Eurovision Song Contest 2018, il ritorno del sound ‘rassicurante’ e il record dell’Albania
Il sound eurovisivo sta cambiando? Forse. Stiamo tornando indietro di dieci anni? Possibile. Di sicuro, l’Eurovision Song Contest – o almeno lo zoccolo duro dei suoi fan – una predilezione per i suoni d’antan ce l’ha sempre avuta. O per dirla tutta, esattamente come per il Festival di Sanremo esiste un genere ‘a parte’, fatto di canzoni che funzionano benissimo all’interno della manifestazione perchè rispondono al gusto medio del pubblico ma poi alla prova delle vendite il riscontro è alterno, allo stesso modo, il sottogenere tipico ‘eurovisivo’ ha delle caratteristiche chiare senza le quali il concorso non avrebbe lo stesso fascino ma che poi non sempre coincide col successo discografico.
La qualificazione di ‘Monsters’ di Saara Aalto e l’incredibile balzo in avanti nelle preferenze dei bookmakers di ‘Fuego’ di Eleni Foureira sono l’esemplificazione del concetto sopra esposto: europop catchy, plastica in abbondanza, preferibilmente di fabbricazione svedese, ottimo confezionamento televisivo per la cantante finlandese – del resto il team è lo stesso che stava dietro al brano di Mans Zelmerlow che vinse nel 2015; powerballad potente e radiofonica e performance ad alto tasso di erotismo, per la rappresentante cipriota. E se il primo è un genere sempreverde, declinato nel tempo in vario modo, “Fuego‘ fa subito tornare alla memoria la prima ed unica cantante greca a vincere il concorso, Helena Paparizou, che nel 2005 sbancò Kiev con ‘My number one‘.
Allo stesso modo, le due ballate che hanno superato lo scoglio della qualificazione, quella di Ieva Zasimauskaitè e quella di Ryan O’Shaughnessy sono due diverse facce della stessa medaglia, anzi sono la stessa faccia da due opposti punti di vista: facce pulite, rassicuranti, in un certo senso la fidanzata e il fidanzato che tutte le mamme vorrebbero per i propri figli, ballata d’amore datata (Sanremo 1997 per entrambi, diremmo) con una messa in scena che annulla l’evidente gap col pianeta discografico attuale, valorizzando gli interpreti. Per questo stesso motivo, tenete d’occhio sabato sera Alfred y Amaya, i fidanzatini spagnoli: la loro ‘Tu canciòn’ evidenzia una grande alchimia fra i due interpreti: mai sottovalutare i Trottolini Amorosi.
https://www.youtube.com/watch?v=n5Sju9fTLUk
A proposito dell’Irlanda, torna in finale dopo quattro anni di assenza e adesso per Ryan O’Shaughnessy scatta un’altra sfida: battere il risultato ottenuto sul palco di Copenaghen dallo zio Gary, ventunesimo (su 23) con appena 6 punti.
La ruota (e i gattini) della fortuna. In una semifinale come quella di ieri, con tante proposte forti n in gara, le vittime illustri erano attese e non sono mancate. Spiace soprattutto per Belgio e Svizzera: Sennek e gli ZiBBZ avevano in dote due delle migliori canzoni ed erano credibili dal punto di vista artistico e discografico, forgiati dall’esperienza nei palchi anche internazionali. La cantautrice paga probabilmente gli errori della sua tv, che non le ha messo a disposizione uno staging in grado di valorizzare le atmosfere rarefatte e bondiane del suo pezzo; resta invece di difficile comprensione l’eliminazione dei fratelli elvetici, la cui canzone era inspiegabilmente in fondo a tutte le classifiche anche dopo che le prove avevano mostrato la grinta e la sicurezza della frontwoman.
Sarà interessante, a questo proposito, vedere il loro posizionamento effettivo quando sabato notte saranno rese note le classifiche e quanto avrà pesato – eventualmente – il nuovo sistema di calcolo del voto dei giurati, volto a depotenziare i voti singoli a vantaggio del gruppo. Intanto, di sicuro, un primo effetto l’ha avuto: l’eliminazione congiunta delle nemiche storiche Armenia ed Azerbaigian, con la tv di Baku al primo tonfo da quando è in concorso: chissà che non sia lo spunto per provare finalmente a proporre qualcosa d’altro che rispetto agli scarti del Melodifestivalen made in Sweden. Male anche la Grecia, alla seconda eliminazione in due anni: e dire che alcuni anni fa la tv greca rifiutò la partecipazione alla finale nazionale di Eleni Foureira.…
Le favorite vanno tutte avanti: Israele e i suoi gattini della fortuna, l’Estonia e il suo abito-scenografia da 66.000 euro, 53 metri di lunghezza, 8 chili di peso ed 8 metri diametro, la Bulgaria del quintetto costruito a tavolino, oltre appunto ad Eleni Foureira. Con la qualificazione anche di Eugent Bushpepa ci saranno tre cantanti albanesi in finale (il terzo è Ermal Meta): è la prima volta nella storia del concorso.
