MEI 2022, la giornata conclusiva e il riassunto dell’edizione

Giordano Sangiorgi, patron del MEI

Cala il sipario sul MEI 2022, che noi di Euromusica abbiamo seguito in modo diverso rispetto all’anno scorso, più orientati verso gli artisti emergenti e consapevoli della filosofia che c’è dietro questo grande evento. La terza giornata è stata quella più “scarica”, anche se gli eventi non sono mancati e abbiamo dovuto ancora una volta scegliere cosa seguire.

Il palco giovani

Come per la scorsa edizione, gran parte dell’ultima giornata l’abbiamo trascorsa al palco giovani, dove abbiamo potuto ascoltare (o in alcuni casi riascoltare) artisti emergenti e promettenti o, anche se già “emersi”, ancora riservati a una nicchia di ascoltatori. È il caso di Mille, nostra amica che abbiamo conosciuto a Musicultura 2021 (dove ha vinto il premio della critica con il brano “La radio”) e che, dopo la nostra intervista realizzata ormai un anno fa, abbiamo rivisto dal vivo per la prima volta.

La cantautrice romana, milanese di adozione, ha eseguito “Sì, signorina” (brano con cui ha vinto 1MNext), “La vita le cose”, il suo singolo di prossima uscita (di cui non spoileriamo il titolo, non è ancora stato annunciato), “La radio” e una chiusura a sorpresa con “Piove (ciao ciao bambina)” di Domenico Modugno.

A Mille è toccato l’ingrato compito di salire sul palco dopo i biVio, band francese trapiantata a Roma che ha infiammato il palcoscenico. Animali da palcoscenico anche Le Teste Di Marvin, che hanno fatto scatenare il pubblico con la loro musica dalle sonorità marcatamente rock.

È stato un piacere riascoltare Milena Mingotti, vincitrice del premio Lauzi e dell’Onda Rosa Indipendente, che con la sua “Prima degli altri” (brano che abbiamo ascoltato anche al Premio dei Premi) ha regalato emozioni trattando il tema del bullismo.

Nada al Teatro Masini

Mentre sul palco centrale Lorenzo Baglioni presentava un evento che coniugava musica e istruzione, al Teatro Masini si svolgeva l’atto finale del MEI 2022. Nada, con un breve concerto, ha presentato il suo nuovo album (anticipato dal singolo “Chi non ha”). Con lei ha calcato il palcoscenico Alex Allyfy, accompagnata dal suo fedele ukulele Luke (che abbiamo ascoltato anche stamattina alla Galleria della Molinella).

Il concerto di Nada è stato preceduto da un tributo a Pier Paolo Pasolini, con un lungo monologo di Pierpaolo Capovilla (accompagnato dalla musica di Paki Zennaro). Questo tributo, che qualcuno ha definito toccante, ha di fatto “steso” metaforicamente la platea (che non era neanche piena del tutto). Qualcuno mormorava, qualcuno ha addirittura fatto partire un applauso prima della fine sperando che terminasse prima, ottenendo come risultato soltanto uno sforamento di circa mezz’ora.

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Ma che cos’è il MEI?

Alla fine il MEI, che quest’anno ha spento 25 candeline, è una festa di musica, come lo ama definire Giordano Sangiorgi (deus ex machina della manifestazione faentina). È una foto con Roberta Giallo, spumeggiante animale da palcoscenico che, con il suo pony di battaglia, lascia tutti a bocca aperta e ti abbraccia appena finita la sua performance. È cenare al ristorante e trovare Nada al tavolo accanto al tuo, ma non avvicinarti perché sta cenando e non la vuoi disturbare.

Sono tre giorni di camminate, pranzi e cene a orari improbabili perché devi metterti in fila per entrare al teatro o hai perso tempo a chiacchierare con l’artista che hai intervistato mesi fa. È il senso di stanchezza che avvertirai alla fine di ogni giornata. Sono le gambe doloranti per le ore passate in piedi, i risvegli traumatici perché non hai dormito abbastanza.

È un ritrovare vecchi amici, artisti che hai conosciuto o intervistato in altre occasioni e con cui ti fermi volentieri a parlare. Sono gli artisti a cui scrivi su instagram o che fermi, dopo le loro esibizioni, per complimentarti e che, se sei fortunato, ti daranno il loro numero di telefono per mandarti i nuovi singoli.

Sono le lacrime ascoltando il tributo a Lucio Dalla, che tanto piaceva a tuo zio e che ti fa piangere ripensando a lui. Le emozioni per quel singolo di Milena Mingotti in cui ti rivedi, perché il bullismo l’hai subito anche tu quando andavi a scuola. È il ristorante in piazza in cui sai già che mangerai benissimo ma qualcosa andrà storto, perché i piccioni te la faranno addosso o ti brucerai una mano toccando la coppa ustionante della crema catalana.

Il MEI è anche incontrare Gianluca Grignani, avvolto da una folla festante, mentre chiacchieri con Isotta dopo il Premio dei Premi. Sono gli occhi azzurri di Margherita Zanin, che commenta le esibizioni sul palco giovani insieme a Roberto Costa che, non si sa come faccia, ma conosce tutto di tutti. È una chiacchiera con Duccio Pasqua di Rai Radio 1, che dopo tre edizioni di Musicultura condivise (anche se in modi diversi), ti chiama collega e ricorda che è la musica che ci fa vivere.

Il MEI è Mille, che con la sua chitarra rosa canta le sue canzoni che hanno fatto da colonna sonora in un periodo brutto. È Alex Allyfy che ti vuole offrire un caffè perché, dopo anni a scrivere di musica, hai scelto di dare importanza agli artisti indipendenti ed emergenti che hanno tanto da raccontare. È anche la pacca sulla spalla di Giordano Sangiorgi, che sarà sempre felice di vederti sorridere vivendo una sua creatura.

Sono le chiamate e i messaggi con i tuoi amici, con tua mamma, con i tuoi colleghi delle altre redazioni che ti danno per disperso. Le note che ti entrano in testa, i tecnici che montano e smontano a tempo di record sui palchi. Le campane della chiesa che interrompono le esibizioni o ne entrano a far parte, rendendole di fatto uniche e irripetibili. Sono i bambini ai piedi del palco che ridono e si divertono ascoltando la musica.

Il MEI è l’ennesima videointervista da tagliare, ripulire perché si sente troppo la musica in sottofondo, sistemare e mandare in fretta e furia perché esca quanto prima, soprattutto se chi hai intervistato è una persona a cui vuoi bene. È l’abbraccio di Melga, che rende magico ogni istante con la sua musica che è arte e bellezza allo stato puro. La chiacchiera a camere spente con i Malvax che raccontano i retroscena di quella sgangherata cover a Musicultura.

Ma soprattutto il MEI è incontrare tanti amici, un’organizzazione rodata che ti accoglie come se fossi uno di famiglia, un amico di sempre anche se li conosci da appena un anno. È un pass ritirato al secondo giorno perché tanto non ti serve, sanno già chi sei e ti tratteranno sempre come se fossi il migliore, anche se sei un pivello e scrivi per un blog piccolo.

Sono gli abbracci e le strette di mano con artisti, ospiti, organizzatori, collaboratori dello staff che, anche se avrai visto sì e no due volte in croce, diventano amici restando tutti insieme ad ascoltare della buona musica. Sono Marco Mori con suo figlio Matteo, Cristina, Ylenia, Enrico e tutto lo staff a cui hai rotto le scatole per tre giorni ma che comunque ti saluteranno sempre con il sorriso sulle labbra.

È quella meravigliosa festa di musica che vorresti non finisse mai ma che, come tutte le cose belle, prima o poi purtroppo dovrà finire. È tornare in albergo con le lacrime agli occhi e, al momento di togliere il pass per l’ultima volta, è scrivere di getto un articolo con tanta malinconia ma anche tanta gioia per aver vissuto tutto questo, con la speranza di tornare anche l’anno prossimo ed emozionarti ancora di più.

Il MEI è tutto questo, e siamo felici di avervelo raccontato ancora una volta. Viva il MEI, viva la musica indipendente.

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