Alla scoperta del glam pop irriverente di MEEK

‘è chi si sente speciale e chi lo è davvero. Nell’autunno del 2025, MEEK – che scritto normalmente è il suo cognome, si chiama Giorga Meek (in inglese vuol dire “mansueto”) –  ha inviato uno stream digitale del suo brano manifesto, “Fabulous”, a un amico DJ che quella sera si sarebbe esibito al Ku-Bar, il locale gay di Chinatown a Londra, noto punto di riferimento per le hit pop emergenti. Il risultato? Un’esplosione collettiva di energia che ha trasformato un test informale in una certificazione immediata di successo. E così il brano è arrivato immediatamente in alta rotazione anche da noi

Sono saltata sul bancone e ho iniziato a fare lip-sync. Ho fatto metà dell’intro e poi tutti – letteralmente tutti nel locale – urlavano ‘I’m so fucking fabulous

In un periodo storico in cui seguiamo tutorial anche solo per preparare la macchinetta del caffè, Meek fa ancora parte di quella scuola in cui ci si mette alla prova, senza temere l’imperfezione. “Fabulous” è uno di quei brani che si insinua nel cervello non al primo ascolto, ma nelle prime quattro battute. Pop propulsivo, energizzato, maestoso.

Il segreto è nascosto nella trama musicale, in quella piacevole e coinvolgente sfacciataggine così eversiva di essere e sentirsi al contempo sé stessi. Un pop classicheggiante, coinvolgente e ballabile che – per intenderci – dopo due misure vi ritroverete anche voi in testa con il tema “I’m so fucking fabulous”. Al primo ritornello lo starete già cantando, a metà canzone starete anche ballando.

Il brano fa parte dell’EP di debutto dell’artista britannica, che comprende anche altre canzoni interessanti come per “I want love but not that much” e “Brixton“.

MEEK non è un work in progress. È un’artista completamente formata che si è guadagnata i suoi galloni partendo dal nulla, in un’esecuzione di brillantezza pop senza tempo che sfida le logiche del nepotismo. Tra chi studia le pop star e chi cerca meramente di copiarle, ci sono personaggi unici come Meek che non fanno nessuna delle due cose.

E la parola d’ordine per il suo album è stata: nessuno schema precostiuito. Dice infatti l’artista

Queste sono canzoni che dicono: mi farò il mio spazio. Sono qui, sono fottutamente strana, non me ne frega niente, affrontatelo.

La sua voce cavernosa e rugosa prende a schiaffi e accarezza allo stesso tempo, giocando su metriche sincopate eppure dirette. Tanto coinvolgente quanto riflessiva, ognuna delle tre canzoni è un pop maturo e solenne come classici senza tempo.

Dalle pieghe ritmiche e dalle sofisticate pennellate orchestrali emerge una forte carica motivazionale. Sarà l’energia delle bellissime orchestrazioni, o l’ipnotico andamento armonico con quel ritmo incalzante che ti fa ballare anche da seduto, eppure “Fabulous” vi è già entrata dentro anche solo nel nominarla. C’è una sorta di incantesimo: anche se avete ricevuto una cartella esattoriale o state per dimettervi dal vostro meraviglioso impiego paga bollette, vi sentirete forti come leoni.

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