Musicultura 2023, il racconto della prima serata. Sul podio Zic, Santamarea e Cristiana Verardo

La prima delle due serate finali di Musicultura 2023 è andata in scena allo Sferisterio di Macerata, con l’inedita conduzione di Flavio Insinna e Carolina Di Domenico. Si cambia tutto: quest’anno non c’è più l’eliminazione e questa sera abbiamo avuto il podio provvisorio di questa edizione, in pieno stile sanremese. Vedremo dunque tutti e otto i vincitori nel riassunto delle due serate, che  andrà in onda in seconda serata il 6 luglio su Rai 2.

Il racconto della serata

Prima dell’inizio della serata, i due conduttori si sono presentati al pubblico dando il numero per interagire su whatsapp e fare domande ai vincitori, altra novità di questa edizione che diventa sempre più televisiva. Arriva però finalmente il momento di iniziare la serata.

La sigla iniziale di questa edizione è “Vivere” di Enzo Jannacci, altro elemento di distacco dopo due edizioni inaugurate dalla voce di Lucio Dalla. Entra dunque Flavio Insinna, che dopo due inchini racconta che 200 anni fa partiva la costruzione dello Sferisterio di Macerata, storica casa di Musicultura. Arriva il momento di dare il benvenuto anche a Carolina Di Domenico, anche lei all’esordio a Musicultura, e dopo i convenevoli (con un ringraziamento a Enrico Ruggeri) parte la gara.

La prima a esibirsi è Cristiana Verardo, con “Ho finito le canzoni”. Testo e musica sono di Cristina Verardo, Carolina Bubbico e Daniele Vitali, non esattamente due sconosciuti (ricordiamoci che Carolina Bubbico quest’anno era a Sanremo, dove ha diretto l’orchestra per Elodie). Racconta l’artista che il titolo arriva da un periodo in cui non riusciva a scrivere nulla. Singolare la scelta di legare due guantoni da pugilato all’asta del microfono.

Un momento alquanto singolare è stato quello in cui Flavio Insinna ha interrotto lo spettacolo e la presentazione per tre spettatori che sono arrivati in ritardo. Al netto di imprevisti, la serata procede con il secondo vincitore: è il turno di Zic con “Futuro stupendo”.

Il pezzo è bello, radiofonico, funziona anche se l’artista ha avuto qualche intoppo con la respirazione. Bello il modo in cui Zic alla fine si è scatenato invitando il pubblico ad applaudire. Curiosità: il nome d’arte di Zic viene dal protagonista della serie a fumetti e del cartone animato “Monster Allergy”. Dopo Zic però è il momento della prima ospite di serata: Paola Turci.

La cantautrice romana omaggia il maestro Franco Battiato con una deliziosa versione di “Povera patria”, brano più che mai attuale eseguito solo piano e voce con l’accompagnamento di Alessandra Tamburrini, conosciuta tra l’altro nel pomeriggio in prova. La scelta di eseguire questo brano, rivela Paola Turci, è stata del direttore artistico Ezio Nannipieri.

Rimane sul palco Paola Turci, che imbraccia la chitarra ed esegue il suo ultimo singolo “Fiori di ghiaccio” e poi “Bambini”, brano del 1989. Inutile dire che l’esibizione è stata a dir poco sublime.

Si riparte con la gara, sale sul palco Ilaria Argiolas con “Vorrei guaritte io”. Il brano della cantautrice romana (anche se il cognome fa trasparire le origini sarde) riporta il dialetto romanesco sul palco di Musicultura. L’ultima volta fu nel 2014, con “La cortellata” dei Coreacore.

I quarti vincitori a esibirsi sono i Santamarea, con il brano “Santamarea”. Anche in questo caso abbiamo un precedente: sempre nel 2014 arrivò in finale un brano intitolato “La rappresentante di lista”, presentato proprio da La Rappresentante di Lista. La band di Veronica Lucchesi e Dario Mangiaracina infatti è “partita” proprio da Musicultura.

Un altro fuori programma molto particolare e gradito: è il compleanno di Noemi, bassista della band siciliana, per cui Flavio Insinna canta e invita il pubblico a cantare “tanti auguri a te”. Al termine i conduttori salutano Chiara Francini, che per cause di forza maggiore ha dovuto rinunciare alla partecipazione.

È il momento della quinta vincitrice: cecilia con “Lacrime di piombo da tenere con le mani”. Un pezzo molto particolare, non semplicissimo ma non per questo meno valido degli altri pezzi. Il brano nasce da un periodo molto difficile e, racconta l’autrice, l’ha aiutata a esprimere due lati della sua persona.

A seguire sale sul palco Lamante, con “L’ultimo piano”, un brano che è festa, allegria e fracasso allo stato puro. L’artista veneta è un autentico animale da palcoscenico, ha coinvolto anche Flavio Insinna continuando a cantare e a fare cori insieme al pubblico. Da notare che autore e produttore del brano è un mostro sacro come Taketo Gohara. Al termine un collegamento con il pullman di Rai Radio 1, con le tre storiche voci Duccio Pasqua, Marcella Sullo e John Vignola.

Arriva però il turno del settimo vincitore: Simone Matteuzzi con “Ipersensibile”. Il brano in gara è molto particolare, arzigogolato, il giovane cantautore tra l’altro mette a frutto i suoi studi di canto lirico (con scarsi risultati mentre cambiava la voce, ci tiene a precisare) e gioca molto con la voce. Ma è il momento di andare avanti con la gara.

L’ottava e ultima vincitrice è AMarti, con il brano “Pietra”. Il chitarrista suona la chitarra con l’archetto, come se fosse un violino, una finezza stilistica non da tutti. Un brano estremamente lento, particolare, che però verso il finale evolve. È difficile da descrivere a parole, forse dà le vibes di Sanremo 2006. È un po’ la quota Lorenzo Lepore di questa edizione (anche se lei non chiede “cos’è che ci aspetta?”).

Flavio Insinna regala un’altra perla: “Questo festival è truccato, lo vince Fausto Leali”. Cavallo pazzo, direttamente da Sanremo 1992, rievocato anche sul palco di Musicultura. È però il momento di votare, 10 minuti di pausa che si aggiungono a un ritardo di un’ora sulla scaletta.

Al termine della pausa si torna in arena, con un ricordo di chi è stato al timone di Musicultura per ben 9 anni: il compianto Fabrizio Frizzi. Lungo applauso, meritatissimo, per un pilastro della televisione italiana e amico di Musicultura che ha lasciato un vuoto incolmabile.

Lo spettacolo deve andare avanti: sale sul palco il secondo ospite della serata, Fabio Concato, che canta “Non smetto di aspettarti” per poi eseguire un medley con “Ti ricordo ancora”, “Sexy tango”, “Fiore di maggio” e “Rosalina”, per poi chiudere con “Domenica bestiale”.

Arriva il momento del primo premio di questa edizione: il premio PMI per il miglior progetto discografico, assegnato da Luca Barone, ai Santamarea. A seguire il sindaco di Macerata fa sentire l’acustica dello Sferisterio battendo le mani e racconta la storia di questo splendido teatro.

Sale sul palco Rachele Andrioli e i Coro a Coro, che cantano “La canzone popolare” di Ivano Fossati, “Zeleneye” (brano popolare ucraino) e dulcis in fundo “Fimmana de mare”, brano proprio di Rachele Andrioli dalle tipiche sonorità della pizzica salentina.

A seguire è il momento del premio per il miglior testo, assegnato dalle università di Macerata e Camerino ai Santamarea (che vincono il secondo premio di serata), ma si riparte con la musica perché è il turno di due ospiti, vincitori di Musicultura 2021 e di X Factor 2022.

Tornano a Musicultura i Santi Francesi, già The Jab, che rievocano il loro percorso allo Sferisterio con “Giovani favolosi”, brano con cui hanno trionfato, e “Ragazzo di strada”, la cover per l’intervista musicale poi riproposta a X Factor. A seguire presentano il loro ultimo singolo, “La noia”.

Arriva dunque il termine della serata, con il podio provvisorio. In ordine casuale, i primi tre classificati sono Zic, Santamarea e Cristiana Verardo. Come di consueto la sigla finale è “I cieli di Chagall” di Piero Cesanelli.

Appuntamento a domani con la serata finale di Musicultura 2023.

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