Ana De Llor: la visionaria dell’avant-pop che recupera le storie perdute

ana de llor

Ana de Llor è uno dei nomi emergenti della scena indie europea. Nata in Portogallo, residente a Londra, ne parliamo ora anche se il suo lavoro d’esordio risale a due anni fa perchè a Gennaio la vedremo ospite all‘Eurosonic Noorderslag, il celebre showcase festival eureopeo che si svolge ogni anno a Groningen (quest’anno dal 14 al 17 Gennaio).

Senza ombra di dubbio Ana De Llor rappresenta una delle voci più originali e potenti nel panorama dell’avant-pop contemporaneo. Attravrso la mescolanza di sonorità e strumenti, l’artista di Lisbona costruisce melodie oscure e avvolgenti, impreziosite da un’elettrica sensibilità mistica che affonda le radici nella tradizione lusitana più ancestrale.

La sua è un’arte totale, plasmata da una formazione nelle arti visive e dalla sinestesia che caratterizza la sua percezione sensoriale. Questa particolare condizione neurologica permette a De Llor di “vedere” i suoni, traducendosi in un approccio compositivo unico: i ritmi ancestrali si fondono con paesaggi sonori elettronici d’avanguardia, generando un universo sonoro immersivo, cinematico e profondamente personale.

Qui sotto trovate un esempio di ciò che stiamo dicendo, il singolo “Lourdes”, eseguito in portoghese e tratto proprio da “Not Your Holy Ghost”, il primo EP:

 

Un atto di rivendicazione attraverso la musica

Orgogliosamente queer, Ana De Llor trasforma la sua arte in un potente atto di reclamazione storica. La sua missione è restituire voce alle donne cancellate o travisate dalla Storia e dalla mitologia, figure femminili le cui narrazioni sono state distorte, silenziare o dimenticate nel corso dei secoli. In questo senso, la sua musica non è solo intrattenimento, ma un vero e proprio strumento di giustizia culturale.

Il suo EP di debutto “Not Your Holy Ghost” rappresenta un manifesto feroce di identità ed emancipazione, un’opera che risuona con particolare intensità presso un pubblico alla ricerca di musica capace di sfidare convenzioni, liberare energie e trasformare prospettive. Il progetto ha conquistato ascoltatori desiderosi di esperienze sonore che vadano oltre il semplice consumo musicale.

“Quando eu era pequenina”, per esempio, è la rivisitazione in chiave dark pop di una vecchia canzone folk lusitana. L’effetto, ascoltandola, è bellissimo e straniante.

 

Già numerosi riconoscimenti

Il talento di Ana De Llor non è passato inosservato nell’industria musicale. L’artista si è aggiudicata il prestigioso Drake Yolanda Award e ha ricevuto il supporto di emittenti e testate di primo piano come BBC Radio, la radio nazionale portoghese, NOTION ed EARMILK, consolidando la sua presenza sia nel circuito underground che nei media mainstream.

Ma ciò che distingue veramente De Llor è il suo approccio olistico alla creazione artistica. Non si limita a comporre musica: dirige e progetta personalmente l’intero universo visivo che accompagna le sue opere, assicurandosi che ogni elemento – dal suono all’immagine – sia parte di un’esperienza completamente realizzata e immersiva. Una vera visionaria che controlla ogni aspetto della propria espressione artistica, dalla scrittura alla produzione, dalla regia alla direzione creativa.

In un’epoca in cui l’autenticità e la coerenza artistica sono valori sempre più rari, Ana De Llor emerge come figura imprescindibile per chiunque voglia comprendere le direzioni più innovative della musica elettronica contemporanea e della cultura queer.

Merita un ascolto in questo senso anche “Malena“, che trovate a questo link: un brano in cui è forte la rivendicazione femminile e femminista ma anche la voglia di non sentirsi necessariamente incasellate: “Sia la traccia che il video riguardano l’identità delle donne che non appartengono alla muffa della società di ciò che una donna dovrebbe essere per essere accettata come tale”, spiega De Llor. “Si tratta letteralmente di non preoccuparsi di ciò che il patriarcato pensa o dice e di elevare tutti i modi in cui esistiamo nel mondo”.

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