Festival di Sanremo 2018: amore, vita e tanta attualità nei testi delle 20 canzoni dei Campioni
Amore, come sempre declinato in varie forme, ma anche impegno sociale e tante storie diverse da raccontare. Almeno a giudicare dai testi, il Festival di Sanremo che comincia fra 6 giorni sembra promettere bene. Pochi testi banali – anche se quelli più prettamente romantici non brillano per originalità – alcuni punti di vista interessanti. Torna l’inglese, usato per il ritornello – e un paio di versi nel testo – di “Lettera dal Duca” dei Decibel: era dal 1984 (“Walkin’ dei Dhuo”) che un brano con parti consistenti in inglese non prendeva parte al concorso. “Passame er sale” di Luca Barbarossa è invece interamente in romanesco: è il primo brano completamente nel dialetto capitolino della storia del Festival.
Cantare è d’amore. Il testo migliore è quello postumo di Lucio Dalla cantato da Ron in “Almeno pensami“. Che si apre riportando idealmente sul palco sanremese un piccione, 12 anni dopo la vittoria di Povia. L’associazione è la medesima, ma il modo di usarla è assai diverso: Ah fossi un piccione /Che dai tetti vola giù fino al suo cuore/ Almeno fossi in quel bicchiere/Che quando beve le andrei giù fino a un suo piede/ Fossi morto tornerei /Per rivederla ogni mattina quando esce /Avessi il mare in una mano /Ce ne andremo via fino al punto più lontano. Il cuore batte forte, come le sensazioni che l’amore regala. Mario Biondi in “Riverderti” è diretto: “Pensa come è strano qui a tenerci per la mano viene lento un sorriso e il sole /Filtra fra i capelli tuoi e brilla dentro un prisma che mi abbaglia e mi colora di ambra e gioia”; il punto di vista di Noemi e Annalisa (nel testo scritto da Dario Faini) è invece più nettamente emozionale e femminile. La rossa romana canta: “Non smettere mai di cercarmi/Dentro ogni cosa che vivi e /Per quando verrò a trovarti /In tutto quello che scrivi /Ci pensi mai a quello che è stato/Quando dici che era tutto sbagliato/La luce taglia il primo bacio/E la promessa che mi hai regalato/Tu che parli piano/Ed io qui senza fiato“; mentre il testo de “Il mondo prima di te” della cantante savonese riporta (purtroppo) alla memoria quelli non proprio brillanti dei Modà: “Siamo montagne a picco sul mare/Dal punto più alto impariamo a volare /Poi ritorniamo giù /Lungo discese pericolose /Senza difese /Ritorniamo giù/ A illuminarci come l’estate/Che adesso brilla /Com’era il mondo prima di te (…)Siamo due radici/Che si dividono per ricominciare a crescere”.
Quintali di zucchero anche da Giovanni Caccamo e la sua “Eterno”, sia pur con meno banalità: “Chiusi dentro di noi, insieme io e te per sempre /Senza volere niente, a parte questo nostro naufragare e non cercare niente /Più niente a parte noi/E non capire niente, a parte che l’amore può salvare, non volere niente /Soltanto gli occhi tuoi, per sempre gli occhi tuoi./Siamo distanti dagli altri come stelle, siamo la stessa pelle“.
Relazioni dolcemente complicate. I dubbi dell’amore. The Kolors (testo di Stash e Dario Faini) paragonano le curve di una relazione ai quadri di Frida Kahlo: “Il destino a volte è un attimo
Ci porta dove vuole/ Ci rivela strade nuove/ Non succede mai mai mai/ Nessun amore è per sempre mai/Ma un fiore prima o poi arriva“. Le Vibrazioni portano invece sul palco un uomo che paga il conto degli errori nella sua relazione e chiede all’amata di accettarlo Così sbagliato: “Salvami ancora/Da queste mani fredde e viola /Riportami a casa /Perché ho paura di me /Tienimi stretto al buio e dimmi /Che mi vuoi bene anche così /Mi vuoi bene anche così /I miei castelli di carta/I miei occhi da pugile al bordo/Sbagliato”. Del resto, come scrivono anche Pacifico e Bungaro per Ornella Vanoni: “Bisogna imparare ad amarsi in questa vita/Bisogna imparare a lasciarsi quando è finita /E vivere ogni istante fino all’ultima emozione Così saremo vivi”.
A volte l’amore dura a lungo, resiste al tempo. E allora ci si interroga come fa Luca Barbarossa in “Passame er sale”, e magari si scopre che gli anni non hanno spento l’attrazione fisica: “Ah si mi chiedi l’amore cos’è/Io non c’ho le parole che c’hanno i poeti/Nun è robba pe’ me/Ah si me chiedi l’amore che d’è /Io non c’ho le parole ma so che ner core nun c’ho artro che te /Guardace adesso, t’aspettavi de più? /Gniente è lo stesso ma più bella sei tu /Che manco a ‘na stella cadente avrei chiesto de più“. Renzo Rubino in “Custodire” invece racconta della fine del rapporto fra i suoi due genitori, quando lui era ancora piccolo e chiede ai suoi almeno di parlarsi: “Noi non siamo mai stanchi nell’odiarci/Come abbiamo fatto ad essere qui/Pronti ad azzuffarci/ Se prima era una corsa per amarci”.
In un certo senso, è una canzone d’amore anche “La leggenda di Cristalda e Pizzomunno” di Max Gazzè, che prende le mosse da un raccontro del folklore pugliese ispirata a un monolite che si trova a Vieste, alla cui origine ci sarebbero una commovente storia d’amore e di vendicative sirene. Pizzomunno, nella fattispecie è un “Gigante /Di bianco calcar/Che aspetta tuttora/Il suo amore/Rapito/E mai più tornato!“.
Storie di tutti i giorni. C’è ovviamente chi ha scelto di raccontare l’attualità e allora non mancano i temi forti. “Non mi avete fatto niente” di Ermal Meta e Fabrizio Moro elenca tutte le città che sono state colpite da atti di terrorismo e urla in faccia alle bombe che nonostante tutto la vita continua e che non esistono differenze fra persone e religioni: “Non avete avuto niente/Perchè tutto va oltre le vostre inutili guerre/ C’è chi si fa la croce/E chi prega sui tappeti/Le chiese e le moschee /l’Imàm e tutti i preti /Ingressi separati della stessa casa/Miliardi di persone che sperano in qualcosa (…)Scambiamoci la pelle/In fondo siamo umani/Perché la nostra vita non è un punto di vista/E non esiste bomba pacifista”. Testo condivisibile e da sottoscrivere riga per riga, ma forse eccessivamente luogocomunista.
Nina Zilli canta alle donne, delle donne. La descrizione che ne fa ricorda un pò quella che Ruggeri scrisse nel 1987 per Fiorella Mannoia in ‘Quello che le donne non dicono’, ma non manca un accenno veloce, ma netto, ai tristi episodi di violenza, con un monito agli uomini: “Donna siete tutti e tu non l’hai capito (…) Quando la vita è più semplice non mi diverte ci gioco/Io non li chiamo più lividi sono colori e ci gioco”. A suo modo, è un messaggio sociale anche quello che i Decibel mettono in bocca al ‘Duca’ David Bowie, sottoforma di una sua missiva: “Io non capisco più certe meschinità (…)Se chiudi gli occhi vedi l’infinito in te /E superi i tuoi limiti più di quanto immagini /Ti accorgerai che un mondo spirituale c’è /Fuoco dentro all’anima che tutto intorno illumina”.
Diodato spera in un mondo dove ogni tanto la tecnologia venga messa in pausa: “Dici che torneremo a guardare il cielo/Alzeremo la testa dai cellulari/Fino a che gli occhi riusciranno a guardare/Vedere quanto una luna ti può bastare/E dici che torneremo a parlare davvero/Senza bisogno di una tastiera” , mentre Lo Stato Sociale ne “Una vita in vacanza” raccontano a modo loro l’annoso dilemma ‘Lavorare per vivere o vivere per lavorare?’, citando tutta una serie di moderne ‘professioni’ quasi tutte legate ai tempi moderni: “Perchè lo fai? Perchè non te ne vai? Una vita in vacanza/Una vecchia che balla/Niente nuovo che avanza/Ma tutta la banda che suona e che canta“.
Che fantastica storia è la vita. La vita e le persone, quasi inevitabile che pezzi su questo argomento siano cantati dai decani della rassegna. Declinazioni da vari angoli, perchè come canta Red Canzian: “Ognuno ha il suo racconto/Perché ogni uomo ha un suo preciso istinto/Un suo esclusivo canto“. Il brano fra l’altro è cofirmato con Miki Porru, cantautore bolognese che torna quindi sotto i riflettori 31 anni dopo la sua partecipazione a Sanremo fra i Giovani col brano “Straniero”. Roby Facchinetti e Riccardo Fogli rilanciano sul tema dell’amicizia: ritrovarsi e scoprire che “Il segreto del tempo’ è viverlo appieno: “Caro amico chiedi al cuore, lui ti ricorderà/Il segreto del tempo è che tutto perdona”A chi tutto alla vita si dà”. Leggera spolverata di retorica lungo tutto il testo, ma l’impronta di certe produzioni dei Pooh è evidentissima. Enzo Avitabile e Peppe Servillo (su testo di Pacifico) è un inno per gli umili ed ai precari, con particolare riferimento alla loro terra, Napoli: “Terra scura e fertile/Stella mia stella sempre /Sposa e sorella coprimi/Di nuvole e trapunte di sogni/Io no/Io non mi sono mai/sentito così vivo/non domandarmi come mai”.
Ciao, adios. E poi ci sono loro, Elio e le storie tese, al passo d’addio (forse). E così per una volta il loro “Arrivedorci” oltrechè ironico è autoreferenziale: “Una storia unica, singolare e atipica /Completamente antieconomica, a propulsione elica /Una storia unica, una carriera artistica/Dolcemente stitica, ma elogiata dalla critica”.
E adesso che sono state svelate le parole, non resta che aspettare l’arrivo della musica. Nel frattempo, se volete leggere tutti i testi, dobbiamo rinviarvi nel link qui sotto a Sorrisi e Canzoni, che può pubblicarli per intero in esclusiva.
Leggi i testi delle canzoni del Festival di Sanremo 2018 su Sorrisi e Canzoni.

