Sanremo 2015: ecco di cosa parleranno le canzoni dei Campioni

“Dammi tre parole: sole, cuore, amore”, cantava Valeria Rossi. Il sole manca, ma a leggere i commenti dei colleghi che hanno potuto ascoltare in anteprima le canzoni di Sanremo 2015, di cuore e amore ce n’è in abbondanza. Pure troppo. E il troppo alla fine stroppia. Sarà il Sanremo dello stereotipo, del “tutto va bene Madama la marchesa”, o almeno così sembra leggendo gli articoli del manipolo di fortunati colleghi che ogni anno (beati loro!) possono assistere al preascolto dei brani.

Per carità, in fondo aveva ragione anche Amedeo Minghi quando diceva – proprio a Sanremo – che “cantare è d’amore”, però è singolare che nemmeno uno dei 20 testi dei big sfiori l’attualità, nemmeno da lontano. Voglia di evadere per una settimana dalla crisi, dai drammi del quotidiano? Forse.  Però il fatto è che con alcune lodevoli eccezioni come il brano di Malika Ayane (che non a caso è firmato da Pacifico, oltreché da Giovanni Caccamo, in gara nei giovani: è un singolare caso di Nuova Proposta che scrive per un big nella stessa edizione), quello di Irene Grandi e un po’ quello di Chiara, il resto pare essere tutto piuttosto ordinario.

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Kekko Silvestre aka “The New Toto Cutugno” fa il Kekko Silvestre (dunque non è che c’è da aspettarsi chissà cosa a livello di testi, mentre a quanto pare le musiche saranno ridondanti a sufficienza per colpire), Lara Fabian ha un pezzo classico (e non potrebbe essere altrimenti), ancora di più lo è quello de Il Volo. E in una rassegna dove c’è una giuria “agée” e il pubblico che televota è quello di Rai Uno – non esattamente composto di giovincelli – pare abbastanza per far schizzare subito i tre tenorini lanciati da “Ti lascio una canzone” in testa ai pronostici.

Una testata che di solito la sa lunga e ci vede bene – Rockol – scrive: “Vincitrice annunciata? Fantascienza: vincono Sanremo, vanno all’Eurovision, lo vincono e lo portano in Italia”. In fondo, se ci pensate, da “Tu primo grande amore” a “Grande amore”, il passo è breve: Vincenzo Cantiello, che ha vinto lo Junior Eurovision ha 14 anni, i tenorini sono ormai maggiorenni. Cambia solo l’esperienza.  Anche il testo de Il Volo, come già fu quello di Cantiello, non brilla proprio per originalità: “Dimmi che sei, che sei il mio unico grande amore”. Grandi aperture, voci spiegate, pezzi classici. Applausi a scena aperta, standing ovation. Vittoria, sipario.  Sembra un dejavù. Poi magari quando anche noi ascolteremo la canzone forse cambieremo idea, ma per adesso l’aria che tira è questa.

Chi s’aspettava il trash invece, resterà deluso. Come era facile prevedere (ma solo una lettura superficiale dei nomi poteva far pensare il contrario), il pezzo di Grazia Di Michele e Mauro Coruzzi  (attenzione, non Platinette: Mauro Coruzzi, è diverso!) pare essere nello stile raffinato della cantautrice romana: intenso e quasi da club. Si parla di omosessualità, con delicatezza: è uno dei pochissimi brani, insieme a quello di Moreno (una storia di riscatto), quello di Lara Fabian (il rapporto fra voce e musica) e quello di Biggio e Mandelli, a deviare dal tema generale.

A proposito di Biggio e Mandelli. No, il trash non c’è, nemmeno lì. E’ una novelty song, un pezzo ironico e scanzonato, dove si parla degli effetti di un preservativo bucato e dei drammi di un padre ora costretto a scegliere fra la partita e Peppa Pig. E siccome sono Biggio e Mandelli e non I soliti Idioti (è diverso!) e il palco dell’Ariston non è MTV, niente volgarità: per loro stesso volere, la parola “coglioni” contenuta nel testo sarà rimpiazzata da un giro d’archi. Tre minuti diversi, evviva. Ci faremo due risate, che ogni tanto fa bene.

Infine, pare esserci molta radio, per fortuna: Nek, Nesli, Raf, il tris di pezzi firmato Kekko (Annalisa, Bianca Atzei e Anna Tatangelo) ed è facile immaginare che anche Dear Jack, Lorenzo Fragola e Chiara su quel fronte, non dovrebbero deludere. Ma per un nostro giudizio vero e proprio, in questo ambito, vi rimandiamo alle prime due sere, quando anche noi  – benchè cronisti – ascolteremo i brani, come i comuni mortali. E anche perchè poi un conto è sentire le versioni studio e un conto è sentirle con l’orchestra e cantate dal vivo, con la tensione della gara addosso. Anche questo potrebbe giocare un ruolo importante nella partita.

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