Addio a Toto Cutugno: 10 sue canzoni che hanno fatto la storia del Paese

Euromusica saluta con affetto Toto Cutugno, scomparso ad 80 anni il 22 agosto alle ore 16 all’ospedale San Raffaele di Milano dove era ricoverato, a seguito di una lunga malattia. Recordman di partecipazioni a Sanremo (15), vincitore della rassegna nel 1980 e nella categoria Classic nel 2005, trionfatore dell‘Eurovision Song Contest nel 1991, in carriera ha venduto 100 milioni di dischi ed è fra i cantanti italiani più noti all’estero.

Ma è anche autore di tanti successi per altri. Lo vogliamo ricordare con 10 canzoni da lui scritte che a loro modo, hanno fatto la storia del Paese.

 

L’Italiano (1983)

Non potevamo ovviamente non cominciare da qui. “L’Italiano” è solo quinta, nell’anno in cui a Sanremo vince la carneade Tiziana Rivale con “Sarà quel che sarà”, ma le schedine del Totip, dove andava in scena una votazione parallela, lo proclamano vincitore assoluto. In effetti, la canzone diventerà il simbolo dell’italianità del Mondo e la sua canzone più conosciuta.

Volo AZ504 – (Albatros, 1976)

Nel 1976 l’aborto in Italia è ancora vietato: la legge che lo legalizzerà arriverà solo due anni dopo. Toto Cutugno, leader degli Albatros, debutta a Sanremo cantando proprio di aborto. Il Volo AZ504 è quello dove imbarca la sua fidanzata incinta di un figlio non voluto. Lei lo lascia. Terzo posto

 

Insieme: 1992 (1990)

Ammesso all’Eurovision 1990 da secondo a Sanremo per la rinuncia dei Pooh, Cutugno scrive “Insieme:1992”, disegnando l’Europa del futuro, due anni prima del trattato di Maastricht. E lo fa in due settimane, fra una puntata e l’altra di “Piacere Rai Uno”. A Zagabria vince, contro tutti i pronostici e nell’indifferenza generale dell’Italia, con la Rai che manda l’evento a tarda sera.

 

Olympic Games (Miguel Bosè, 1980)

Una storia d’amore tutta da conquistare, difficile come vincere i Giochi Olimpici. Il brano esce in coincidenza con le Olimpiadi di Mosca e Toto Cutugno ne è l’autore della musica, su testo dell’interprete, ovvero Miguel Bosè. In rampa di lancio, l’artista italo-spagnolo vince con questo brano il Festivalbar 1980.

Noi, ragazzi di oggi (Luis Miguel 1985)

Nel 1985 Toto Cutugno è protagonista del lancio internazionale del quindicenne messicano Luis Miguel, già stella di prima grandezza del pop latino: è lui a firmare la musica sul testo – infarcito di luoghi comuni scritto da Cristiano Minellono- di “Noi, ragazzi di oggi”, che a Sanremo arriva solo seconda dietro “Se m’innamoro” dei Ricchi e Poveri ma sarà largamente il maggior successo dell’edizione.

 

 

Io amo (Fausto Leali, 1987)

Altra pietra miliare della musica italiana, “Io amo” è tuttora il maggior successo di Fausto Leali, del quale Cutugno è coautore del testo e della musica. Soltanto quarta al Festival di Sanremo,  si riscatterà ampiamente nei negozi (400.000 copie e  doppio disco di platino, oggi ne varrebbe 4).

Soli (Adriano Celentano, 1979)

Ancora in coppia col paroliere Cristiano “Popi” Minellono e con Miki Del Prete, Cutugno scrive uno dei pezzi storici di Celentano, la romanticissima “Soli”. Campione di vendite, è uno dei brani più ricordati dell’artista milanese.

Il tempo se ne va (Adriano Celentano, 1980)

Di nuovo la premiata ditta Cutugno-Minellono scrive sempre per Adriano Celentano questo brano dedicato alla figlia del Molleggiato, Rosita Celentano, allora quattordicenne, al quale nel testo collabora la mamma della protagonista, ovvero Claudia Mori. Anche qui siamo in zona “brani scolpiti nella storia della musica”.

Solo noi (1980)

L’unica vittoria nella classifica generale del Festival di Sanremo per Cutugno arriva paradossalmente con una canzone non fra le sue migliori, ovvero “Solo noi”, presentata nel 1980, edizione non particolarmente brillante in termini di canzoni. Il brano non si giova nemmeno tanto dell’hype della vittoria al Festival, che in quegli anni vive un periodo opaco, sarà comunque un buon successo radiofonico.

 

 

 

Voglio andare a vivere in campagna (1995)

Appena diciassettesima a Sanremo, è forse l’esempio di come un artista come Cutugno sia capace di trasformare un pezzo mediocre in una hit. Spingendo – anche con eccesso di retorica- sulla passione italiana per la vita agreste e i ricordi del passato (“Nonno Silvio e la vendemmia”), il cantautore massese sfodera quello che diventerà un inatteso tormentone. Un minuto dopo la sua esibizione, il ritornello di “Voglio andare a vivere in campagna” lo cantano tutti. E ancora oggi è un must. Il brano non è stato pubblicato come singolo ma è stato reso disponibile soltanto all’interno dell’omonimo album del cantautore pubblicato contemporaneamente alla partecipazione al Festival.

Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cattolico, cittadino d'Europa, sinceramente Liberaldemocratico. Già speaker radiofonico. Ha scritto e scrive di cronaca, sport, economia e sociale per giornali nazionali e locali per vivere; scrive di musica su siti e blog per sopravvivere.

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