Sanremo 2017, nel festival dei giovani è di moda il vintage. Di classe
Sarà interessante, domenica mattina, quando saranno rese note le votazioni, conoscere come ha votato la sala stampa dell’Ariston, perchè come è andata al televoto, con ogni probabilità lo sappiamo già: il passaggio al secondo turno di Lodovica Comello e Alessio Bernabei, al netto di performance al limite dell’inascoltabile, sono senz’altro frutto della imponente fan base dei due artisti ed è probabile che un piazzamento alto nella classifica del pubblico possa aver bilanciato il gradimento, che si sapeva già non alto, da parte dei colleghi accreditati. Più scontato, forse, il passaggio del turno di un Al Bano in evidente difficoltà ma che gode di una solida stima anche sul fronte della critica.
L’Europa non è lontana, c’è una canzone italiana. Di certo c’è che questo festival, che doveva essere quello dei giovani, almeno nella prima serata, mostra ancora una volta come i vecchi leoni – tranne Al Bano, come detto – siano ancora in grado di ruggire più forte. Anche Ron, nonostante una serata negativa, al ripescaggio potrebbe far valere il peso dell’esperienza. Ermal Meta è una felice conferma: ha un pezzo con un testo difficile, volutamente appoggiato su una melodia in contrasto, che ne conferma le grandi doti autoriali: sono suoi, vale ricordarlo, alcuni dei maggiori successi degli artisti pop (anche di Sanremo). E più di qualcuno lo vedrebbe anche come una scelta eurovisiva perfetta, capace di unire anche i due lati dell’Adriatico. Più probabilmente, Sanremo sarà la sua consacrazione definitiva.
La vera sorpresa della serata è però Elodie. Pur arrivata sull’onda di un bel successo estivo, la giovane rosacrinita arrivava sul paco dell’Ariston con giudizi contrastanti e invece non solo la sua “Tutta colpa mia”, scritta da Emma è un pezzo deliziosamente retrò, dalle atmosfere anni 60, ma lei ha saputo abbattere anche i pregiudizi sulla sua provenienza artistica sfoderando una performance sicura, ferma, intensa e soprattutto intonata. Cosa non da poco in una serata che ha visto le ‘stecche’ protagoniste (Giusy Ferreri, Alessio Bernabei, Lodovica Comello). L’Europa eurovisiva, quella che il festival l’ha seguito in streaming a caccia della canzone migliore per rappresentare l’Italia all’Eurovision, si è subito innamorata di questo brano, come di quello di Fiorella Mannoia. Tre scelte (compreso Ermal Meta) che non ci farebbero sfigurare in Europa, anche se forse per il tipo di sound che ci si aspetta dall’Italia è proprio l’ex concorrente di Amici quella che potrebbe fare meglio.
Sulla vittoria del Festival, anche prima di sentire le canzoni di domani sera, ci sono pochi dubbi. L’interpretazione di Fiorella Mannoia sul pezzo delicato e coinvolgente scritto da Amara è a distanza siderale da tutto il resto: sarebbe il giusto premio ad una carriera costruita sulla sublime capacità interpretativa, che spesso ha donato luce anche a brani meno all’altezza.
Il ritorno del vinile. In un festival che profuma d’antico, non può che risaltare l’iniziativa della Warner Music che per i suoi quattro artisti (tre prodotti direttamente: Paola Turci, Alessio Bernabei e il duo Raige-Giulia Luzi e uno distribuito, Francesco Gabbani) ha realizzato una produzione a tiratura limitata dei rispettivi singoli: 45 giri in vinile colorato destinati ai fan più esigenti. La conferma che l’innovazione in atto nel settore non è solo legata alle reti digitali ed in particolare ai nuovi canali streaming ma opera trasversalmente rispetto all’offerta tecnologica utilizzando in maniera integrata musica liquida e supporti fisici.
Radio festival, anche grazie all’autotune. C’è da dire, peraltro, che Conti mantiene le promesse. Aveva annunciato una lineup di pezzi radiofonici e così sarà: a discapito delle prove negative i brani di Giusy Ferreri e di Alessio Bernabei avranno quasi certamente un ottimo riscontro nelle radio. Sia perchè sono scritti e pensati per quel tipo di diffusione e quindi escono penalizzati dall’arrangiamento con l’orchestra, sia perchè il lavoro di autotune limerà le carenze vocali di entrambi. Spiace soprattutto per l’interprete palermitana, che a Sanremo è sempre stata particolarmente sfortunata e che veniva a raccogliere i frutti di un anno di grandi successi. Ma il palco dell’Ariston è spietato, soprattutto nelle prime interpretazioni.
Senza bisogno dell’autotune, riascolteremo in radio senz’altro anche i pezzi di Samuel ex Subsonica e Fabrizio Moro, diversamente radiofonici ma entrambi di ottima presa. In entrambi i casi gli interpreti – che sono anche autori – confermano la tesi esposta all’inizio e cioè che l’esperienza a Sanremo conta sempre. Fabrizio Moro, a 17 anni dalla sua prima volta è ormai cantautore con uno stile collaudato e riconoscibile, dal quale non ci si aspettano magari sorprese ma che raramente delude. L’ex frontman della band torinese, a 44 anni, ha il sound più moderno ed attuale in concorso. Innovativo forse per il Festival, ma in fondo tre anni fa, nessuno avrebbe scommesso un euro sui Perturbazione. E allora chissà.

