Nuovo singolo (e nuovo album) per Edoardo Bennato

Chi scrive è da sempre un fan di Edoardo Bennato, così quando il cantautore napoletano, alla soglia dei 70 anni, ha annunciato il nuovo album, cinque anni dopo l’ultimo (qui parlammo del suo comeback di allora), l’occasione era propizia per parlarne. Anche se, va detto, l’anima migliore di Bennato forse si è un pò persa. Non è più il cantastorie di un tempo, adesso è piuttosto un menestrello che canta l’amore e la società a tempo di rock. Il che non è male, ma certo è diverso.

Bennato

“Pronti a salpare” è il nuovo lavoro, di nuovo con una grande etichetta, accompagnato dal singolo “Io vorrei che per te”: 14 tracce, delle quali 11 inedite e tre riedizioni di singoli usciti in precedenza. Un lavoro pensato, ma anche in parte frenato dal fatto che la lontananza dal mainstream a volte corrisponde anche ad una difficoltà di pubblicazione.

Lo ha raccontato lo stesso Bennato pochi giorni fa in una intervista rilasciata a Il fatto quotidianoHo scritto queste canzoni tempo fa – racconta – ma non trovavo chi me le pubblicasse. Il mercato oggi è una cosa abbastanza incomprensibile, anche per chi come me ci si muove da una vita. Poi la Universal si è fatta avanti, e con la produzione di Brando, uno che come me ama il blues e il rock’n’roll, siamo arrivati alla pubblicazione”.

Ecco anche perchè, forse, si parla di lui con insistenza relativamente alla possibile partecipazione a Sanremo, palcoscenico che Bennato ha sin qui sempre rifiutato, salvo una annoiata presenza come ospite (non come il fratello, che fu in gara con Tony Esposito nel 1990 e poi da solo nel 2008). Di certo c’è che il Bennato tagliente, quello degli ultimi tempi, che spesso ha costeggiato la politica (anche questo disco lo definisce “politico”) e il sociale, non manca: perchè se il singolo portante lo vede parlare alla figlia, in altri si parla di migranti, di malelingue, della sua Napoli e in generale di amore sotto varie forme.

Anche il titolo del disco, come molte delle tracce, risale a qualche anno fa. Lo racconta ad Avvenire: “Il titolo del disco e del primo suo brano risalgono al febbraio 2012. E non è dedicato solo ai disperati che affrontano il rischio di morire sulle carrette del mare; è nato come richiamo a tutti. Perché è ora, a mio avviso, di cambiare ordine di idee: dobbiamo smetterla di occuparci solo dei nostri piccoli o grandi privilegi e provare a capire davvero cosa sta accadendo. Almeno prima che sia tardi. Buonismo? Retorica? No, assolutamente. È qualcosa che dobbiamo proprio fare, se riteniamo, come penso io, di far parte di un’unica famiglia umana: di cui forse oggi noi siamo gli “adulti” e altri popoli i “bambini”, ma anche vedendola così, anzi a maggior ragione, il nostro compito è colmare il gap fra privilegiati e diseredati. Dobbiamo accudire: ecco la parola giusta. Accudire chi ha bisogno”

 

Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cattolico, cittadino d'Europa, sinceramente Liberaldemocratico. Già speaker radiofonico. Ha scritto e scrive di cronaca, sport, economia e sociale per giornali nazionali e locali per vivere; scrive di musica su siti e blog per sopravvivere.

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