Il Vietnam vince l’Intervision 2025, l’anti-Eurovision “senza politica” degli amici di Putin dove però si sfidavano i Governi
Subito la notizia, come si addice a chi fa questo mestiere: Đức Phúc col brano “Phù Đổng Thiên Vương” ha vinto l’Intervision 2025, lo storico concorso organizzato un tempo dal circuito televisivo di oltrecortina e che ora Putin ha rilanciato per trasformarlo nell’anti-Eurovision.
Ad ospitarlo, l’arena di Novoivanovskoye, vicino Mosca. In gara c’erano 21 paesi più la Russia Paese ospitante fuori concorso, questa è una delle poche cose diverse dall’Eurovision. Avrebbero dovuto essere 22, ma Vassy, la cantante australiana di origine greca che avrebbe dovuto rappresentare gli Usa, selezionata su YouTube, si è ritirata, pare su pressioni del governo australiano.
Abbiamo pensato a lungo se darvene conto perchè quella che è andata in scena – al di là dell’aspetto musicale, è pur sempre un concorso – è stata una passerella ipocrita della propaganda di Putin. Però ignorare un evento che proprio per questo è su tutti i giornali, avrebbe significato non rendervi un buon servizio, perché il compito di un giornalista è informare, prima di ogni altra cosa. E “bucare” (come si dice in gergo) una notizia deliberatamente squalifica chi lo fa.
Raccontare l’evento, questo abbiamo deciso di fare. Perché ciascuno si faccia la propria opinione. La nostra è qui di seguito, se avete la pazienza di arrivare in fondo.
Il festival “senza politica” con la politica dentro
La politica, si diceva. Se pensate che l’Eurovision sia un evento politico, dovete sapere che se parliamo di coinvolgimento della politica, l’Intervision è l’Eurovision alla centesima potenza. Perché ad organizzarlo è il Governo russo e a sfidarsi sono i Governi stessi. Si, avete letto bene. Però la politica resti fuori dai testi delle canzoni eh, per favore.
Una commissione apposita – governativa, naturalmente – ha fatto da raccordo con i ministeri delle culture e delle comunicazioni dei 21 Paesi. E alla fine il parterre dell’evento è la fotografia esatta dell’ipocrisia di Putin: ci sono tutti e cinque i Brics (oltre alla Russia, Brasile, India, Cina e Sudafica), ci sono alcuni dei Paesi centro e sudamericani storicamente meno democratici come Cuba, Colombia e Venezuela. Poi naturalmente ci sono i Paesi arabi storici alleati della Russia: Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi; i paesi ex sovietici dell’area asiatica storicamente sotto l’influenza russa (Kyrgizistan, Kazakistan, Tagikistan,Uzbekistan) e i Paesi africani con cui Mosca ha solidi legami bilaterali (Madagascar, Kenya, Egitto, Etiopia). E poi appunto c’è il Vietnam, il primo Paese asiatico a stabilire relazioni diplomatiche con Mosca.
L’Europa si è ben guardata dall’aderire naturalmente, tanto che il contingente del Vecchio continente ha visto al via oltre alla Bielorussia, la sola Serbia. Nemmeno i due Paesi filorussi della Ue, Ungheria e Slovacchia hanno accettato di partecipare sebbene Mosca li avesse inseriti d’imperio, così come Armenia e Azerbaigian, senza nemmeno sentirli prima, fra i Paesi in concorso. L’Intervision vero, quello nato nel 1968 era ben altra cosa ed era una cosa seria.
Le tv hanno un ruolo marginale: devono solo trasmettere l’evento e non sono nemmeno obbligate a farlo: in Brasile, Kenya e Arabia Saudita lo show non è stato trasmesso da alcuna tv, per esempio.
In gran parte lo trasmettono le tv pubbliche, ma anche sul fronte delle private ci sono ottimi esempi della democrazia e della libertà che secondo Putin e il Governo russo, Intervision vorrebbe trasmettere: Al Tahir tv, l’emittente privata che trasmette l’evento in Egitto, è storicamente vicina ai Fratelli Musulmani (quindi ad Hamas); Channel 1 Eurasia è la sorella kazaka della tv russa: fondi privati ma vicinissima al governo di Astana, che sostanzialmente passa al microscopio ogni notizia, Toxic tv, l’emittente serba, è di proprietà di Serbia Telekom, il cui Ceo Vladimir Lučić è buon amico del presidente filorusso Vucić. Insomma, la compagnia degli amici, altro che show libero aperto al Mondo.
Il festival “libero”, ma con in gara il marito dell’ufficio censure
Ma il vero capolavoro, la Russia lo mette a segno nella conduzione e col proprio artista. Alexej Vorobyov è un nome che gli appassionati di Eurovision conoscono, perché ha rappresentato la Russia come Alex Sparrow nel 2011 con “Get You” uno scarto rimasto nel cassetto di RedOne. Con lui la moglie, la soprano Aida Garifullina: sono due ultrà putiniani, ça va sans dire.
A loro il palco di accompagnare gli spettatori, insieme ad un conduttore vietnamita ed una indiana. Quanto al cantante russo, dato che ad Intervision non si fa politica, quale scelta migliore di Shaman: putiniano di ferro (era fra gli artisti selezionati da apposita commissione per la campagna elettorale presidenziale del 2024), pubblico sostenitore dell’invasione russa dell’Ucraina, sempre in prima fila negli eventi organizzati dal Cremlino, due anni fa ha cantato per l’esercito nelle regioni ucraine occupate di Luhansk e Mariupol e ad un evento sponsorizzato dalla compagnia nucleare di stato per russificare l’area attorno alla centrale ucraina di Zaporizhizia. Il tutto naturalmente parte di un tour promozionale finanziato dal governo russo. E per non farsi mancare niente, si è esibito anche di fronte al nuovo amico di Putin, Kim Jong Hun, in Corea del Nord.
Nel suo repertorio una lunga canzoni sulla guerra come strumento di conquista imperialista, sul patriottismo. Uno che subito dopo l’invasione russa dell’Ucraina ha scritto un brano per esaltarla.E che ha accompagnato un brano dal titolo “La mia battaglia” con un video ispirato al Mein Kampf di Hitler.
E dato che Intervision è un concorso libero, come vuole il Governo russo, quale scelta migliore che farsi rappresentare dal marito della direttrice dell’ufficio centrale della censura, ovvero l’ufficio che fa chiudere i siti internet sgraditi al Governo.
Inutile dire che si tratta di un artista senza alcun successo discografico nemmeno in patria e che è uno dei destinatari dei ban di ingresso sia nell’Unione Europea che in Canada.
Lo show: una quasi copia dell’Eurovision. Ma i giurati…
Lo spettacolo, rigorosamente in russo, è molto simile al format dell’Eurovision: cartoline che anticipano gli artisti (ma comunque annunciate singolarmente dai conduttori), recap finale, canzoni brevi, grande uso della tecnologia video (in questo aspetto specifico i russi sono maestri da sempre, va loro riconosciuto)
Differenze: passerella finale per gli artisti, tutti sul palco al momento del voting, molte più interviste nella green room (dove ovviamente si esalta la Russia) e un solo giurato per Paese, che assegna punti da 27 a 1 lasciando fuori solo il proprio Paese. Tutti presenti in arena, votava anche il giurato designato per gli Usa, l’ex Deep Purple Joe Lynn Turner.Per la Serbia, Mirko Radenović, presidente della comunità serba a San Pietroburgo, già produttore di Goran Bregovic, altro ospite fisso del Cremlino. Per l’India? Jaan Nissar Lone, figura prominente dello shwobiz nazionale, ma soprattutto presidente della commissione cultura dei Brics. Per la Colombia? Jorge Zorro, compositore, musicista, ex ministro della cultura e ambasciatore colombiano a Mosca.
Chi vince non organizza: il Paese ospitante successivo è stato annunciato prima del voting, nel 2026 si andrà in Arabia Saudita.
Le canzoni? Come in tutti i concorsi alcune cose valgono, altre meno. C’è molto più folk e questo forse all’orecchio di noi occidentali abituati al pop rende tutto più complicato. Il brano che ha vinto, peraltro, è un pezzo moderno, che mescola il rap e la musica psichedelica ed elettronica, cantato in vietnamita, inglese e russo. Nelle radio più audaci, per assurdo potrebbe persino funzionare. Altre cose belle sono arrivate dal Madagascar, dal Kyrgizistan e dal Qatar (secondo e terzo, rispettivamente). Poi è questione sempre di gusti, ovviamente.
Ma in un concorso come questo, in fondo, per dirla con Caparezza, “Chi se ne frega della musica”.
