Se ve li ricordate siete vecchi: 12 successi europei che compiono 40 anni nel 2026

40 anni nel 2026

Caro lettore che come me hai più di 45 anni questo post è per noi. Non nascondiamoci la verità: stiamo invecchiando. Ce lo ricorda ogni anno la carrellata dei migliori successi europei (poi arriveranno anche gli italiani) che compiono 40 anni e che anche stavolta, conosciamo quasi tutti. O comunque, li abbiamo ascoltati almeno una volta.

Brani in qualche caso diventati classici del pop, altre volte invece simbolo dell’interprete che li ha eseguiti, ma sempre rimasti nei cuori di tanti. Allora alziamo il volume delle casse, allacciamo le cinture e asciugiamoci le lacrime: si parte.

The Final Countdown- Europe 🇸🇪

Avevo il disco in vinile a 33 giri di questi signori qui, che a metà degli anni 80 spazzarono via ogni pregiudizio sul glam rock conquistando il Mondo a colpi di ciuffo e schitarrate. Certo la fotogenia di Joey Tempest aiutava, ma i pezzi erano qualcosa di rivoluzionario per l’epoca- considerate che eravamo ancora in piena new wave – Numero 1 anche in Italia (dove è il singolo più venduto dell’anno) e in altri 15 Paesi, oltre ad una pioggia di certificazioni

Run to me- Tracy Spencer 🇬🇧

Alloggia qui perchè l’interprete è inglese ma potrebbe stare benissimo nelle canzoni italiane perchè tutta italiana è la produzione e perchè l’interprete fu scoperta e lanciata da Claudio Cecchetto. Fortemente telegenica, vinse a sorpresa il Festivalbar con questo singolo che fece da traino al suo primo e unico album. Numero 3 nella chart annuale dei singoli italiani, restò il suo unico successo: due anni dopo tornò nel Regno Unito e lasciò la musica. Di questa invece ho a casa il 45 giri, da qualche parte.

Geil- Bruce & Bongo🇬🇧

A dispetto del titolo della loro canzone, Bruce and Bongo non sono tedeschi bensì inglesi. “Geil” resta l’unico successo di questo duo passato anche dal Festivalbar: una hit che ha fatto ballare mezza Europa, compresa l’Italia dove pure non riuscì a centrare la top 10. Il progetto non sopravvisse al primo album e ad una manciata di successivi singoli.

Touch me- Samantha Fox🇬🇧

Non ancora ventenne, la modella britannica Samantha Fox entrò di prepotenza- anche fisica – nel mercato musicale dopo aver conquistato le cronache inglesi per essere riuscita a comparire nuda sullo sfondo di una foto con protagonista la regina Elisabetta. La Jive Records, scommise su di lei con un contratto di cinque anni e in effetti l’esordio fu col botto: “Touch me” non fu un successo solo in Italia (dove comunque fu terza), ma in mezzo mondo, garantendogli un disco di platino, uno d’oro e uno d’argento oltre a qualche anno di buona notorietà. Il successo dura però solo tre anni e si spegne dopo la buona “”Nothing’s Gonna Stop Me Now” del 1988. Tuttora in attività, sopratututto nei circuiti revival.

Lessons in love- Level 42 🇬🇧

Mark King e i suoi hanno già diversi anni di onorata carriera quando partendo da una vecchia loro melodia compongono “Lessons in love”. L’Europa e l’Italia, abituate a sonorità new wave o più decisamente pop, restano stregati da questo sound a metà fra il pop e il jazz e così la band dell’Isola di Man – sin li non troppo considerata nemmeno nel Regno Unito – passa all’incasso con la prima numero 1 della carriera, disco d’argento in Patria e suonatissima dalle radio di mezza Europa. Numero 2  in Italia, a fine anno resta appena fuori dalla top 10.

One step- Kissing the pink  🇬🇧

Qui siamo appunto in piena new wave e questo pezzone resta la one hit wonder del gruppo britannico che in Italia arriva al numero 3 delle charts e fa una apparizione anche al Festivalbar. Il brano entra anche nelle charts americane ma a dispetto del buon riscontro da noi ha invece un esito modesto fuori dal Regno Unito e segnerà il lento declino della band, comunque tuttora attiva.

J’aime la vie-  Sandra Kim🇧🇪

Sebbene ne sia uscita una – imbarazzante – versione italiana (con testo tradotto letteralmente) – l’Italia ignora questo brano dell’interprete belga (figlia di italiani: si chiama in realtà Sandra Caldarone). Merita cittadinanza in questa chart non solo perchè le consente a soli 13 anni di vincere l’Eurovision (in una edizione in cui l’Italia non partecipa, ma è prima è seconda: anche la svizzera Daniela Simmons è figlia di italiani) ma anche perchè il pezzo ha un notevole successo: vende 1,5 milioni di copie e vince tre dischi di platino, due in Belgio e uno a livello europeo. Per i masochisti, la versione italiana è qui.

Ouragan- Stéphanie🇲🇨

Mentre noi si gioiva per il “Clarinetto” di Renzo Arbore che a momenti vince Sanremo, uno dei nostri migliori autori, vale a dire Romano Musumarra (al Festival era passato nell’anonimato nel 1980 col gruppo La Bottega dell’Arte) mieteva successi come autore in Francia. Aveva appena contribuito a lanciare la carriera dell’ispano-francese Jeanne Màs e di Elsa Lunghini. Nel 1986 scrive la musica del debutto discografico della Principessa Grimaldi. Ed è boom: 1 milione di copie nella sola Francia ma ovviamente – il nome conta – un riscontro internazionale di altissimo livello. Nono singolo dell’anno in Europa, in Italia fa soprattutto il giro delle radio.

Through the barricades – Spandau Ballet 🇬🇧

“Ma tu sei team Spandau o team Duran?”. I giovani degli anni 80 si dividevano in due squadre nette e contrapposte. Io non saprei dirvi da che parte stavo: nel 1986 avevo 11 anni e siccome sono cresciuto a pane e Discoring questa qui era una delle canzoni straniere che ascoltavo di più e che ho continuato ad ascoltare negli anni successivi. Fra l’altro tutti ascoltavano la musica, ma nessuno ha mai fatto caso al testo, che è un cazzotto nello stomaco: eravamo in pieni Troubles e un amico di Hadley è appena morto ammazzato da un poliziotto dell’Eire. Lui canta di un amore diviso, appunto dalle barriere che separavano le due Irlanda.

Holiday rap- MC Miker G & DJ Sven 🇳🇱

Arrivare nel mainstream internazionale per un prodotto olandese in anni senza internet era impresa titanica. Riesce a questi due dj che hanno la brillante idea di prendere la melodia di “Holiday” di Madonna (anno 1983) e riscriverci sopra un’altra roba, usando anche i cori di “Summer Holiday”, successo di Cliff Richard. Anticipatori di una moda che oggi è all’ordine del giorno per dj e producer, allora sono dei pionieri e infatti il pubblico li premia. Lo fa persino l’Italia che notoriamente schifava queste produzioni (soprattutto all’epoca): numero 1 in 15 Paesi (Italia compresa).

Notorius- Duran Duran🇬🇧

Se appunto non eravate Team Spandau, facevate il tifo per Simon Le Bon e i suoi sodali, che nel 1986 sbancavano le charts mondiali, Italia compresa con l’ennesima hit, “Notorius”. Numero 1 in Italia, quinta canzone più venduta a fine anno, il nostro Paese è uno di quelli dove il pezzo ha più successo. Ma da noi la passione per i Duran era tanta che uscì anche un film per ragazzine ormonose, “Sposerò Simon Le Bon”, tratto dall’omonimo libro.

U.S.S.R- Eddy Huntington🇬🇧

Se appunto, siete vecchi, ricorderete che a metà degli anni 80 le compilation della Baby Records dell’italo-egiziano Freddy Naggiar erano grandi protagoniste delle charts: BimboMix e Mixage su tutte. Prodotti con musica orecchiabile, ma progetti spesso di qualità discutibile, dove un solo artista cantava sotto diversi pseudonimi  almeno la metà dei brani. Uno di questi era Tom Hooker, già voce di Den Harrow e coinvolto anche in questa one hit wonder dell’interprete britannico. Si dice che qui Huntington cantasse davvero e Hooker oltre a scrivere il pezzo eseguisse i soli cori. Sarà vero? Ad ogni buon conto, “U.S.S.R”, pur senza entrare nelle charts fu un buon successo radiofonico da noi. Passò dal Festivalbar e vari altri eventi tv, ma restò l’unico vero della sua carriera.

Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa, liberale. Già speaker radiofonico. Ha scritto e scrive di cronaca, sport, economia e sociale per giornali nazionali e locali per vivere; scrive di musica su siti e blog per sopravvivere.

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