Contestati perchè israeliani: vernice rossa contro l’ex Eurovision David D’Or (ed è solo l’ultimo caso)
Momenti di forte tensione durante un festival ebraico a Varsavia, in Polonia, dove il noto cantante israeliano David D’Or è stato oggetto di un’aggressione da parte di due attiviste pro-Palestina. L’incidente è avvenuto mentre l’artista si esibiva al Teatro dell’Opera Nazionale, in occasione del concerto finale del Singer Warsaw Festival.
Una delle due attiviste ha spruzzato della vernice rossa contro D’Or, colpendo anche i musicisti dell’orchestra filarmonica. Nel frattempo, l’altra ha tentato di salire sul palco brandendo una bandiera palestinese e urlando “Free Palestine!”. Entrambe sono state prontamente bloccate e allontanate dalla sicurezza dell’auditorium, mentre D’Or, con grande professionalità, ha deciso di continuare lo spettacolo.
D’Or, 60 anni, controtenore, è un nome popolarissimo in Israele. Sulla breccia da quasi 40 anni, nel 2004 aveva rappresentato Israele all’Eurovision col brano “Leha’amin”, non riuscendo però a passare in finale. Figlio di ebrei libici fuggiti in Israele negli anni ’50, l’artista ha affidato ai social il suo racconto, definendo l’esperienza “traumatica”. “Stavo cantando la preghiera Avinu Malkeinu, chiedendo pace nel mondo e un anno buono. Avevo gli occhi chiusi e all’improvviso ho sentito uno spruzzo freddo sul viso”, ha scritto D’Or. “Ho aperto gli occhi e ho visto vernice rossa sui miei vestiti, sul palco e sugli altri musicisti. Sembrava sangue“.
Nonostante l’aggressione, il cantante ha ribadito il suo orgoglio di essere israeliano e ha sottolineato: “Non ci siamo spezzati e non ci spezzeremo. Continuerò a esibirmi ovunque sarò invitato”.
L’ambasciatore israeliano in Polonia, Yaakov Finkelstein, ha elogiato la “forza straordinaria” di D’Or per aver proseguito il concerto. I due aggressori, le cui azioni sono state confermate dal gruppo anti-Israele Bas Collective, sono stati arrestati. Sono inoltre stati annunciati dei sit-in di solidarietà nei loro confronti.
Un gesto idiota ed imbecille, che non soltanto non serve a nulla .- non è certo la vernice rossa contro un cantante che farà cambiare idea al Governo Netanyahu- alimenta l’antisemitismo e soprattutto è lanciato contro la persona sbagliata, visto che D’Or si è esibito più volte in carriera con gli artisti di origine araba e insieme a palestinesi, proprio per la pace.
Vernice rossa, la stessa che a Maggio una famiglia ed un gruppo di attivisti avrebbero voluto lanciare contro Yuval Raphael, la cantante in gara per Israele ad Eurovision durante le prove: riuscirono a bypassare i controlli, ma una volta entrati, sono stati fermati prima di mettere in atto il gesto. E proprio di recente, alcuni artisti volevano impedire al cantante franco-israelo-marocchino, Amir (già rappresentante dell Francia nel 2016) di esibirsi alle Francofolies de Spa 2025, uno dei principali festival musicali francofoni, che si tiene ogni anno in Belgio.
Al rifiuto dell’organizzazione, alcuni artisti presenti in quel cartellone si sono ritirati per non condividere il palco con lui, citando suoi precedenti legami con eventi pro-IDF (l’esercito israeliano) e una sua visita a una yeshiva (le scuole della Torah, dove si formano gli studenti biblici ebrei ortodossi) a Hebron nel 2014. Ha vinto lui, si è esibito, acclamato dalla folla, incitando all’amore e alla condivisione piuttosto che all’odio.
Rispetto coloro che si oppongono a me, ma penso che per poter andare avanti, dovete ascoltarvi, per potersi muovere verso la pace, bisogna saper parlare. Il dialogo è chiaramente preferibile ai divieti e ai boicottaggi, dice solennemente. È molto importante usare il nostro posto come artista per essere esemplare. Perché conosco una sola risposta all’odio, questa è l’arte. L’arte siamo noi, sei tu, è qui, ora è musica.
E che dire del boicottaggio ad Héléne Segara? Lei israeliana non lo è nemmeno. La cantante francese, nome di spicco del pop d’Oltralpe, è stata cancellata dal Festival Internazionale di Cartagine in Tunisia, perchè sostiene Israele. Non è andata meglio ai Radiohead, contestati a Bologna: il chitarrista Jonny Greenwood è colpevole di aver collaborato con il musicista israeliano Dudu Tassa all’album del 2023 Jarak Qaribak, che comprende rielaborazioni di canzoni d’amore mediorientali registrate a Tel Aviv, Israele, e nell’Oxfordshire, Regno Unito. L’ensemble comprende anche musicisti provenienti da Siria, Libano, Kuwait e Iraq.
Greenwood si è unito alle proteste in Israele chiedendo la rimozione del primo ministro Benjamin Netanyahu e il rilascio degli ostaggi tenuti da Hamas e per questo lui e Tassa hanno suonato anche a Tel Aviv.Anche il leader Tom Yorke, recentemente ha rilasciato una dichiarazione sulla guerra a Gaza, affermando che Netanyahu e la sua amministrazione «devono essere fermati» e che «anche Hamas sceglie di nascondersi dietro la sofferenza del suo popolo».
Ma agli odiatori di Israele questo non importa: è sufficiente che non sostengano la Palestina.
L’odio antisemita che sta distruggendo un Popolo ed un Paese colpisce chi anche prova solo a sostenere non “il Governo israeliano”- responsabile insieme ad Hamas di quello che sta succedendo – ma in generale “Israele”, come se tutto un Paese si identificasse col suo Governo. Se così fosse, si potrebbe fare la stessa equivalenza fra la Palestina e Hamas. Ma sarebbe fare il gioco degli odiatori antisemiti. E soprattutto, è falso. Esattamente come l’affermazione su Israele.
