Verso l’Eurovision 2025: 12 brani che hanno fatto la storia del concorso
L’Eurovision 2025 è alle porte. Domenica 11 si alzerà il sipario sull’evento non sportivo più seguito al mondo con la tradizionale cerimonia di apertura, il Turquoise Carpet, che vista la sua organizzazione in pieno centro cittadino a Basilea si prospetta una delle più grandi cerimonie di apertura mai viste all’Eurovision. Prima di entrare nel vivo, tuttavia, è il caso di fare un passo indietro nel tempo con delle perle musicali che hanno lasciato un segno indelebile nella storia del concorso.
ABBA – Waterloo (Svezia 1974)
Partiamo con il botto, con quella che è LA canzone vincitrice del concorso. Un autentico inno per tutti i fan dell’Eurovision Song Contest, oltre a essere il brano che di fatto ha consacrato gli ABBA a livello globale, in un’epoca in cui i lustrini e le paillettes (o, per dirla alla Salvador Sobral, i fuochi d’artificio) non erano neanche immaginabili. Il direttore d’orchestra vestito da Napoleone Bonaparte è probabilmente l’immagine che meglio rappresenta quello che di fatto è stato un punto di svolta nella storia dell’ESC.
Lys Assia – Refrain (Svizzera 1956)
Riavvolgiamo il nastro, andiamo indietro fino alla prima edizione in assoluto del concorso. Allora, come oggi, eravamo in Svizzera, per la precisione al Kursaal di Lugano. A calcare il palco da vincitrice fu Lys Assia, accompagnata dall’orchestra di musica leggera della Radiotelevisione della Svizzera Italiana, la Radiosa (se volete saperne di più Fabio Di Luca, Christian Gilardi e Julie Meletta ne hanno realizzato un documentario per la RSI). Da lì l’Eurovision Song Contest ebbe inizio.
Johnny Logan – Hold me now (Irlanda 1987)
Quando si parla di Eurovision è impossibile non citare lui, l’unico Mr. Eurovision, Johnny Logan. Con questo brano arrivò la sua seconda (e ultima) vittoria da artista in gara, prima della terza che però lo vide vittorioso solo da autore (con “Why me?” di Linda Martin). Dopo il precedente successo con “What’s another year?”, nel 1980, sette anni più tardi tirerà fuori un altro autentico capolavoro con cui contribuirà a rendere l’Irlanda uno dei paesi più vincenti nella storia del concorso.
Celine Dion – Ne partez pas sans moi (Svizzera 1988)
L’Eurovision ha lanciato carriere a livello planetario. Dopo il successo travolgente degli ABBA, come abbiamo visto in precedenza, e prima ancora di Gigliola Cinquetti con la sua “Non ho l’età (per amarti)”, qualche anno più tardi una giovane e promettente artista canadese fu scelta per portare i colori della Svizzera sul palco di Dublino, da cui uscì vincente. Da qui nacque la stella di Celine Dion. Per la terza vittoria della Svizzera invece bisognerà aspettare qualche anno, ma questa è un’altra storia.
Toto Cutugno – Insieme: 1992 (Italia, 1990)
Questa è la storia di un rifiuto, quello dei Pooh vincitori di Sanremo con “Uomini soli”, di una canzone scritta in cinque minuti destinata a diventare un inno e un simbolo di unità, alla vigilia della nascita dell’Unione Europea, e di un Toto Cutugno che, sul palco di Zagabria, scrisse una delle pagine più belle nella storia del concorso, con una vittoria (la seconda) per l’Italia che guardava all’Europa e al futuro. “Le nostre stelle una bandiera sola. L’Europa non è lontana. Insieme, unite unite Europe!”
Katrina and The Waves – Love shine a light (Regno Unito, 1997)
Il canto del cigno di una delle band di maggior successo del Regno Unito. Dopo successi del calibro di “Walking on sunshine”, l’ultimo successo arriva proprio sul palco dell’Eurovision Song Contest. Destino vuole che, dopo il grande successo di questo brano, la band non riuscirà più a produrre brani così forti fino allo scioglimento nel 1999. “Love shine a light” assumerà un altro significato nel 2020, quando durante la pandemia diventerà la common song dell’evento “Europe shine a light”.
Dana International – Diva (Israele 1998)
L’Eurovision è sempre stato un evento inclusivo, e la storia ce l’ha mostrato a più riprese. Non importa l’orientamento sessuale o l’identità di genere: ciò che conta è che tu sappia cantare e abbia uno spettacolo degno di nota sul palco (ma non necessariamente, ci arriveremo). È la prima artista transgender a vincere l’Eurovision Song Contest, con un brano uptempo che apre una nuova era per il concorso.
Marija Serifovic – Molitva (Serbia 2007)
La prima vittoria della Serbia come nazione indipendente arriva con una ballata intensa, cantata nella lingua nazionale e accompagnata da una coreografia molto semplice. Marija, che è un’icona LGBTQIA+, ha contribuito a dare una nuova idea dell’Est Europa portando sul palco un ritratto femminile che è l’esatto opposto dell’idea che si aveva delle donne. Vestita con abiti maschili e con una coreografia molto semplice ma d’impatto, il trionfo fu una naturale conseguenza.
Conchita Wurst – Rise like a phoenix (Austria 2014)
A proposito di inclusione, questa vittoria ha rotto ogni stereotipo. Conchita, sul palco di Copenaghen, si presentò con un vestito elegantissimo, un trucco perfetto e la sua inconfondibile barba. Sì, una drag queen con la barba, che aveva un brano che sembrava la colonna sonora di un film della saga di 007 e, come se non bastasse, Conchita era pure incredibilmente intonata. Ad oggi quella performance rimane sinonimo di perfezione assoluta.
Salvador Sobral – Amar pelos dois (Portogallo 2017)
La musica non è fuochi d’artificio. Salvador Sobral lo dice, portando la sua anima purissima sul palco di Kiev e conquistando l’unica vittoria per il Portogallo. Il brano è classe allo stato puro, e per l’ultima esibizione dopo la vittoria ad accompagnare il cantautore lusitano è sua sorella Luisa, anche lei una cantautrice straordinaria e autrice del brano che ha sostituito Salvador nelle prove a causa dei problemi cardiaci che affliggevano l’artista.
Nemo – The Code (Svizzera 2024)
Un artista che ha rotto il codice, in tutti i sensi. “Da qualche parte, tra gli 0 e gli 1, è lì che ho trovato il mio regno”: è così che Nemo Mettler parla della sua identità di genere nel brano. La terza vittoria della Svizzera contribuisce a scrivere un’importantissima pagina di storia per il concorso: per la prima volta è un artista non binary a sollevare il microfono di cristallo. Per di più un artista che ha rappresentato la Svizzera. Insomma, dopo Celine Dion… Nemo!
Måneskin – Zitti e Buoni (Italia, 2021)
Per chiudere in bellezza. “Rock ‘n’ Roll never dies!” esclamò Damiano David dopo aver vinto l’Eurovision Song Contest 2021, sul palco di Rotterdam, insieme a Thomas Raggi, Victoria De Angelis ed Ethan Torchio. Visibilmente emozionati i quattro ragazzi si stavano forse rendendo conto della follia appena fatta: 30 anni dopo Toto Cutugno era arrivato il loro turno, quello che sarebbe stato il primo passo verso il successo planetario. Il resto è storia.
Menzione d’onore: Diodato – Fai rumore (Italia, 2020)
Di quella mai disputata edizione 2020 dell’Eurovision Song Contest, sostituita dall’evento “Europe Shine a Light”, rimane un ricordo indelebile. Quell’Eurovision, che per chi vi scrive sarebbe stato il primo in presenza, da cui solo un’esibizione ha scritto la storia. Diodato, solo, nell’Arena di Verona deserta che cantava il suo capolavoro “Fai rumore”. Era la canzone preferita di Jon Ola Sand di quel 2020, e chissà cosa sarebbe successo se l’Eurovision si fosse disputato regolarmente…
