Due anni fa la strage che avviò la guerra a Gaza: tre canzoni per non dimenticare, ma sperare nella pace
Non potevamo oggi, come Euromusica, non ricordare che il 7 Ottobre è l’anniversario del massacro perpetrato da Hamas a diversi kibbutz, basi militari israeliane e al Nova Festival che ha provocato 1200 morti civili e al rapimento di 247 civili. A due anni dallo scoppio di questo conflitto, provocato da Hamas e reso più duro dalla successiva replica di Israele, che ha portato ulteriore morte e distruzione- anche in questo caso con molte vittime civili-. nella striscia di Gaza, ci sembra giusto centrare il focus su ciò che è utile adesso: riportare gli ostaggi a casa (ce ne sono ancora 47 in mano ai terroristi e almeno 22 sono vivi) e avviare il piano di pace, partendo dalla proposta della Casa Bianca.
Liberare Gaza dai terroristi tagliagole di Hamas e contemporaneamente liberare Isreale da un Governo fondamentalista paragonabile ad Hamas per ideali, che ha rovinato la reputazione internazionale del Paese. E poi da qui ripartire rilanciando gli accordi Abramo per interrompere i quali Hamas ha lanciato l’attacco: sono la base solida, visto anche l’appoggio del mondo arabo al piano di pace, sulla quale costruire un dialogo che possa condurre in prospettiva alla convivenza se non pacifica almeno civile fra due popoli, due culture e due stati.
La redazione di Euromusica ha opinioni molto diverse sul conflitto in atto e così abbiamo scelto tre canzoni simbolo, per questa ricorrenza. La prima è October Rain, versione “non modificata” di Hurricane, che era stata consegnata ad EBU per Eurovision 2024 prima che il testo venisse bocciato e appunto modificato. La voce è quella di Eden Golan, che il brano “riscritto” portò in concorso.
Il secondo è un live di Milad Fatouleh, trentenne italo-palestinese che da tempo vive e canta fra l’Italia e la Cisgiordania. Da bambino cantò anche allo Zecchino d’Oro. La rete purtroppo non ci regala “Humanity calls”, il brano con cui nel 2024 ha partecipato alle selezioni di Una Voce per San Marino. Ma è giusto ricordare qui il verso chiave di quella canzone:
Nessun muro può trattenere il sogno della libertà, nessuna catena può rubare il nostro destino”
Il riferimento è al muro eretto in Cisgiordania dal 2002 da Israele in difesa dal terrorismo, considerato dai palestinesi uno strumento di segregazione razziale. Qui come detto, non facciamo politica e quindi non prendiamo posizione. Ci interessano, ancora una volta, solo le sue parole:
Basta con le guerre. Il mio è un messaggio per i diritti dei bambini e delle persone indifese che ci sono non solo a Beltlemme e a Gaza ma nel mondo intero. Siamo tutti umani – e tutti abbiamo il diritto di vivere in pace. Solo a Gaza ci sono più di 15mila bambini morti: non sono numeri, sono 15mila sogni infranti. I bambini sono il futuro. Abbiamo tutti gli stessi diritti, mai più muri ma ponti
Infine, naturalmente ed ovviamente, il più grande inno di pace fra i popoli israeliano e palestinese dei tempi moderni, che una cantante israeliana di origine yemenita (Noa) ed una dell’etnia araba che vive in Israele (Mira Awad), entrambe messaggere di pace cantarono ad Eurovision 2009 sei mesi dopo l’ennesimo conflitto: Israele e Gaza contavano ancora i morti e le ferite rispettivamente del lancio di Razzi Qassam sulla popolazione civile da parte di Hamas e della risposta con l’Operazione Piombo Fuso. Morti, sangue e disperazione. “There must be another way”, cantavano. Non era ancora il tempo, purtroppo. Speriamo che ora lo diventi.
