Alla scoperta di Sofie Royer, il nuovo synth pop made in Austria

Sofie Royer è uno dei nomi più interessanti della scena pop indipendente europea. “Schweden Espresso” è il delicato singolo, dalle sonorità quasi francesi, che è uscito in queste settimane ed accompagna l’album d’esordio autoprodotto “Cult survivor”.

La cantautrice austriaca, violinista, di formazione classica, ha lasciato il conservatorio di Vienna per vivere fra Londra, New York e Los Angeles, dove ha conciliato il lavoro di promozione di artisti per una caaa discografica  a quello di dj e speaker radiofonica, continuando a scrivere e suonare in giro per gli Usa e per il mondo. Il synth pop di questo brano, il cui video è diretto dall’ucraino Eugene Kotlyanko, è solo una delle cose belle del suo album, al quale ha iniziato a lavorare una volta tornata a Vienna e superati alcuni problemi familiari.

“Try to reach me”, per esempio, è poco immediato, ma coinvolgente. “Cult Survivor” è stato scritto come una risposta diretta alle difficili esperienze personali dell’artista, enfatizzate in canzoni sognanti e malinconiche come “Asleep” e “Figueroa“. Le influenze sono tante e si sentono tutte: non solo la chanson francese (soprattutto Gainsbourg), Todd Rundgren, ma anche alcune produzioni anni 60, ma anche tanta musica sperimentale.

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