.

È eloquente la reazione di Bambie Thug, che al termine del concorso ha esclamato in un punto stampa “F*ck the EBU” (fanc… l’EBU), come anche la dichiarazione di Nemo in conferenza stampa: “Ho rotto il codice, il premio e anche il dito. Il trofeo è riparabile, il dito guarirà ma anche l’EBU è un po’ rotta e ha bisogno ancora di qualche riparazione per migliorare”. Speriamo che la prossima edizione, in Svizzera, possa essere un punto di ripartenza proprio lì dove tutto è cominciato nel 1956.

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