Eurovision 2026: la disfatta di ORF passa per le prove della finale

Eurovision 2026 palco vuoto dress rehearsal 1

Live da Vienna • Quella che è appena andata in scena al Wiener Stadthalle non era la prima Dress Rehearsal della finale dell’Eurovision 2026: era un’autentica disfatta firmata ORF.

Dopo il VT TO COME di Liverpool, dopo gli innumerevoli disastri di Malmö, credevamo di esserci finalmente sbarazzati dell’incubo con l’edizione 2025 targata SRG SSR, impeccabile al netto di qualche minima sbavatura nelle dirette. L’Eurovision 2026 non è perfetto, ma anche dall’imperfezione ci si aspetterebbe un minimo di cura che rispecchi gli standard a cui EBU ci ha abituati nel corso degli anni. In questo caso, però, questa cura è mancata totalmente.

La prima Dress Rehearsal della finale, visibile soltanto in arena dalla stampa accreditata, è stata – per restare in tema ESC – una Waterloo dall’inizio alla fine. Fine che, per chi vi scrive come per molti giornalisti e content creator accreditati, è coincisa con l’ultima esibizione in gara – quella del padrone di casa Cosmó – perché viene richiesto di lasciare l’arena prima degli interval act.

Già dalle battute iniziali abbiamo iniziato a capire che qualcosa non andasse nel verso giusto: la prova è iniziata in ritardo di 5 minuti e tutto l’opening act – compreso di sigla EBU, clip introduttiva e flag parade – è stato provato due volte perché in scena mancava l’oggetto principale: la barchetta di carta di JJ, protagonista di questo primo segmento. Anche un problema al sipario, portato in scena solo per l’apertura, ha causato la ripetizione e l’utilizzo anche di una flycam nella seconda prova.

Subito dopo le due flag parade è stato il momento di presentare la serata, peccato che ci siano voluti 4 bumper – di cui l’ultimo interrotto a metà – più un quinto finalmente sincronizzato con la voce fuori campo. Dopo una serie di battute poco utili al fine della presentazione e della conduzione della serata, e dopo che Victoria Swarovski e Michael Ostrowski hanno finalmente presentato Emily Busvine in Green Room, la gara èiniziata.

Apre la Danimarca con Søren Torpegaard Lund, perfetto come sempre. Ci vuole più tempo rispetto ai 45 secondi della cartolina per preparare il palco per Sarah Engels, ed è soltanto l’ennesimo intoppo. L’artista tedesca è molto svociata, evidentemente punta al risparmio della voce.

Subito dopo di lei c’è una pausa, con Emily Busvine in green room, in cui si dovrebbe smontare il palco e montarlo per Noam Bettan, ma nessuno fa nulla. Parte quindi la cartolina di Israele e i tecnici salgono sul palco 10 secondi dopo l’inizio. L’artista Israeliano è perfetto. Non si può dire lo stesso della crew tecnica, che lascia qualche elemento del prop israeliano sul palco quando tocca al Belgio provare. Essyla non canta bene ma la prova nel complesso è buona.

Il palco per l’Albania non è pronto dopo la cartolina, i tempi si allungano ancora. Alis è impeccabile, ancora una volta, non lo è però la regia. La grafica di Ferto e la cartolina della Grecia si sovrappongono sul ledwall. Il palco non è pronto, ovviamente, al termine della cartolina. Akylas sul palco si scatena, la sua performance è sempre divertente anche se si risparmia vocalmente.

Per l’Ucraina di Leleka non c’è da aspettare, i drappi erano già pronti dopo la performance di Israele. L’artista conserva la voce per le prove che contano, ma l’acuto lo fa comunque. I drappi cadono bene, nessun intoppo almeno da questo fronte.

Per smontare il palco di Leleka e montarlo per Delta Goodrem è necessaria una pausa, che chiama Michael Ostrowski. Una pubblicità per la tv, in scena e nel segnale internazionale invece c’è una clip con Victoria Swarovski nei panni di Professor Eurovision, dopo la quale parte subito la cartolina dell’Australia.

Delta Goodrem è semplicemente straordinaria, le winning vibes sono fortissime anche in una prova che di fatto non è importante come il Jury Show di stasera. Nessun intoppo per i Lavina, il palco della Serbia è semplice da montare. Eseguono il brano più basso di un’ottava e senza scream nel primo ritornello, ma tirano fuori la voce piena nel secondo non facendosi mancare anche lo scream e il growl. I tecnici devono spegnere con un estintore l’asta del microfono infiammata, che non si spegne da sé.

È necessaria una piccola pausa per montare il prop di Malta, una struttura ottagonale con dei led. Aidan canta molto bene, il problema è la sua canzone che può potenzialmente non piacere a tutti. Il cambio palco per la Cechia è rapido, anche se pure Daniel Zizka utilizza dei prop molto particolari. Molto buona la sua prestazione canora, nulla da dire.

Dopo una ballad e un brano midtempo, ci voleva una sveglia con Dara e la sua Bangaranga. Performance al massimo delle sue capacità vocali e fisiche. Non canta benissimo ma glielo perdoniamo. Potrebbe essere uno dei migliori risultati nella storia eurovisiva per la Bulgaria.

Le Lelek si risparmiano vocalmente, ma la loro performance è comunque straordinariamente ipnotica. La ragazza vestita di bianco manca il centro dell’occhio di bue sul finale, ma essendo una prova evidentemente ci sarà modo per rifarsi prima della jury final.

Anche Look mum no computer, come la voce dei Lavina, canta un’ottava sotto l’originale. Sia chiaro, “canta” è un parolone. La sua prova è l’esatto opposto di ciò che si può definire perfetto, è un autentico disastro.

Monroe è conservativa, non canta le strofe a voce piena, ma sull’inciso e sugli acuti la voce la tira fuori quasi al massimo delle sue potenzialità. Per onestà intellettuale va però detto che dopo il Regno Unito anche una prova conservativa sembra un capolavoro, ma la Francia può fregiarsi di un’artista dalla voce straordinaria.

Il disastro della ORF però si compie anche in questa pausa, necessaria per smontare il palco della Francia. I due conduttori annunciano lo JESC, con una clip della vittoria di Lou Deleuze, senza dire che sarà a Malta. Vero che l’annuncio è arrivato oggi, ma dire che lo Junior Eurovision si terrà “da qualche parte” (somewhere) è imbarazzante.

Subito dopo questo siparietto viene mostrato un trailer di Eurovision Asia, al cui rientro i conduttori lanciano la “canzone successiva” (next song) senza dire che deve esibirsi Satoshi, portacolori della Moldova. Al netto di una scaletta evidentemente sconosciuta ai conduttori, Satoshi non si risparmia e si proietta verso la parte alta della classifica. Senza intoppi la sua prova. Il cambio palco per la Finlandia invece richiede tempo extra, oltre i 45 secondi della cartolina.

Pete Parkkonen si risparmia vocalmente, Linda Lampenius nei movimenti, ma tutto è apparecchiato per farli puntare alla vittoria. Per smontare il palco è richiesta una pausa, anche perché c’è da portare in scena il prop di Alicja. I polacchi in arena si fanno sentire. Alicja canta divinamente anche in una prova che conta poco.

Il cambio palco per Lion Ceccah è rapido. Il portacolori della Lituania però canta molto male, sarà anche conservativo ma la sua prova è molto lontana dall’essere definita buona. Dopo di lui è il turno della Svezia, ma quella che abbiamo ascoltato in questa prova è stata la peggior Felicia mai sentita, che ha cantato molto male stonando qua e là.

Serve del tempo extra – oltre la cartolina – per montare il palco per Cipro. Antigoni non si smentisce mai, canta molto male anche in questa prova ma la sua performance nel complesso è ipnotica. Anche dopo la fine della sua esibizione, per smontare il palco di Cipro e montare la scena per l’Italia, serve molto tempo e non bastano i 45 secondi della cartolina.

A coprire l’attesa ci pensa un breve intermezzo con Emily Busvine in green room. La performance vocale di Sal Da Vinci è tremenda, sarà per la stanchezza o per preservare la voce, ma a compensare una voce non al top ci pensa la performance generale, che è stata comunque ottima.

Dopo l’Italia e prima della Norvegia c’è una pausa con una clip sul turquoise carpet. Al rientro si va in green room da Emily Busvine e poi parte un’altra clip, lunghissima, sulla storia dell’ESC a Vienna, con le tre volte in cui la città ha ospitato il concorso. Una pausa di 15 minuti che non ha un briciolo di senso, soprattutto se si considera che il palco per Jonas Lovv era pronto già prima della fine della prima clip. Al termine di questo lunghissimo intermezzo parte finalmente la cartolina della Norvegia.

Nulla da dire su Jonas Lovv. C’è solo da sperare che quella lunga e immotivata pausa non sia effettivamente in scaletta prima della sua performance, altrimenti ne uscirà con le ossa rotte. Come ormai di consueto serve del tempo extra, oltre la cartolina, per smontare il palco della Norvegia e montare quello della Romania. Per riempire questo buco interviene Michael Ostrowski, che dopo poco passa la linea a Emily Busvine.

Si perde molto tempo, apparentemente senza motivo visto che Alexandra Capitanescu e la sua band sono pronti sul palco, in realtà a giudicare dagli spazzoloni questa pausa serviva per pulire il palco. Poi finalmente dopo ben tre lunghissimi minuti arriva lo stage ready.

Su Alexandra Capitanescu non c’è assolutamente nulla da dire, una prova straordinaria che potrebbe tranquillamente mandare la Romania sul podio. Il problema è nella preparazione della performance successiva, visto che per smontare il palco della Romania e montare quello dell’Austria, la cui preparazione ha sempre avuto non pochi problemi, serve altro tempo che viene occupato da Emily in green room. La performance di Cosmó però va liscia come l’olio a parte un glitch video sul ledwall.

La speranza è che la seconda Dress Rehearsal, in programma questa sera, e soprattutto la finale in diretta televisiva di domani non accusino tutti i problemi che hanno reso veramente lunga e tremendamente impacciata la prova odierna.

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