Michele Bravi, il tour “Sottovoce”parte dalla sua Umbria. Dopo il concerto, lo sconcerto (per la stampa)

Una sede intima – ma non troppo – come l’Anfiteatro Romano di Terni, una struttura storica ormai da diverso tempo riqualificata a luogo per eventi di intrattenimento, per un concerto che invece intimo lo è stato eccome

Michele Bravi ha aperto il suo tour “Sottovoce” dalla sua Umbria, come fa sempre per mantenere saldo il legame con la sua terra (il cantautore è originario di Città di Castello, in provincia di Perugia) e quella a cui il pubblico ha potuto assistere è stata una vera e propria data zero, in tutto e per tutto. Sia perché l’attrezzatura tecnica (leggi bodypack) è andata in tilt per il caldo, sia perché l’esperimento era nuovo: concerto acustico voce e piano (ad accompagnarlo Marianna Moioli), con una scelta minuziosa delle canzoni.

Sottovoce perché così le parole arrivano meglio al cuore”, spiega. E sicuramente al pubblico ha fatto un effetto strano sentire in versione acustica sia i successi pop come “Nero Bali” e “Falene”, eseguiti in sequenza che l’ultima hit “Popolare”, in alta rotazione nella versione con Mida.

Più che un concerto, un recital: canzoni centellinate – una quindicina in tutto – intervallate da lunghi parlati, spezzoni di vita nei quali si percepisce l’animo tormentato di un trentenne già segnato dai fatti della vita. Non è mancato un accenno il  profondo legame con la sua famiglia attraverso il  recente brano dedicato ai suoi nonni: “Lo ricordo io per te”, portatore di un progetto sull’Alzheimer sfociato in un docufilm girato nella sua città con la partecipazione di Lino Banfi. Ai nonni è stata dedicata anche una delle tre cover, una versione narrata di “Balocchi e profumi” di Luciano Tajoli (“La ascoltava sempre mia nonna e io avevo sei anni ed ero lì con lei”, ha spiegato). Presenti in platea, fra l’altro i genitori.

Le altre due cover sono state “Nessuno vuole essere Robin“, di Cremonini e “Se io fossi un angelo” di Lucio Dalla, che Michele Bravi ha legato ad un pensiero su quello che sta succedendo in Medioriente: “Quello che sta accadendo non è una guerra, bensì un genocidio. Non combattono in mio nome

Un pensiero è andato anche al progetto contro la violenza sulle donne “Una nessuna centomila” di Fiorella Mannoia: “Se è una relazione tossica, non è amore”, ha detto l’artista.

Certo chi si aspettava un concerto classico è rimasto deluso, ma chi invece si è approcciato all’evento con meno aspettative, ha potuto scoprire dei lati inediti di un’artista che pur nella profondità di molti suoi testi – accentuata sicuramente da questa scelta acustica – non tralascia “il momento cafone” (parole sue). Finale con “Il diario degli errori”, brano quarto classificato a Sanremo 2017, cantato con tutta la forza e la dolcezza di chi sa trasformare la fragilità in forza condivisa. L’evento rientrava in un trittico di concerti denominato Tributo d’Autore che vedranno protagonisti nei prossimi mesi alcuni giovani artisti locali e infine Francesco Renga.

Sin qui il racconto del concerto e chi ci legge sa quanto chi scrive voglia bene a Michele Bravi non solo per questioni territoriali.

Quello che ci preme però sottolineare a margine è l’assoluta mancanza di rispetto del suo management per gli organi di informazione. Siamo stati informati della “necessità” – in violazione di qualunque diritto di cronaca – di sottoporre ad approvazione tutto il set fotografico che abbiamo realizzato per poi scoprire (noi come gli altri colleghi) che alla fine nessuna (leggasi: nessuna) delle nostre foto è utilizzabile né pubblicabile. Senza una motivazione e dopo averci fatto lavorare a vuoto. L’ufficio stampa – non c’era un fotografo ufficiale al seguito – ha inviato solo il giorno dopo all’ora di pranzo (il concerto si è svolto la sera venerdì 4 Luglio) e solo dopo sollecitazione dell’ordine dei giornalisti tre foto tutte uguali a quella che qui vedete in copertina più due foto scattate – senza flash, perchè erano vietati – dall’ultimo posto in fondo all’arena, con l’artista piccolissimo.

Nemmeno le associazioni che hanno organizzato l’evento hanno potuto pubblicare né foto, né video da loro prodotti. Le voglio citare perché non sempre le ho trattate bene sulle testate locali per cui lavoro, ma stavolta davvero, sono vittime come noi: Terni Città Futura e Argoo.

Sia chiaro, non siamo nati ieri: facciamo da anni eventi e concerti e sappiamo quanto il potere dei manager sia ormai illimitato. Si potrebbe tornare sulle parole di Federico Zampaglione e la gestione dei concerti sulle spalle degli artisti. Ma non è questa la sede.  Viene da chiedersi però se tutto questo controllo ossessivo giovi davvero ai cantanti, soprattutto a chi come Michele Bravi, sta risalendo dopo un periodo grigio.

Perché si, solo l’ostinazione del cantante umbro ha consentito ad un gruppetto di fan che lo attendeva all’uscita (oltre un’ora dopo il concerto) di  fare dei selfie con lui. Diversamente sarebbe stato portato via, come avvenuto al soundcheck, quando c’erano altri fan ad attenderlo e lui è riuscito a malapena a salutarli con la mano, prima che venisse rimesso al volo dentro l’auto. “Chi se ne frega della musica”, cantava Caparezza. Parole sante.

Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa, liberale. Già speaker radiofonico. Ha scritto e scrive di cronaca, sport, economia e sociale per giornali nazionali e locali per vivere; scrive di musica su siti e blog per sopravvivere.

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